Elezioni Comunali come una partita a poker: una scala reale in mano ad Abramo

Venerdì 06 Gennaio 2017 10:03 di Redazione WebOggi.it

di Alessandro Manfredi - Le elezioni comunali si avvicinano a Catanzaro. Un nuovo sindaco sarà eletto nei prossimi mesi ed un nuovo Consiglio Comunale sarà chiamato all'impresa epica di dare una svolta al percorso di una città, che pone al primo punto di ogni programma politico la necessità di tornare ad essere un vero capoluogo di regione.

La partita è aperta. Somiglia sempre più ad una sfida a poker. Le carte sono ancora quasi tutte nel mazzo, ma qualcuno tenta di giocare al buio, altri, invece, sono certi di aver già tra le mani il punto più alto. Al tavolo il Centrodestra, orientato alla ricandidatura dell'attuale sindaco Sergio Abramo, si atteggia come chi è certo di avere una scala reale in mano. E probabilmente il gioco andrà in questo senso, poiché ora il Centrodestra catanzarese sembra più compatto che mai.

Eppure, dati alla mano, non sarebbe così. Come spesso accade, la forza la ostenta chi si sente debole, o comunque, chi non può più essere certo di avere il potere assoluto. Ed allora, sarebbe il caso di analizzare la verità oggettiva dello scenario che in questo momento si sta delineando al tavolo, lato centrodestra. Abramo non sembra essere più quello di prima. Alcuni lo considerano più debole: rispetto a cinque anni fa ha perso un buon pezzo di sostegno e di numeri, che sono quelli che fanno la differenza.

Ha perso il senatore Piero Aiello, che intanto si è seduto sull'altro lato del tavolo. Ha perso Massimo Lomonaco, ha perso numerosi consiglieri comunali e perderà persino alcuni pezzi tra quelli che oggi lui ha scelto nella sua Giunta comunale. Sommati sono numeri fondamentali, considerato l'equilibrio di forze in campo. Certamente, tutto ciò che Abramo ha perso per strada, è stato decisivo cinque anni fa, per battere Salvatore Scalzo. A questo va sommato il mal di sindaco registrato in questa legislatura tra gli esponenti più decisivi di Forza Italia. Difficile mettere via la troppa "autonomia" di Abramo. Difficile per alcuni dimenticare a cuor leggero che lo stesso sindaco abbia più volte sottolineato, mediaticamente e nei fatti, quanto a lui la politica non piaccia. Ne ha preso le distanze così tanto, che ad un certo punto è sembrato che si potesse dimettere o che venisse costretto a farlo. Ci sono stati momenti molto tesi con l'esponente principale di Forza Italia nella provincia di Catanzaro, Mimmo Tallini. Mentre l'altro esponente, Wanda Ferro, impegnata nelle sue personali e vittoriose battaglie per rivendicare il seggio in Consiglio regionale, è sembrata quasi svincolarsi da tutto ciò che è successo. Tanto da rifiutare qualche mese fa un suo coinvolgimento nella Giunta Abramo.

Ecco, la debolezza dell'attuale sindaco starebbe tutta qua.  

Però, perché c'è sempre un però, con la stessa onestà intellettuale con la quale si legge il tallone d'Achille di Abramo, è obbligatorio dire che, nonostante tutto, oggi Abramo sia l'assoluto favorito per continuare ad essere il sindaco di Catanzaro. Lo si capisce osservando il resto del tavolo. Perché il Centrodestra ha dimostrato di rompersi spesso, ma di sapersi anche aggiustare rapidamente. Attualmente, infatti, Forza Italia ha tutto l'interesse di portare il capoluogo di regione a casa, grazie al Referendum che ha determinato l'annientamento del Pd e del Centrosinistra. Così è andata a Catanzaro, dove in vista di elezioni al Parlamento, ci si ritrova accordandosi nei ruoli che si andranno ad occupare. Tallini vuole Roma, è l’unica cosa che gli manca. Wanda Ferro pure, ma potrebbe provarci nelle liste di Fratelli d'Italia-An, dove pare che sia orientata a passare. Dunque, in attesa di tutto ciò, perdere la città capoluogo di regione non conviene a nessuno. Ed Abramo, in questo momento, è la migliore scelta possibile. Perché nessuno può contestare al sindaco attuale le sue capacità manageriali notevoli, che hanno consentito di raggiungere risultati straordinari dal punto di vista della gestione amministrativa. Se aggiungiamo a questo le numerose opere infrastrutturali finalizzate da Abramo in città, la sua candidatura e la sua riconferma si rafforzano.

