Elezioni, Serrao (FdI): "Catanzaro ne esce ulteriormente impoverita"

Giovedì 08 Marzo 2018 11:22 di Redazione WebOggi.it

Questa volta non saremo proprio noi a seguire il rituale decotto dell’analisi politica del voto. Quello dove gli algoritmi e le regole matematiche danno la vittoria erga omnes. La nostra sarà invece una decodificazione per quanto possibile, di un panorama politico cittadino ed interno al partito di Fratelli d’Italia, che ha bisogno di una scossa e di un assunzione di responsabilità, dove il vittimismo di facciata di qualcuno, strumentale ad una manipolazione delle regole ad uso proprio, non può essere catalogato come un sindrome: la sindrome di Calimero! Il risultato delle urne mettono a zero ogni tipo di malattia, ogni sindrome imbarazzante, perché ci restituiscono un dato certo: la città di Catanzaro deve essere governata mettendo da parte la superbia dell’intelligenza e rovesciando il cannocchiale. In tutto questo non basta il “brand” Abramo, quando la squadra di governo risulta sproporzionata in negativo rispetto alle risposte che la città aspetta, ma soprattutto quando c’è una necessità conclamata di ricucire un tessuto strutturale e sociale, dove tutto è diventato periferia. E’ periferia ogni luogo della città di Catanzaro, è periferia assurdamente anche Palazzo De Nobili dove la politica, la “nostra” politica si è imborghesita ed ha perso il contatto con il territorio, quello che vota la protesta, dove la proposta del selfie e degli appuntamenti salottieri – the e pasticcini in stile British - non paga più. Se questa è la proposta politica del centro-destra cittadino, quello che aspira ad un posto di rilievo nel prossimo governo regionale, beh allora è opportuno riflettere, riscoprendo il valore di sporcarsi le mani e di scendere nuovamente fra il popolo. Quel popolo che “scoprendo” il M5S ha firmato un provvedimento di sfratto da un lato ed un messaggio da condividere dall’altro, chiedendo a tutti noi impegno e soprattutto modestia. Quella modestia che sembra sparita, che non sa capire cos’è periferia e che deve mettere in cantiere le proposte programmatiche di questa amministrazione civica, di risanamento dei quartieri. Qui non è consentibile a chicchessia di sospendere ulteriormente un progetto ministeriale, senza far capire il motivo, nascondendosi dietro la predetta sindrome di Calimero. Su questo siamo certi della condivisione di Sergio Abramo che è valore assoluto, di certo non è negoziabile. Da questa tornata elettorale Catanzaro ne esce ulteriormente impoverita. Impoverita per aver disperso quella carica umana di chi - Mimmo Tallini -, conoscendo la sua città avrebbe certamente svolto il suo ruolo a difesa nel Parlamento Italiano. Impoverita in quel progetto di governo regionale futuro, che avrebbe dovuto mettere al centro dell’agenda regionale, la nostra città ed il suo ruolo di guida dell’area centrale della Calabria. Impoverita perché per un gioco di cooptazione perseguito nel silenzio scientifico, quelli che ieri erano i “migliori perdenti”, oggi si scoprono i “fortunati vincenti”, dove la presunta fortuna è fatta di macerie umane, di bugie elettorali e di distruzione di un vincolo di amicizia in politica, il cui valore è invece quel collante che unisce in particolare l’agire in politica. La politica che cammina sulle gambe delle persone, che non consente di esibire a giustifica l’invalidità, trasformandosi dopo (?) in recordman abili per le prossime competizioni olimpiche. Non è così! Qui continuando il ragionamento si capisce che non c’è niente di olimpionico in politica, se si mutua un sistema conosciuto negli Anni di Piombo, quello del “passamontagna”. Si, quello di fare politica nascondendo il volto con il passamontagna. Accettare questo sistema significa desertificare il pensiero, desertificare il futuro e desertificare una possibile classe dirigente, costruendo soltanto una pletora transumante a gettone dove ogni valore è improbabile solo perché è impossibile. Questo è stato Fratelli d’Italia a Catanzaro prima dell’arrivo di Wanda Ferro, che per la sua storia e per il risultato raggiunto con la sua elezione alla Camera dei Deputati, incarna e riscopre il valore dell’amicizia, della concretezza di proposta e di azione, del coraggio politico, ma soprattutto una modestia misurabile in carati che è il vero valore aggiunto. Quello che alcuni avevano disperso nel partito a Catanzaro, disperdendo potenzialmente anche un gruppo di amici, che non si riconoscevano in quel “nazionalismo” il cui credito non superava il pianerottolo condominiale, ma che nel silenzio colpevole di altri, hanno consentito lo stupro politico di un’intera comunità di amici e militanti. Wanda Ferro ed il risultato ottenuto è la (ri)consacrazione del valore amicizia in Fratelli d’Italia ed in politica all’interno dello schieramento di centro-destra, quello che mette nell’angolo altre dinamiche non confondibili e non adattabili al valore politica, bensì al privato vestito altrui. Chi aveva provato ad elaborare un progetto che doveva fare schiantare Fratelli d’Italia a Catanzaro e nella provincia - sporcando il percorso di olio di macchina - non c’è riuscito. E’ rimasto schiantato ed il risultato sulla città e nella regione Calabria, in un clima di débâcle ci restituisce la ragione, perché resta ascrivibile a quel tessuto mai lacerato e mai lacerabile in questo partito - all’interno delle mura cittadine e nel perimetro dell’intera provincia di Catanzaro - dove Wanda Ferro è la sintesi e rappresentazione plastica di quella spina dorsale che sostiene una passione. Quella passione che non si può cristallizzare, lasciando pensare ai passeggeri/portoghesi – Officine del Sud - già scesi dal treno, che sia stata solo utile per arrivare ad una spanna dall’ingresso dei Sacri Palazzi, magari calzando le scarpe rosso Prada. Non c’è nessuna intensità evangelica, nessun dogma in questo tipo di politica take-away, quella che non si sporca le scarpe di fango e che non sa annusare l’humus del popolo, la sua richiesta di attenzione e di risposta. Quindi non possiamo dare a tutto ciò alcuna lettura autorevole. La stessa non autorevolezza che risiede in quanti in politica ostentano una tranquillità di approdo, che non è sintomo di grandezza, ma una consueta mediocrità politica…la cui testa sparisce nella folla. 

 


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