
#resetCatanzaro, Viapiana: "Una terra che non ha scampo è dove il merito diviene quasi una colpa"
Lunedì 06 Febbraio 2017 11:31 di Redazione WebOggi.it
Nessun genitore, alunno o insegnante ricorda un inizio anno così drammaticamente turbolento come quello dell’anno scolastico in corso. Un inizio anno con cattedre senza professori e professori senza cattedre. Eppure la legge 107/2015, denominata erroneamente e forse anche ironicamente “buona scuola”, avrebbe dovuto risolvere i problemi del sistema scolastico, aprendo l’Italia ad una scuola che fosse non più solo “bella” (come dichiarato dall’ex Presidente del Consiglio Mattero Renzi), ma anche “buona”. Ma torniamo indietro. Nell’anno 2015, il governo Renzi ha voluto, con determinazione, riformare un sistema scolastico obsoleto, perché troppi erano i disagi e troppe le lacune che la scuola si portava dietro da anni. Per farlo ha varato un piano di assunzioni straordinario, che ha messo in cattedra oltre ad una piccola quota di legittimi vincitori di concorso, anche una grande percentuale di persone che in un’aula scolastica non era mai entrata prima. A questi professori, che si definiscono i “deportati”, è stato proposto di trasferirsi in altre regioni, per occupare i posti rimasti vacanti, anche se gli stessi non avevano mai vinto un concorso a cattedra; l’accettazione di tale proposta era volontaria e non obbligatoria. Al contempo lo stesso governo Renzi ha predisposto un concorso, su base regionale, per personale già abilitato e quindi altamente selezionato (pensate che all’ultimo corso/concorso abilitante, denominato TFA, solo l’11% degli aspiranti docenti è riuscito ad abilitarsi). Questo concorso avrebbe dovuto rappresentare una svolta: finalmente sarebbe salito in cattedra personale competente, meritevole e altamente selezionato. Purtroppo questo obiettivo il governo l’ha perso strada facendo. A settembre 2016 infatti i vincitori di concorso in Calabria si sono ritrovati senza posti. Ma come è possibile se il fabbisogno era stato calcolato sui posti realmente disponibili? Il governo per riparare all’”errore della deportazione” dei professori, che però volontariamente avevano accettato il piano di assunzione straordinario verso il nord, ha deciso di consentire una mobilità inversa dei docenti, occupando di fatto tutte le cattedre del sud, destinate ai legittimi vincitori di concorso e di fatto sottraendo agli stessi i posti messi a bando dallo stesso governo. Emblematico è il caso dei professori di Italiano in Calabria. Su 95 vincitori per 346 posti banditi nel triennio (e con una disponibilità di 210 posti nel primo anno) solo i primi 4 sono potuti salire in cattedra, in sedi disagiate e lontane dalla città di residenza, tutto il resto dei posti è stato dato al personale di ruolo al nord. I vincitori di concorso rimasti senza cattedra a settembre hanno chiesto urgente incontro con i vertici regionali delegati alla scuola, senza però trovare rassicurazioni e giustificazioni su quanto è accaduto. La regione infatti ha alzato le mani, nonostante il bando di concorso preveda l’assunzione per tutti i legittimi vincitori non in base ai posti disponibili, ma in base a quelli banditi dal concorso (346 posti per italiano con soli 95 vincitori). Una beffa nella beffa per i super titolati professori calabresi, che si sono visti derubati dei posti regolarmente vinti, occupati da docenti che in molti casi non hanno mai visto una classe prima e che non sono mai, in alcun modo, stati selezionati, in barba dunque al principio della meritocrazia e della qualità che avrebbe dovuto ispirare la riforma della scuola, tanto voluta dall’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Giustizia e meritocrazia: ciò che invece vorrebbero le famiglie, i presidi, gli alunni e i docenti vincitori che resteranno un altro anno a casa, abbandonati dallo Stato e della Regione, avendo come unica colpa quella di aver vinto un concorso, di aver meritato un posto, di aver dimostrato la propria preparazione e capacità d’insegnamento. Una terra che non ha scampo è quella che non crede e non difende il merito, è quella in cui il merito diviene quasi una colpa.
Elisa Viapiana, responsabile "pubblica istruzione" del movimento #resetCatanzaro
