In Calabria 102.824 stranieri

Venerdì 27 Ottobre 2017 08:58 di Redazione WebOggi.it

La popolazione straniera residente in Calabria al 31 dicembre 2016 è pari a 102.824 unità, il 5,2% della popolazione complessiva, con un incremento di oltre 5.900 individui rispetto al 2015. Fra le venti regioni italiane, la Calabria si colloca al tredicesimo per numero di residenti stranieri, ai primi tre posti ci sono la Lombardia, il Lazio e l’Emilia Romagna (rispettivamente con la seguente popolazione straniera residente: 1.139.463, 662.927 e 529.337). Se si scorporano le due parti della popolazione residente calabrese (cittadini italiani e di nazionalità straniera) si può osservare come nell’arco di otto anni (2008-2016) la popolazione italiana sia diminuita di oltre 87mila persone, mentre la popolazione straniera residente è aumentata di oltre 44mila, pertanto la popolazione complessiva ha registrato un calo di circa 43mila persone. Ciò è verosimilmente dovuto sia ai bassi livelli di fecondità della popolazione autoctona sia alla ripresa dei flussi emigratori: nel corso del 2016, 5.221 calabresi sono emigrati per l’estero (dati Aire). Gli stranieri residenti in Calabria sono soprattutto concentrati nelle province di Cosenza (33.410), Reggio Calabria (31.531) e Catanzaro (18.321); seguono con numeri più contenuti Crotone (11.939) e Vibo Valentia (7.623). Tra il 2015 e il 2016, i maggiori incrementi in termini assoluti si registrano per la provincia di Cosenza e Crotone, rispettivamente +1.620 e +1.583 residenti.  L’analisi della popolazione straniera per genere ed età mostra le seguenti peculiarità: le donne rappresentano il 50,1% degli stranieri residenti, in particolare si registra una rilevante presenza femminile in provincia di Cosenza (53,3%) e di Vibo Valentia (52,8%); i minorenni sono il 17,1% e registrano rispetto al 2015 un incremento di 658 unità; il contingente di popolazione più numeroso resta quello della classe di età 18-44 anni, che costituisce il 57,1% del totale. La popolazione straniera ha come caratteristica un’età media piuttosto bassa e in Calabria l’età media dei residenti stranieri è pari a 33,8 anni. L’immigrazione per motivi di lavoro, ed in particolare il radicamento sul territorio calabrese degli immigrati, sono fenomeni in corso da circa un ventennio, quindi la presenza di persone anziane di cittadinanza straniera è dovuta soprattutto ai ricongiungimenti familiari (padri e madri che raggiungono i figli residenti in Calabria), più che all’invecchiamento di lavoratori o lavoratrici, gli ultra 65enni, infatti, costituiscono il 2,8% della popolazione straniera residente. In regione, la collettività più rilevante in termini numerici è quella romena pari a un terzo (33,1%), dei residenti stranieri, seguita da quella marocchina (14,0%) e da quella bulgara (6,4%). Al 31 dicembre 2016, i titolari di permesso di soggiorno sono circa 50mila (dati Ministero dell’Interno), dei quali oltre la metà è in possesso di un permesso a termine (51,7%, a fronte di una media nazionale del 36,9%). Le acquisizioni di cittadinanza italiana in Calabria nel corso del 2016 sono state 1.670, di cui più del 50% in provincia di Reggio Calabria, mentre nelle province di Vibo Valentia e Crotone si registrano i numeri più bassi (rispettivamente 59 e 67 acquisizioni). Dal 2008, oltre 9mila stranieri hanno acquisito la cittadinanza italiana. Negli ultimi decenni l’immigrazione ha inciso anche sulla pluralità dello scenario religioso. Fino alla metà degli anni ’90, i migranti stranieri in Calabria provenivano prevalentemente dall’Africa settentrionale e sub sahariana, per cui la loro presenza si tradusse principalmente nella graduale emersione di rilevanti comunità musulmane. Oggi il panorama multi religioso è caratterizzato dalla prevalenza dei gruppi cristiani (59,3% del totale), il cui 40,7% è composto da fedeli ortodossi e il 13,3% da cattolici. I musulmani sono 29,9%, mentre i migranti riconducibili alle tradizioni religiose orientali sono soprattutto induisti (3,8%).   