
Veraldi (FareperCatanzaro): "Piazza Maddalena "Cantiere Abramo N.83" e la mancanza di dignità!"
Mercoledì 04 Ottobre 2017 09:24 di Redazione WebOggi.it
Chiunque resterebbe folgorato da tanta immane bruttezza, desolazione, mancanza di progettualità e finalità e, soprattutto, mancanza assoluta di gusto. La piazza storica, l’asse viario antico, quello che ad ogni passo dovrebbe sussurrare bellezza e ricordo, grondare storia dai fasti antichi, è un tripudio di deformità e disarmonia, un gigantesco rigurgito nauseabondo. Da dove vogliamo cominciare? Dall'asfalto? *Passi anche il fatto, di per sé un abominio, di una strada storica asfaltata.* Il basolato o i sampietrini, assai più adatti al contesto della via, sono stati a tratti sacrificati al bitume. Il bitume, si sa, è più redditizio. Necessita continuamente di manutenzioni, mentre il basolato e i sampietrini sono praticamente eterni, signori del tempo. E’ con l’asfalto che si spende, quindi via libera all’asfalto. Poi, quando i soldi non sono più quelli di una volta, pazienza se la pavimentazione di Piazza Maddalena è tutta una crepa, un rattoppo, una buca. Ho dovuto sedermi un attimo su una panchina. Una panchina di una tonalità di grigio appena più scura di quella dell’asfalto. Bollente. Senza spalliera. Con la pretesa di sembrare di marmo. *Ed è stato allora che le ho viste.* Viste davvero, intendo. Registrate come esistenti. Suppongo che l’occhio le avesse sfiorate anche prima, ma il cervello deve aver tentato di cancellarne l’immagine. Per autodifesa. Le fioriere. Cioè, quelle che si vogliono far passare come tali. Cubi di ferro arrugginito e scrostato che ospitano infelici sconsolate piantine di bosso, quella con cui si fanno le siepi Sono rimasto lì non so quanto. Minuti che sembravano ore. Attratto mio malgrado dalla profondità del degrado, come quando si guardano quelle vecchie signore incapaci di accettare il passare degli anni e che tentano in ogni modo di apparire tristemente giovani ricoprendosi di chincaglierie da quattro soldi e cosmetici volgari, finendo col diventare maschere grottesche di se stesse. O forse ero solo stordito dall’odore dolciastro e nauseabondo della spazzatura lasciata a marcire nei vicoli adiacenti sotto il sole. Sentivo la bruttezza appiccicarsi addosso, come un sudario opprimente. Mi sono tirato in piedi e mi sono lasciato trascinare dall’orda fino a Scesa Gradoni, anzi quello che ne rimane. Sono sgusciato in macchina e lasciato portare altrove, finché non ho visto il mare. Sono sceso nel vento, e ho aspettato che la salsedine asciugasse il disgusto. E il dolore. Ergo #Tuttoapposto
Stefano Veraldi Componente Direttivo #fareperCatanzaro
