
Money Gate, avvocato Rondinelli: "Chiesto patteggiamento, ma noi sapevamo di essere innocenti",
Martedì 19 Dicembre 2017 15:02 di Redazione WebOggi.it
A leggere la sentenza del TFN sulla presunta combine tra Catanzaro e Avellino nel match del 5 maggio 2013, emersa dall’inchiesta Money Gate, verrebbe da dire che l’accusa della Procura Federale, che aveva chiesto la retrocessione per entrambe le squadre, fosse un fuoco di paglia. In un certo senso, c’è sempre stata la percezione del paradossale in quella che veniva su come un’inchiesta senza prove concrete. Eppure fino a poco prima della sentenza del TFN, tanti, sia a Catanzaro che ad Avellino, hanno vissuto momenti d’ansia in attesa del sospiro di sollievo giunto questa mattina. Ecco perché non si può parlare affatto di fuoco di paglia dell’accusa, ma è necessario rivivere alcuni momenti fondamentali di una storia iniziata a maggio di quest’anno con l’arresto dell’ex presidente del Catanzaro, Giuseppe Cosentino.
Da quel momento è iniziata una battaglia, da combattere su più fronti, affidata al legale che proprio Cosentino aveva scelto al suo fianco per tutelare il Catanzaro e se stesso, l’avvocato Sabrina Rondinelli. C’era l’aspetto penale, quello di Money Gate, con l’arresto di Cosentino e della figlia Ambra. Al quale si è aggiunto quello sportivo, con l’inchiesta della presunta combine e il blocco della gestione del Catanzaro calcio, solo in un secondo tempo finita nelle mani dell’altra figlia dell’ex patron giallorosso, Gessica. E poi la decisione sofferta dello stesso Cosentino di lasciare il Catanzaro, affidandolo nelle ottime mani di Floriano Noto.
L’inchiesta è andata avanti per mesi, attraverso interrogatori e pressioni di ogni genere da parte di chi era interessato a sostituire Catanzaro e Avellino nei rispettivi campionati se fosse giunta la retrocessione. Proprio in quella fase sono stati vissuti alcuni momenti chiave, che raccontiamo in esclusiva, intervistando uno dei principali protagonisti di questo proscioglimento, l’avvocato Sabrina Rondinelli.
Quali sono state le prime emozioni appena appresa la sentenza?
“Sono stata contenta – risponde l’avvocato Rondinelli – ho chiamato immediatamente Cosentino e Noto per informarli della sentenza. Me l’aspettavo, perché fin da subito mi sono accorta delle prove deboli. Non c’era alcuna prova ed il tribunale lo ha capito. Quello di Cosentino era stato solo uno sfogo per la mancata vittoria”.
In questo lungo percorso durato sette mesi c’è stato un passaggio chiave?
“Il momento chiave è stata l’audizione di Cosentino. Era provato fisicamente e psicologicamente, era agli arresti domiciliari, ma non si è sottratto dalle accuse. Quello è stato un momento difficile ed in quella fase la Procura ha proposto il patteggiamento. Erano i primi di agosto ed in quel momento avremmo potuto cedere, tuttavia, non mi sono tirata indietro, consapevole dell’innocenza di Cosentino, del Catanzaro e dell’inconsistenza dell’accusa. Nonostante il momento delicato abbiamo deciso di andare avanti, perché in ballo c’era il Catanzaro. E’ stato poi importante riuscire a posticipare l’interrogatorio di Cosentino, altrimenti il processo si sarebbe svolto entro iil 29 agosto e non so se in quel momento sarebbe finita così”.
Secondo lei, ora, quali effetti potrà avere sul nuovo Catanzaro questa sentenza?
“Si è chiusa una vicenda, ora può davvero nascere il grande Catanzaro di Noto. Tutti saranno più sereni, società e tifosi, e questo può fare tanta differenza”.
A. M.