Immigrazione e mondo del lavoro Occupazione e lavoro dipendente. I dati Inail indicano che in Calabria, a fine 2016, i cittadini stranieri occupati, cioè coloro che hanno lavorato almeno un giorno durante il suddetto anno e il cui rapporto di lavoro, anche attivato in anni precedenti, sia ancora in corso alla fine dello stesso anno, sono 52.694, in diminuzione rispetto all’anno precedente di circa 3.700 unità. L’Inail, tuttavia, definisce straniera anche la persona nata all’estero, pertanto i dati possono risultare sovrastimati poiché includono sia una quota di italiani di nascita estera che sono rimpatriati, sia di nati all’estero che hanno acquisito la cittadinanza italiana. A soffrire il calo dell’occupazione sono soprattutto le donne (che rappresentano il 41,8% degli occupati stranieri), per loro il decremento dal 2015 al 2016 è di oltre 2mila occupati, contro un calo di circa 1.600 occupati tra gli uomini. Nello stesso anno, anche il saldo tra assunzioni e cessazioni (ossia la differenza tra le persone fisiche assunte durante l’anno e quelle il cui lavoro è cessato) è risultato negativo (-837), a indicare una contrazione del mercato occupazionale in quanto, lungo un anno, sono state espulse dallo stesso più persone di quante ne sono state assorbite (un andamento simile si registra anche a livello nazionale dove il saldo è risultato negativo di oltre 39mila unità). Anche nel 2016 i nati in Romania sono il gruppo nazionale più rappresentato con quasi 15mila occupati, (rispetto al 2015 registrano un decremento di oltre 2mila unità, è il contingente che più  subisce la contrazione del mercato occupazionale), seguiti dai nati in Germania (4.477 occupati, gran parte dei quali sono connazionali rientrati in Italia), Bulgaria (4.087), Marocco (3.474) e Svizzera (2.534, anch’essi per la gran parte italiani rimpatriati).Sono numerosi anche gli occupati nati in Ucraina (2.426) e in India (2.077)   In regione, gli occupati stranieri si concentrano soprattutto nel settore dei servizi (49,5%), dinamica dovuta verosimilmente al processo di terziarizzazione in atto. L’agricoltura è il secondo settore di impiego (23,8%, superiore alla media nazionale che è pari all’8,0%), seguito dall’industria (16,6%). Resta, infine,  un 10,1% di occupati stranieri che svolgono un lavoro per cui il settore non è attribuito, ma che è possibile collocare per lo più tra il primo settore e l’assistenza familiare. L’86,5% dei nati all’estero è occupato in micro imprese con massimo nove addetti, l’8,6% in piccole imprese da massimo 49 addetti, il 2,5% nelle medie imprese (fino a 249 addetti) e il 2,4% nelle grandi aziende (almeno 250 addetti). L'imprenditoria immigrata. Prima e principale fonte statistica utile ad analizzare l’imprenditorialità immigrata in Italia è il Registro delle Imprese: una fonte istituzionale che raccoglie tutte le informazioni registrate negli elenchi delle Camere di Commercio. Va precisato, inoltre, che per imprese a conduzione immigrata (o, per semplificare, “imprese immigrate”) si intendono tutte quelle aziende in cui il titolare, se si tratta di ditte individuali, o la maggioranza dei soci e degli amministratori, nel caso delle altre forme societarie, sono nati all’estero. In continuità con quanto registrato in passato, anche nel corso del 2016 il numero delle imprese condotte da lavoratori immigrati ha continuato a crescere (rispetto al 2015 si registra un incremento in termini assoluti di 609 unità), confermando e rafforzando il ruolo strutturale che tali attività giocano all’interno del tessuto imprenditoriale del regione Calabria ed in generale dell’Italia. A fine 2016 le impresse immigrate attive in Calabria sono 14.367 e costituiscono il 7,8% del tessuto produttivo regionale. Queste sono prevalentemente concentrate in provincia di Reggio Calabria (31,9%) e nella provincia di Cosenza (31,5%). Circa un quarto (25,8%) degli imprenditori immigrati sono donne (il dato raggiunge l’incidenza di 28,9% nel cosentino). I dati più aggiornati (2016) confermano il ruolo preminente in Calabria del settore del commercio, che concentra il 71,7% delle imprese immigrate, segue quello dei servizi (11,8%). Continuando nella graduatoria delle attività più diffuse tra le aziende condotte da immigrati, troviamo il settore delle costruzioni (5,8%), e successivamente su un livello analogo quello ristorativo-alberghiero (3,8%), agricolo (3,7%) e manifatturiero (3,3%).   