Umg, lettera dei lavoratori precari

Martedì 01 Agosto 2017 10:16 di Redazione WebOggi.it

Di seguito la lettera scritta dai precari Umg e indirizzata ai docenti

Chiarissimi Professori, Preg.mi Consiglieri, ci dispiace, davvero, doverVi disturbare mentre ciascuno di Voi - presumibilmente - è già in procinto di andare (giustamente) in vacanza, ma avvertiamo la stringente necessità di coinvolgerVi in una questione che - pur riguardando più direttamente noi precari - è di fondamentale interesse per l'intera comunità accademica (questione la cui soluzione - incredibilmente - sta invece impattando, almeno in questo momento, contro un'amministrazione sorda e sfuggente, preoccupata - davvero paradossalmente - più di giustificare il proprio "disimpegno" che di programmare, responsabilmente, il futuro  dell'Ateneo amministrato). Come a tutti Voi certamente noto, da molti anni - ormai - l'Ateneo catanzarese si regge, amministrativamente, sul lavoro di tanti (purtroppo, non sempre più) giovani precari, il cui apporto - unitamente a quello (tuttavia, numericamente, insufficiente) del personale strutturato - risulta quotidianamente indispensabile per la stessa sopravvivenza amministrativa dell'intera comunità universitaria: studenti (nelle strutture didattiche centrali, nelle Scuole, nei Dipartimenti), docenti (nelle diverse articolazioni interne dell'Ateneo), Amministrazione centrale, Uffici e strutture amministrative, e persino organi Collegiali e di vertice dell'Ateneo si avvalgono - ogni giorno, e costantemente - del lavoro, prezioso e appassionato, di decine di unità di personale precario (lavoro senza il quale l'Amministrazione universitaria si troverebbe di colpo, immancabilmente, "al collasso"). Nonostante questa evidenza - a tutti ben nota - l'attuale Amministrazione universitaria - benché ripetutamente sollecitata in ordine alla responsabile programmazione delle azioni (necessarie ma anche, oggi, finalmente giuridicamente possibili) dirette a sanare la situazione del c.d. "precariato storico" - non è riuscita a fare di meglio che annunciare, solennemente, la necessità di attendere future e imprecisate "linee guida e direttive ministeriali", evidenziando, soprattutto, che si tratta di problema la cui soluzione dovrà collocarsi oltre il limite temporale di scadenza del mandato dell'Amministrazione oggi in essere. Non è necessario sottolineare che un siffatto atteggiamento - censurabilmente "pilatesco" - si pone in singolare contrasto con le reali esigenze della comunità universitaria, la quale deve programmare per tempo il proprio assetto strutturale, nei limiti in cui esso è giuridicamente possibile e oggettivamente necessario. Per contro, la presente Amministrazione, mentre si preoccupa (questa volta, si, assai alacremente) di intervenire a governare - per es., attraverso una (tanto fervida quanto insolita) attività normativa di modifiche o innovazioni regolamentari - situazioni di cui davvero pochi (se non, proprio, alcuni soltanto) avvertivano la necessità, ritiene di poter "scansare" la questione che ci riguarda (nel senso che essa riguarda direttamente noi precari, ma anche, per quanto appena precisato, l'intera comunità universitaria) rinviandone nel tempo la considerazione, con una evidente declinazione di responsabilità davvero poco apprezzabile. Come certamente Vi è noto, il 22 giugno u.s. è entrato in vigore il decreto di riforma del lavoro pubblico (D. Lgs 25 maggio 2017, n. 75, pubblicato in G. U. n. 130 del 7/6/2017), il quale - nel quadro della più ampia delega in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (L n. 124/2015) -  si è dichiaratamente proposto  di risolvere il problema del "precariato storico" nella P. A. Come riferito dal Sole24Ore, «secondo le stime del Governo il "piano straordinario di stabilizzazione" interesserà, nel triennio 2018-2020, circa 50 mila precari, contribuendo a ridurre, nel breve periodo, i rischi di una nuova condanna in sede europea a fronte di un eccessivo ricorso a forme di lavoro flessibile». I dettagli della procedura (previsti nell'art. 20 del citato D. Lgs.) sono tali che la più gran parte del personale flessibile in essere (certamente, almeno, quaello a tempo determinato) potrebbe essere interessato - ove solo lo si volesse - dal percorso di stabilizzazione disegnato dal legislatore: a tal fine, peraltro, è necessario che le Amministrazioni interessate (le quali possono, medio tempore, prorogare i contratti in corso del personale da stabilizzare) provvedano, già prima del triennio (2018-2020) durante il quale le stabilizzazioni potranno aver luogo, a definire, su scala triennale, il proprio "fabbisogno di personale" e a indicare la relativa copertura finanziaria. Ad oggi, nessuna azione in tal senso è stata intrapresa - per quanto ci risulta - dall'attuale Amministrazione, la quale si preoccupa unicamente di evidenziare che il problema della stabilizzazione del precariato dovrà essere affrontato dalla nuova Amnministrazione, senza tener conto di ciò che, responsabilmente, essa già oggi dovrebbe e potrebbe fare (programmazione del fabbisogno). Per tutto quanto sopra esposto, accoratamente Vi preghiamo - nell'interesse di tutti - di attivarVi, ciascuno per quanto nelle proprie possibilità, al fine di sensibilizzare l'Amministrazione in essere ad una più responsabile gestione del problema illustrato, non senza evidenziarVi che  - ci mortifica doverlo ricordare - oltre al destino dell'Ateneo catanzarese è in gioco, altresì, quello di tante famiglie assolutamente dipendenti dal lavoro del personale precario, la cui paziente, dignitosa e fiduciosa attività ha assicurato, sino ad oggi, la sopravvivenza amministrativa dell'Ateneo ma anche - sia detto senza alcuna retorica - quella di tante persone "in carne e ossa", sulla cui pelle rischia di giocarsi una partita nella quale tutti, alla fine, potremmo uscire perdenti. RingraziandoVi per il sostegno che riterrete di poterci offrire, Vi salutiamo cordialmente.  


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