"RSA e Case Protette, in tre anni di Oliverio problemi non sono stati risolti"

Giovedì 19 Ottobre 2017 14:24 di Redazione WebOggi.it

A distanza di oltre 3 anni dall’insediamento della Giunta Oliverio i problemi delle strutture socio-sanitarie, del tipo RSA e Case Protette, non sono stati risolti. Le Case Protette e le RSA, centri di riabilitazione etc..strutture che offrono assistenza a soggetti anziani e disabili su tutto il territorio regionale, anche nelle zone dell’entroterra, continuano ad essere vittime di una politica dannosa, che sta mettendo a rischio la loro sopravvivenza. Eppure prima delle elezioni il Presidente Oliverio si interessò delle gravi problematiche esistenti, garantendo immediati interventi per la loro risoluzione. L’intero settore dell’assistenza territoriale socio sanitaria era veramente convinto che con Oliverio si sarebbero sistemate le cose. Purtroppo non è andata così. Oliverio ha dimenticato le promesse (elettorali?) fatte, se è vero, come è vero, che non ha neppure risposto alle tante richieste di incontro avanzategli da queste Associazioni di categoria! Un atteggiamento incomprensibile ed ingiustificato, perché i problemi delle strutture socio sanitarie avranno prossime ricadute sull’assistenza nei confronti delle categorie più deboli. Nei giorni scorsi i quotidiani regionali hanno affrontato il più grave problema che affligge la categoria: non solo la Regione ormai da qualche anno continua a non mettere in bilancio tutta la somma necessaria a coprire i costi delle rette per i servizi che continua ad acquistare dalle Strutture ma normative regionali ed intervento della Corte Costituzionale del 2011 non hanno permesso di capire chi debba pagare il dovuto tra Regione e le Aziende sanitarie. Un problema che si trascina, infatti, dal 2009: una quota delle rette era a carico della Regione. Poi, nel 2010 una legge regionale dispose che tutte le rette fossero a carico delle Aziende Sanitarie. La Corte Costituzionale, nel 2011, annullò questa legge ristabilendo le originarie previsioni normative con le rette in parte a carico della Regione ed in parte a carico delle Aziende Sanitarie. In questa confusione normativa tutti gli erogatori sono stati costretti, negli anni, a sottoscrivere contratti con le sole Aziende Sanitarie ma anche a rivolgersi ai Tribunali per avere il pagamento della quota a carico della Regione. I Tribunali hanno sempre dato ragione a loro, sino a circa un anno fa quando la Corte di Cassazione ha affermato che la quota sociale delle rette deve essere pagata dalle Aziende Sanitarie e non dalla Regione. Con un particolare non da poco: i fondi con cui pagare le Strutture le ASP debbono riceverli dalla Regione. La quale però per il periodo 2010.2015 ha già pagato la maggior parte delle Stesse Strutture. Come sanare una situazione così ingarbuglia causata da una sentenza della Cassazione del 2016 e che ha valore anche retroattivo? La Regione Calabria, a seguito della decisione della Cassazione, inizia a chiedere agli erogatori la restituzione delle somme pagate per il periodo2010-15 per poi trasferire tali somme alle ASP e queste, a loro volta, pagare di nuovo gli Erogatori. Una situazione che sa di ridicolo se non fosse davvero drammatica perché gli Erogatori sono impossibilitati a restituire le decine di milioni di euro ricevuti, in forza di una sentenza del Tribunale, per il periodo 2010-2015, ma se la Regione Calabria, per il tramite dei propri legali, insiste nel richiederne la restituzione essi, anziché  presentare i registri in Tribunale e chiudere le attività (come forse qualcuno vorrebbe!), trarranno da ciò ulteriore spunto per perseguire tutti i funzionari e gli amministratori che hanno causato questo scempio.     Tra l’altro, già da tempo un gruppo di legali è stato incaricato dalle scriventi Associazioni di studiare le carte e valutare la possibilità di intentare una causa nei confronti della Regione Calabria per ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti negli ultimi anni, con denuncia dei fatti alla competente Corte dei Conti. Sarebbe bastato (si è ancora in tempo utile a farlo), invece, seguire correttamente i principi sanciti dalla stessa Corte di Cassazione, secondo la quale le normative che pongono a carico della Regione la quota sociale delle rette, HANNO VALENZA NEI RAPPORTI TRA LA REGIONE E LE AZIENDE SANITARIE. Secondo la Cassazione la Regione deve dare i soldi alle ASP che, a loro volta, dovranno pagare la quota sociale delle rette. E’ sempre la Regione che deve trovare la copertura necessaria, magari assegnandola al Fondo sociale regionale, e consentendo alle ASP di accedervi per definire, una volta per tutti, i contenziosi in essere. Nel frattempo, sarebbe stato sufficiente autorizzare le ASP a ricevere le fatture per le prestazioni erogate nel periodo 2010-15. Ma neanche questo il Dirigenti Generali regionali intendono fare! Non autorizzare le ASP a seguire questa strada (o altre strade che non penalizzino gli Erogatori) potrebbe significare voler costringere gli stessi Erogatori ad aprire contenziosi contro le ASP per avere, però, sentenze solo tra qualche anno con condanna delle ASP non solo al pagamento del dovuto in forza della sentenza della Cassazione ma anche degli interessi di mora. Un grave ed ulteriore danno economico nei confronti di una sanità regionale già oggi molto critica. E tutto ciò accade mentre la stessa Regione Calabria è indietro di ben 15 mesi con il pagamento delle rette, e la struttura commissariale ha, da poco, improvvisamente abbattuto le rette di alcune prestazioni, tra l’altro con importanti tagli al personale che costringeranno centinaia di famiglie a rimanere senza lavoro. Oliverio forse non si è accorto delle gravi ricadute che avranno queste scelte sul tessuto sociale regionale, perché forse non sa che nel settore sono impiegati circa 5 mila lavoratori assunti a tempo indeterminato Come se ciò non bastasse, nei piani alti della Cittadella qualcuno ha l’ardire di sussurrare di come gli erogatori si stiano arricchendo alle spalle della Regione Calabria pretendendo il pagamento degli interessi per i ritardati pagamenti. Sfugge ai brillanti amministratori regionali che le aziende private per poter assicurare la continuità gestionale, in assenza di pagamenti regionali, debbono fare ricorso agli scoperti bancari per i quali sono obbligati a pagare i relativi interessi   Si stava meglio prima!              

UNEBA Calabria                     AIOP Calabria                        ANASTE Calabria                  AGIDAE Calabria                

Il Presidente                              Il Referente                             Il Presidente                              Il referente         

Dott. Ferdinando Scorza              Dott. Francesco Caroselli       Dott. Michele Garo                Dott. Massimo Poggi                     


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