Accoglienza e richiedenti asilo Secondo i dati del Ministero dell’Interno, in Italia, al 31 marzo 2017, sono presenti 137.855 immigrati nelle strutture temporanee, 1.416 negli hotspot (che sono presenti solo in Sicilia ed in Puglia), 13.385 nei centri di prima accoglienza, e 23.867 nella rete Sprar. Nel complesso, quindi  sono 176.523 le persone inserite nel sistema d’accoglienza nazionale, di cui il 4,0% accolto in Calabria, che si colloca al 10° posto tra le regioni per distribuzione di tale contingente. Ai primi posti troviamo la Lombardia (con il 13,0% degli immigrati accolti), la Campania (9,0%) e a seguire la Sicilia, il Lazio, il Piemonte e il Veneto (tutte con l’8,0%). Nello specifico, in regione sono presenti 3.736 persone in strutture di accoglienza temporanee (il 2,7% del totale nazionale), 1.140 nei centri di prima accoglienza (8,5%) e 2.564 nelle rete Sprar (il 10,7%). Complessivamente si tratta di 3,8 accolti ogni 1.000 residenti (rapporto che la colloca al quarto posto tra le regioni italiane dopo Molise, Friuli Venezia Giulia e Basilicata). L’eccezionale intensità dei flussi non programmati che avvengono attraverso il Mar Mediterraneo, portando in Italia migliaia di persone in fuga da guerre, conflitti e povertà, si riflette anche nel vistoso aumento degli arrivi di minori stranieri non accompagnati (msna), che sollecita strategie di tutela specifiche. Secondo i dati del Ministero del Lavoro, al 30 aprile 2017 i msna presenti in Italia sono 15.939, un numero che è aumentato del 36,8% rispetto ad aprile 2016 (quando erano 11.648) e del 93% rispetto al allo stesso mese dell’anno precedente (8.260). La distribuzione per regioni ha visto i msna accolti soprattutto in Sicilia (38,5%), Calabria (7,6%), Emilia Romagna (7,3%), Lombardia (6,7%), Lazio (5,7%) e Sardegna (5,3%).   Strategie per il dopo accoglienza Le statistiche ufficiali confermano che in Calabria gli stranieri sono parte integrante e sostanziale della struttura socio-economica, contribuendo a determinarne le positività e negatività ed attenuando significativamente il decremento demografico in atto da decenni. Questa, di fatto, è la situazione per quanto riguarda i cosiddetti "regolari", quella parte di popolazione straniera, cittadini comunitari e non,  che vive e lavora, da sola o con la propria famiglia, stabilmente in Calabria. Accanto a questi, però, c'è il considerevole contingente di uomini, donne e minori che stazionano nel limbo della prima e della seconda accoglienza in attesa di regolarizzare la propria posizione giuridica. Nell’attuale fase di gestione dei flussi "irregolari", per una regione di frontiera come la Calabria si tratta di numeri consistenti, anche tenendo conto solo della rete Sprar. A luglio 2017, questa aveva 3.585 posti disponibili (sui quali verte il principio generale della permanenza semestrale dell'utenza), di cui 390 per i soli  msna, per un totale di 116 progetti gestiti da 106 comuni, quasi il 26% del totale (Fonte: Servizio Centrale SPRAR). Gli effetti positivi di questa tipologia di progetti per le deboli economie dei comuni calabresi sono noti e sfuggono ad ogni forma di critica da parte dei detrattori dell'accoglienza: rimpinguamento dei bilanci, posti di lavoro, ripresa dei consumi e riapertura di plessi scolastici. Il problema, sul quale hanno iniziato ad interrogarsi gli amministratori, riguarda il passaggio dalla fase dell'accoglienza a quella dell'integrazione e permanenza sul territorio di adulti, famiglie e soprattutto msna usciti dallo Sprar. Se da una parte, infatti, le procedure di gestione dell'accoglienza hanno raggiunto standard elevati, non manca il senso di frustrazione per la bassissima percentuale di immigrati che, regolarizzato lo status giuridico, acquisiscono la residenza del comune ospitante contribuendo a bilanciarne lo spopolamento. Tra le maggiori criticità riguardanti i msna si annotano quelle relative alla conversione del permesso di soggiorno ed al reperimento di un alloggio nella fase di passaggio alla maggiore età; l’adempimento dell'obbligo scolastico e l’accesso ad un tirocinio. Più in generale, però, la problematica riguarda la carenza di opportunità lavorative che stimolino la scelta a fermarsi e che in molti casi rende vani anche i più virtuosi tentativi di professionalizzazione degli ospiti. Una problematica che va oltre i singoli progetti e che necessita di una strategia di sviluppo generale del territorio, alla quale legare l'accoglienza come valore aggiunto.


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