
Il Catanzaro salvato da Abramo e dai catanzaresi uniti: ecco perché è davvero un miracolo
Sabato 01 Luglio 2017 09:40 di Redazione WebOggi.it
"Adesso lo posso dire, è stato un vero e proprio miracolo". Così il sindaco Sergio Abramo, rieletto per la quarta volta domenica scorsa dopo il ballottaggio contro Vincenzo Ciconte, ottenendo una vittoria schiacciante, ha commentato a caldissimo l'iscrizione del Catanzaro calcio al campionato di serie C e l'impegno di acquisto siglato tra la famiglia Cosentino, proprietà uscente, ed il gruppo di imprenditori catanzaresi che nei prossimi giorni definitivamente rileverà il pacchetto societario.
Il 60% andrà alla "Holding Noto", il 20% a Maurizio Mottola D'Amato, a Nicola Santacroce il 5% e alla società formata da Domenico Meddis, Giancarlo Valenti, Tony Proscia, Nicola Cantafora e Benedetto Arcuri il 15%.
A questo si aggiunge l'impegno di diversi imprenditori a versare il proprio contributo attraverso gli sponsor. Sulle maglie giallorosse dovrebbe esserci il logo Guglielmo e per quanto riguarda lo staff tecnico si rincorrono già le prime voci, ma ora conta ritornare a commentare quel vero e proprio miracolo descritto da Abramo.
Ci sarà tempo, infatti, nelle prossime ore di raccontare e valutare quelle che saranno le mosse immediate dal punto di vista tecnico e gestionale, ma è obbligatorio ora soffermarsi e sottolineare, prima che sia dimenticato dal frenetico susseguirsi degli eventi, quanto sia davvero accaduto.
A memoria, almeno negli ultimi due decenni, una cosa del genere a Catanzaro non si era verificata. Basti pensare a come la città capoluogo di regione sia percepita dai catanzaresi stessi: vien fuori l'immagine di una società frenata da troppe divisioni, che siano sportive o politiche, economiche o sociali.
A Catanzaro si percepisce l'esistenza di diversi gruppi, ognuno dei quali tende a tirare l'acqua al suo mulino, tende a vivere la dimensione di città proiettandola al quartiere di residenza, senza quasi mai avere avuto una visione globale di città e di cittadini.
Una città dove le ingiustizie sociali sono tante, dove la cultura clientelare è purtroppo profondamente radicata, dove il lavoro, la sanità e i servizi pubblici spesso sembrano favori concessi e non diritti acquisiti per democrazia.
Una città dove la meritocrazia fa fatica estrema ad emergere, dove anziché contrapporsi ad un confronto di crescita troppo spesso ci si scontra scendendo di livello, giungendo a giudizi personali e ad azioni finalizzate ad interessi individuali. E' la città del politico che deve aiutarti, insomma.
Guardare alle recenti campagne elettorali per comprendere quanto sin qui detto e non si offenda nessuno per l'amara verità.
E mentre spesso la rassegnazione fa da padrona nell'animo di molti cittadini che da decenni subiscono un simile sistema culturale e sociale, una speranza da ieri si è accesa.
Qualcuno storcerà il naso perchè l'esempio arriva dal calcio, da uno sport, ma la nobiltà d'animo degli uomini di buona volontà spesso emerge proprio dallo sport, perchè è contenitore di passione e di condivisione.
Se c'è qualcosa che a Catanzaro può unire i catanzaresi quella è la squadra di calcio. E quanto è successo ieri va adesso filtrato d'entusiasmo ed analizzato per essere pienamente compreso nella sua dimensione di fatto assolutamente straordinario per la città capoluogo della Calabria.
Appena venerdì 23 giugno, a due giorni dal ballottaggio, in redazione giungevano note di attacchi tra politici in campagna elettorale, anche sul tema legato alla sopravvivenza del Catanzaro calcio. Polemiche, insulti e disprezzo. Parti lontanissime e con reciproci sentimenti avversi.
Poi il ballottaggio, la vittoria di Abramo ed il sindaco nuovamente al lavoro per salvare la squadra e consentire una cessione dai Cosentino ad un gruppo catanzarese.
In origine si è chiesta unità ad uomini che fino al giorno prima, a parole, se le erano date di santa ragione, ma avrebbero dovuto sforzarsi di salvare la squadra e, in un secondo momento, di cederla ad altri imprenditori, anche di fuori regione, interessati al Catanzaro.
Riunioni fiume tra imprenditori lontanissimi fino a 24 ore prima, molti dei quali lontanissimi soprattutto da Abramo. Ad aiutare il sindaco ci hanno pensato il cav. Giovanni Colosimo, Poggi e Parente, ed altri che con sensibilità hanno ricucito le trattative sfaldate ripetutamente per un nulla, per divisioni e contrasti. Ma è stato incredibilmente tutto superato in appena quattro giorni e ieri il miracolo è avvenuto. E non per un passaggio di mano rapido, ma per costruire la più solida delle società sportive, tutta in mano a catanzaresi.
E non è esagerato, per quanto detto, definire tutto ciò un miracolo, come ha affermato il sindaco Abramo, non solo sportivo, ma sociale. Ieri si è compreso che a Catanzaro i catanzaresi sanno unirsi come nessun altro quando si tratta di condividere passione e sentimenti. Si superano anche lacerazioni credute insuperabili quando si insegue lo stesso obiettivo.
Ed è questo il miracolo vero, non il fatto che il Catanzaro calcio abbia un nuovo futuro. E' un miracolo osservare personaggi importanti della città riuscire anche ad ingoiare qualche rospo pur di ottenere la vittoria finale, insieme.
Ecco allora, che se quanto accaduto ieri il sindaco Abramo riuscirà a trasformarlo in un miracolo politico, allora il miracolo diverrà sociale.
A Catanzaro il calcio è importante, pertanto nessuno sminuisce quanto accaduto in questi giorni. Però a Catanzaro servono anche e soprattutto servizi pubblici adeguati al senso civico, serve il lavoro, grande dramma da cui non ci si riesce a ridestare.
Ecco, l'auspicio adesso, dopo aver festeggiato questa nuova esperienza di unità totale di intenti mai vista prima, è che gli uomini di buona volontà che hanno salvato il calcio a Catanzaro, ora possano essere di esempio alla politica affinché si unisca per davvero con l'unico obiettivo di risolvere i problemi e di soddisfare i bisogni reali e pratici dei catanzaresi.
Perchè i catanzaresi, dopo tanti anni di sofferenza, ingiustizia, precariato, difficoltà economiche, servizi carenti e crescente disagio sociale, che hanno condotto la città ad una spaccatura territoriale importante, devono unire passione e sentimenti, allo stesso modo di quanto visto in questi giorni, per costruire un futuro decisamente migliore alle nuove generazioni, impedendo ai nostri giovani talenti di essere costretti ad abbandonare la loro terra.
Da ieri deve giungere chiaro un messaggio: tutti abbiano l'umiltà di comprendere che uomini soli, per quanto potenti, non potranno mai produrre cambiamento se non riusciranno ad unirsi per raggiungere un unico grande obiettivo condiviso: fare di Catanzaro un degno capoluogo di regione. Questa città era grande e sprizzava enorme cultura, passione, sentimenti. E prima o poi dovrà tornare ad essere così.
Alessandro Manfredi
