
Strutture sociosanitarie, associazioni di categoria scrivono al Prefetto di Catanzaro
Mercoledì 15 Novembre 2017 12:14 di Redazione WebOggi.it
Una richiesta di intervento urgente per il pagamento degli arretrati della quota sociale 2010-2014 e 2016-2017 è stata inviata da Uneba, Aiop, Anaste, Aris ed Agidae al Prefetto di Catanzaro. “Le scriventi Associazioni di categoria – scrivono - che rappresentano le strutture territoriali -, facendo seguito alla precedente del 3 novembre 2017 ( che si trasmette unitamente alla presente), si rivolgono a Lei in quanto rappresentante del Governo nel Capoluogo di Regione, per chiedere IL SUO INTERVENTO AFFINCHE’, IN CALABRIA, SIANO RISPETTATE LE LEGGI E LE SENTENZE DA PARTE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE!! Nello specifico, la Corte di Cassazione ha stabilito che la quota sociale delle rette delle strutture sociosanitarie debba essere pagata dalle Aziende Sanitarie (e non più dalla Regione). La Regione Calabria, quindi, non procede più al pagamento delle prestazioni fatturate, in virtù di quanto stabilito dalla Suprema Corte. Le Aziende Sanitarie,tuttavia, contravvenendo al principio stabilito dalla Corte, rifiutano le fatture relative alla quota sociale 2010-2014 (che dovrebbero, invece, accettare) e, conseguentemente, non provvedono a chiedere i fondi necessari per procedere con i pagamenti. La beffa è che la Regione non solo non vuole più pagare quanto ancora in sospeso ma, addirittura, sta agendo per avere la restituzione di tutte le somme già pagate a titolo di quota sociale! Nessuna struttura è in grado di restituire i soldi percepiti perché sono stati già spesi per provvedere alle spese di gestione! Se poi si pensa che le somme che vengono richieste sono le stesse somme che –ove non già corrisposte dalla Regione- dovrebbero essere corrisposte, alle strutture, dalle Asp (che le devono ottenere dalla Regione), la situazione si palesa in tutta la sua assurdità!! Si tratta di una vertenza che ammonta a circa 150 milioni di euro, di cui circa 120 milioni già pagati ( e a rischio di restituzione) e circa 30 milioni non ancora corrisposti agli Erogatori. E’ opportuno, a questo punto, evidenziare che, dall’entrata in vigore della legge 11/2015, le competenze relative alla quota sociale delle rette sono state trasferite alle Aziende sanitarie. Le ASP, quindi, per il corrente, sono tenute al pagamento nei confronti degli Erogatori. Ebbene, gli Erogatori, nonostante ciò, NON RICEVONO IL PAGAMENTO DELLA QUOTA SOCIALE DELLE RETTE DA LUGLIO/ SETTEMBRE 2016 (per un valore di circa ulteriori 30 milioni) !!! Gli Erogatori devono corrispondere gli interessi ai factoring, pagare gli stipendi ed i contributi ai propri dipendenti, sostenere i costi delle utenze, del vitto per i degenti e di tutto ciò che è previsto per assicurare l’assistenza di qualità che viene offerta nelle strutture!! Si è ormai arrivati al punto in cui alle strutture viene richiesto l’impossibile ma nessuno degli Erogatori è in grado di fare miracoli! Anche le Aziende più sane sono in drammatiche condizioni economiche e, tra poco, non saranno più in grado di fornire le tipologie di assistenza che vengono loro richieste. In questa drammatica situazione, molti Erogatori, esasperati, stanno pensando di consegnare le chiavi delle loro strutture presso le locali Prefetture. Altri hanno già venduto le loro aziende ed altri ancora, purtroppo, hanno in atto corposi piani di rientro con i propri dipendenti, fornitori e la costosissima Equitalia. I tanti inadempimenti delle Istituzioni hanno messo le strutture in ginocchio! Ecc.mo Prefetto, Le chiediamo di voler intervenire affinché le Aziende Sanitarie accettino le fatture - per come stabilito dalla Cassazione -, per poter quantificare il dovuto per il periodo 2010-2014 e chiedere i fondi necessari, e procedano ai pagamenti della quota sociale delle rette per il 2016 e 2017. Si ricorda che le Strutture di cui i parla (Case Protette, RSA, centri di riabilitazione etc..) offrono assistenza a soggetti anziani e disabili su tutto il territorio regionale, anche nelle zone dell’entroterra, e rappresentano una risposta ai bisogni della popolazione calabrese cui la rete ospedaliera non può far fronte. Inoltre, offrono lavoro a ben 5.000 operatori! Pertanto, La invitiamo ad affrontare il caso con tutta l’attenzione che merita una situazione tanto delicata: è a rischio la sussistenza del sistema di welfare socio-assistenziale con la consequenziale perdita di migliaia di posti di lavoro ed il venir meno della stessa rete territoriale di assistenza. Le chiediamo, al fine di approfondire tutte le problematiche, di voler concedere, a breve, un incontro agli Erogatori ed ai rappresentanti delle scriventi Associazioni. In attesa di un cortese e sollecito riscontro, porgiamo distinti saluti”.
