Costanzo ad Abramo e Aiello: non doveva essere un catanzarese alla guida della Regione?

Domenica 18 Novembre 2018 09:41 di Redazione WebOggi.it

E’ proprio il caso di dire: chi di spada ferisce di spada perisce. Cinque anni fa sono stato incolpato, dai “ capi” del centrodestra catanzarese, di “tradimento” nei confronti della mia città per la scelta di sostenere, per la guida del governo della Regione, un candidato Presidente non Catanzarese. Due anni addietro sono stato accusato, dagli stessi maggiorenti di centrodestra, di tradimento politico per aver sostenuto un Sindaco non nativo della città dei Tre Colli.

Accuse che miravano a eclissare quella che era la mia vera motivazione, cioè quella di avversare quel sistema che proprio loro incarnavano e incarnano, additandomi di non stare della parte dei catanzaresi. Oggi con grande sconcerto apprendo che gli stessi leader, meglio definirli capi, hanno messo da parte quello spirito campanilistico che li anima e, folgorati non sulla via di Damasco ma di Roma, hanno condiviso e incoronato il sindaco di Cosenza Occhiuto come candidato alla presidenza della giunta Regionale. Non sapevo se pensare di essere su “Scherzi a parte” oppure al ballo dei debuttanti. Sarà stato l’abbaglio della Città Eterna, sarà stata la stanchezza del viaggio, sta di fatto che miracolo dei miracoli, il designato è un cosentino! Premesso che non ho niente contro i cugini Bruzi, anzi ci sarebbe tanto da apprendere dalla loro tradizione politica, e che condivido l’idea che in un momento di grande difficoltà politica bisogna puntare sulle persone capaci e meritevoli, quello che mi colpisce è come si fa in fretta a cambiare opinione, in particolare quando c’è da tutelare le proprie poltrone. Sono gli stessi che in quella sede romana, invece di sostenere la rivendicazione più volte ammonita a voce alta, da Sergio Abramo e da Piero Aiello, cioè di un catanzarese per la guida della Regione, e per di più dello stesso partito e schieramento politico, si sono affrettati a chiudere accordi e, visto che si trovavano nella città simbolo del cristianesimo, “vendersi” politicamente, per 33 denari. Noi ci chiediamo. Che fine ha fatto l’amore e la bandiera di Catanzaro tanto sventolata in passato? Era vero amore o opportunismo politico? E le calunnie sperperate contro di me ? Perché non mettere sul tavolo le candidature di Aiello e Abramo che a Catanzaro il centrodestra gli fa credere di avere tutte le carte in regola e il massimo sostegno per provare a ricoprire quel ruolo ? Mi va di pensare che stracciarsi le vesti per far eleggere Abramo alla presidenza della Provincia è stato un espediente per mandarlo anticipatamente in pensione? E Abramo che aveva promesso fuoco e fulmini nel caso in cui il candidato non fosse stato del Capoluogo di regione starà buono, buono pur di mantenere una poltrona secondaria? E Aiello darà seguito alla formazione di un terzo polo, oppure si trattava solo una manovra strategica per rivendicare a se la candidatura a governatore? E tutte le espulsioni, le dimissioni di consiglieri e assessori, rimpasti di giunta minacciate a seguito dei risultati delle elezioni provinciali che fine hanno fatto? “Indietro tutta” oppure Abramo ha fatto suo il proverbio “ Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico” ? Oppure come recita quel detto calabrese in cui l’unica ambizione non è quella di avere un “gregge” più grande ma sperare nella morte delle pecore del vicino…

Sergio Costanzo consigliere comunale #fareperCatanzaro


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