
Esposito: "Il mio pensiero ai familiari delle vittime di questo terribile mese di agosto"
Venerdì 24 Agosto 2018 15:56 di Redazione WebOggi.it
Dopo qualche giorno di riflessione, vorrei esprimere qualche considerazione personale sui terribili episodi che, nell’arco di quindici giorni, hanno tristemente unito l’intera penisola in un comune doloroso abbraccio, ispirato da incomparabili incredulità, dolore e impotenza. Un cinico destino ha voluto che la ravvicinata sequenza di eventi letali, colpendo cittadini inermi, quasi tutti turisti alla ricerca dell’agognato riposo estivo, non lasciasse adito ai soliti luoghi comuni da social media secondo cui, anche nelle immani tragedie, al Nord i disastri succedono per cause naturali, mentre al Sud è sempre colpa di chi non sa o non vuole lavorare. Questa volta, l’atroce fatalità ha portato sconforto e disperazione contemporaneamente in Liguria ed in Calabria, in Lombardia, in Sardegna ed in ogni dove, tanta è stata la veemenza dei due infausti eventi che, nella loro (funesta) maestosità, parrebbero quasi creati dalla fantasia di qualche regista cinematografico di culto. In effetti, chi realmente avrebbe potuto immaginare che un’opera di ingegneria tanto imponente e maestosa come il Ponte Morandi potesse cedere di schianto in un assolato pomeriggio di agosto o che, nel bel mezzo del mese più caldo dell’anno, una piena di oltre due metri e mezzo potesse trasformare un torrente in uno tsunami dispensatore di morte? Chi, nei giorni scorsi, si è affannato a proclamare dinanzi a qualche telecamera “io l’avevo detto” ed altre frasi da campionario dell’ovvio, o stava cercando un minuto di notorietà o forse, istintivamente, tentava di allontanarsi dalle proprie responsabilità. Rifuggendo convintamente dai tuttologi di facebook, credo che debba doverosamente attendersi che le indagini dell’organo deputato a svolgerle (...la Procura della Repubblica, non il Ministero!), restituiscano risultati certi su modalità e cause degli accadimenti e su eventuali responsabilità. Alla politica, nazionale e regionale, più che il compito di investigare (prontamente promozionando urbi et orbi inchieste e sopralluoghi di ministri ed assessori!), spetta quello di legiferare e, soprattutto, di controllare ossessivamente che le regole contenute nelle leggi vengano rispettare da tutti, per fare sì che, per l‘avvenire, i ponti vengano chiusi al traffico prima che crollino e non ci si possa avventurare in montagna indossando le infradito. E’ pur vero che la forza della natura è incontrollabile e anche ove il sistema delle regole e dei controlli funzionasse come una catena di montaggio, potrebbero ugualmente verificarsi catastrofi immani e, talora, imprevedibili, ma forse potrebbe evitarsi, o quanto meno limitarsi, quel tremendo effetto psicosi (talora prossimo alla schizofrenia!) per cui, da qualche giorno, nell’immaginario collettivo, tutti i viadotti ed i ponti d’Italia (in primis quello di Catanzaro!), che da decenni o più si percorrevano tranquillamente, paiono lì lì per cedere da un momento all’altro e tutti i percorsi naturalistici (penso, ad esempio, per rimanere nel nostro territorio, alle Valli Cupe o alla Sila) sembrano essere improvvisamente diventati delle enormi trappole per topi, pronte a fagocitare turisti. Purtroppo, ancora una volta, occorrerà ripartire dalle macerie ed alzare la guardia, rafforzando la vigilanza e la supervisione delle vie d’accesso e di fuga da qualunque luogo potenzialmente pericoloso, per garantire che agli avvisi preventivi di allerta facciano seguito controlli e monitoraggi costanti sull’evoluzione della situazione di pericolo, sì da poter intervenire in tempi brevissimi, in caso di disgrazia. Continuo ad auspicare una legislazione ed una giustizia “giuste” (ma non “giustizialiste”) che, al di là della spasmodica ricerca del “colpevole” (che, ribadisco, dovrebbe spettare alla Procura della Repubblica, ma invece viene da molti utilizzata a mò di giustificazione e di scappatoia, come una sorta di “dalli all’untore” di manzoniana memoria), siano improntate, sempre ed in ogni ambito, al rispetto delle regole del vivere civile, sperando che, in futuro, tutti quelli che “l’avevano detto” e “lo sapevano”, ove avessero avuto il potere di intervenire e non l’abbiano concretamente fatto, siano poi effettivamente chiamati a sopportare il peso della loro responsabilità. Spero di non essere salito anch’io sulla giostra delle parole inutili e, con profondo e sincero dolore, rivolgo sentitamente il mio pensiero e la mia preghiera ai superstiti ed ai familiari delle vittime di questo terribile mese di agosto 2018.
On Sinibaldo Esposito
