
Soppressione Specializzazioni mediche, figlia di una scarsa visione tecnico-politica
Lunedì 28 Agosto 2017 16:52 di Redazione WebOggi.it
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Se il mancato accreditamento di alcune scuole specialistiche del corso di laurea in Medicina fosse confermato, la già ridotta offerta specialistica dell’Ateneo di Catanzaro subirebbe un colpo mortale. Tuttavia, ad onor del vero, a scorrere le tabelle dell’ANVUR, si percepisce come la scure dei mancati accreditamenti si sia abbattuta inesorabile su numerose realtà universitarie italiane. In quanto assertori convinti che l’Università debba rappresentare un potente motore di sviluppo culturale per il territorio, ancor prima che economico, riteniamo a questo punto di vitale importanza conoscere la visione, il programma e l’impegno che tanto gli organi istituzionali universitari quanto quelli della politica locale, hanno messo in campo in questi anni per valorizzare l’Università nel suo complesso: è qui che sta il vero punto dirimente della faccenda, senza ricorrere al classico scaricabarile. Infatti, a meno di voler pensare che da Roma impongano asetticamente un diktat scevro da valutazioni inerenti la gestione complessiva di un Ateneo, noi siamo persuasi che le responsabilità maggiori alberghino altrove e per l’appunto nella gestione locale, sia tecnica che politica, e che le scelte ministeriali ne siano la triste e diretta conseguenza. Messo comunque in chiaro che ora l’obiettivo principale è raccogliere tutte le forze del territorio al fine di scongiurare il paventato impoverimento della scuola medica, non si può però non fare sana e costruttiva autocritica rispetto alle carenze che da sempre si segnalano nel corso di laurea in Medicina. Carenze inerenti non solo l’aspetto assistenziale ma anche la mancata valorizzazione del patrimonio umano e scientifico, malgrado tutto ancora presente presso il Campus “Salvatore Venuta”. È evidente che in ambito universitario la preparazione prima e la competitività poi sono direttamente figlie delle prestazioni assistenziali e scientifiche, che una Scuola di Medicina deve necessariamente garantire. Ad esempio l’anomalia causata dalla mancanza di un Pronto Soccorso è l’icastica rappresentazione di una carenza grave, che si registra in Italia solo presso il Nuovo Policlinico di Napoli! O ancora: i recenti dati della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) da cui si evince chiaramente che presso l’UMG, accanto a vere eccellenze ed autorità, sono presenti docenti con scarsa o inesistente produzione scientifica, rendono ancora più penalizzante il quadro. A cascata, ciò rende deficitari i requisiti da dover dimostrare ai fini dei “benefici” attesi da Roma. Si aggiunga che alla direzione universitaria, prettamente tecnica e scientifica, occorra affiancare l’impulso politico proveniente dal territorio, in una virtuosa visione del “fattore Università” che, ahinoi, ad oggi manca. A dimostrare quanto questo deficit tecnico-politico sia grave ricordiamo che già nel 2009 l’UMG subì la riduzione delle specializzazioni mediche, accorpate a Napoli e Bari; un taglio necessario su scala nazionale, di cui si potè persino condividere la ratio, ma che avrebbe necessitato di un’applicazione più rispondente alla logica razionalizzatrice che l’aveva originata, ad esempio evidenziando l’unicità, in ambito calabrese, della formazione medica offerta dall’UMG, con ciò facendo altresì rilevare la bizzarra pretesa dell’Unical di istituire un altro corso di Medicina a pochi chilometri da Catanzaro! In conclusione, politica e organi universitari dovrebbero congiuntamente attivarsi con una strategia di rilancio concreta e ambiziosa; strategia che non può più prevedere un utilizzo sottodimensionato del Policlinico Universitario. E forse a Roma potrebbero cambiare idea.
Movimento Civico Indipendente “Catanzaronelcuore”