Ma il vero motivo che ad oggi pone Abramo come assoluto favorito alla rielezione a sindaco è che dall'altra parte del tavolo si sono seduti decine di giocatori che rivendicano di essere il Centrosinistra, ma ognuno gioca per fatti suoi.

Il Centrodestra mette le carte insieme, il Centrosinistra gioca con diversi campioni o presunti tali, ma le carte si spargono senza riuscire a mettere insieme neppure una doppia-coppia.

Ora, riassumere chi siano e quanti siano coloro seduti dall'altra parte del tavolo è impresa ardua. C'è di tutto. Partiamo dal segretario provinciale del Pd Enzo Bruno, quello più politico se vogliamo, che guarda allo scenario romano ed allora discute sulla probabile alleanza con Ncd di Piero Aiello e Sinibaldo Esposito. Prima del Referendum avevamo raccontato di come il candidato a sindaco della coalizione allargata del Centrosinistra potesse arrivare da qua. Avesse vinto il Sì, Piero Aiello era certo. Con il No si valuta Esposito, ma da un punto di vista sia economico che di ambizione politica fare il sindaco di Catanzaro non rientrerebbe tra le sue priorità. Avevamo raccontato del nome nuovo, Marco Polimeni, che incarnerebbe lo strappo, stile Salvatore Scalzo.

Ma è improbabile che chi Scalzo lo sosteneva possa accettare a cuor leggero l'opzione Polimeni. Dunque, il punto è basso e non porta a credere che si tenti l'All-in in questa direzione. Più in là sta seduto il consigliere regionale Enzo Ciconte. Lui in mano avrebbe carte tutte da scoprire, come Maurizio Mottola D'Amato, autonomo candidato a sindaco che cerca di allargare il consenso sul suo nome e si propone come collante di tante forze. Potrebbe far convergere su di lui le proprie carte anche il movimento capeggiato dal consigliere regionale Flora Sculco, che pare abbia rinunciato ad un percorso solitario. Su Mottola D'Amato hanno intanto poggiato le proprie carte consiglieri comunali ed esponenti politici che prima erano alla corte di Abramo. Ed altri ancora sarebbero tentati di aggiungersi.

Al tavolo si è seduto il docente Unical Nicola Fiorita, che a giorni presenterà la sua candidatura a sindaco, forte del sostegno di una parte del Pd e di altre forze e movimenti. Anche lui cerca consenso e legittimazione, ma per ora anche lui non può avere il poker d'assi tra le mani. E sempre al tavolo siedono Agazio Loiero ed il Psi di Piero Amato. Entrambi, dall'alto della loro esperienza, osservano le puntate degli altri, auspicando che le carte si mettano insieme in modo da aver per le mani il punto vincente.

E non manca pure chi sta tentando di costruire una nuova postazione in mezzo a tutto questo, ma i lavori sono tutti in corso e di tempo ce n'è sempre meno.

Ed il Movimento 5 Stelle? Gioca la sua partita, nel suo stile, studiando le carte e le mosse, sperando di sbancare affidandosi al voto di chi a votare non va più da tempo. Alle ultime regionali a Catanzaro oltre la metà degli elettori è rimasta a casa. Questi cittadini, se fossero seduti compatti al tavolo, di certo non avrebbero avversari. Ma metterli insieme ora è probabilmente pura utopia.

A guardare il tavolo, mentre il mazziere mischia le carte e ci si prepara ad assistere alla mano finale, Abramo pregusta il piatto, mentre i suoi avversari litigano, rinunciando a vincere una partita che soltanto poco più di un mese fa sembrava essere scontata.


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