Come giocare in prestito può cambiare un calciatore

Mercoledì 18 Ottobre 2017 20:36 di Redazione WebOggi.it

Recentemente il capitano della nazionale inglese, Harry Kane, ha affermato che il periodo in cui ha giocato in prestito presso dei club minori è stato fondamentale per la sua carriera. Agli esordi, infatti, Kane è stato concesso in prestito a diversi team di seconda fascia, pur rimanendo di proprietà del Tottenham.  

Nel 2012, appena 18enne, è andato a giocare nel Millwall, che militava nella Championship, cioè la seconda divisione inglese. Qui ha totalizzato ben 22 presenze e ha segnato sette gol contribuendo attivamente alla salvezza del club in quella stagione. A settembre dello stesso anno il giovane si trasferisce, sempre in prestito, al Norwich City, dove rimane alcuni mesi collezionando tre presenze ma senza reti. Dal febbraio 2013 approda al Leicester City, in cui gioca ben 15 volte da titolare e realizza due gol. Dopo questa lunga gavetta, dalla stagione 2013-2014 torna finalmente al Tottenham dove ottiene dieci presenze da titolare e tre gol.  

Giocare in un campionato difficile, con una squadra che lotta per non retrocedere, ha insegnato a Kane a gestire la pressione sin da giovanissimo. Qui ha inoltre sviluppato la resistenza fisica, anche con un calendario gare molto intenso, e il sacrificio per la squadra. Una qualità che gli sarebbe servita negli anni successivi e che lo ha portato a diventare il capitano della nazionale inglese, oltre che il miglior marcatore della Premier League sia nel 2016 che nel 2017.  

La formula del prestito è molto utilizzata anche dalle squadre italiane, non solo quelle di vertice. Tra quelle che attualmente hanno più giocatori in prestito o in comproprietà ci sono l’Atalanta e il Chievo Verona, con oltre 40 giocatori presso altri club, e la Juventus con 51 giocatori. Essere in prestito significa essere di proprietà di un club, ma giocare in un altro, di solito di categoria inferiore. Le motivazioni che spingono i club ad utilizzare il prestito non sempre sono legate alla crescita professionale del calciatore. Spesso i prestiti sono visti come un modo per dare visibilità al calciatore affinché venga comprato da altre squadre, oppure per ridurre l’incidenza dello stipendio sul bilancio della società.  

In ogni caso il prestito rimane una tappa fondamentale nel percorso di un giovane calciatore. Anche se non tutti i giocatori sono in grado di sfruttare le opportunità offerte dal giocare in prestito come ha saputo fare Kane. Il prestito può aiutare a costruire unacarriera di successo, ma può anche rovinarla. Può permettere agli atleti più anziani di giocare le ultime stagioni in club dove possono mettere a frutto la loro esperienza, ma può anche trasformarsi in un vero e proprio purgatorio da cui è difficile emergere. Tutti i giocatori in prestito sono alla ricerca di un’unica cosa: minuti di gioco in gare ufficiali. E questo può trasformarsi in una vera e propria guerra per trovare la giusta occasione ed accaparrarsi un posto da titolare. 

Il modo giusto di guardare all’opportunità del prestito per un giocatore è quello di affrontare una sfida, un modo per migliorare il proprio gioco e per fare esperienza. I professionisti di diversi sport, dal basket alla pallavolo, affermano che il modo migliore per crescere in modo veloce è giocare quanto più possibile e affrontare avversari diversi, possibilmente più forti. Questo non vale solo per il calcio, ma anche per le discipline che si sono diffuse negli ultimi anni come il poker. Così come i calciatori fanno esperienze diverse in altre squadre, così i giocatori di poker professionisti affinano la propria tecnica di gioco giocando più partite possibile – sia contro avversari virtuali sia in carne ed ossa – in modo da allenare diversi aspetti della propria strategia. Insomma, il principio è lo stesso, solo che viene applicato in campi differenti e senza l’intermediazione dei club.  

Se l’esperienza accumulata durante il prestito viene valorizzata adeguatamente, allora per il calciatore non sarà stato tempo sprecato nell’incertezza di ottenere un contratto, una situazione abbastanza frequente soprattutto nei club di vertice. Alla fine, a fare la differenza è sempre il comportamento e il rendimento del giocatore, cioè il futuro professionista, indipendentemente dalla disciplina praticata.


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