Costanzo a Migliaccio e Lonetti: "Tutte balle"

Martedì 18 Settembre 2018 07:25 di Redazione WebOggi.it

"Prendo atto della nota di emessa a mezzo stampa dall’Assessore al ramo Migliaccio, in riscontro alla mia segnalazione circa la discrezionalità adottata dal settore Urbanistica per la perimetrazione vincolistica applicata alle aree retrostanti la zona portuale di Catanzaro lido, e registro con grande soddisfazione che la mie evidenze abbiano sortito un primo importante effetto, questo si, utile alla collettività: ho costretto l’assessore Migliaccio a leggere la determina in oggetto, la 2039 del 26/07/2018, prodotta dai suoi uffici, peraltro in applicazione ad una delibera politica di indirizzo dell’ 1/3/2017, e questo è già un grande passo importante. Peccato che l’ arduo ed inusuale (per lei) lavoro di lettura abbia mandato in confusione l’assessore; e che, purtroppo, tale gesto, postumo e tardivo, nessuna garanzia offra a favore della auspicata correttezza ed efficacia amministrativa, circa la naturale (e non forzata ed indotta, come nel caso di specie) continuità tra linee di indirizzo politico e conseguenti azioni attuative da parte degli uffici amministrativi di competenza. Anzi, al contrario, denuncia la disabitudine ed incapacità in materia di tutela dell’interesse pubblico. Ma qui si chiederebbe davvero troppo… ci accontentiamo. Dicevo, l’assessore, per incompetenza e disabitudine alla corretta pratica amministrativa , va in confusione leggendo la determina; e lo fa evidenziando un aspetto che dovrebbe normalmente essere superfluo, non bisognoso di evidenza, ovvero che la determina in oggetto non sottende ad alcun favoritismo o logica clientelare….in sostanza, si sforza a precisare condizioni evidentemente indiscutibili in un atto pubblico, considerandole come contenuto straordinario anziché ordinario; tipico di chi non ha nelle proprie corde questi principi. Evidentemente per questa amministrazione gli atti prodotti possono, straordinariamente, non contenere aspetti illegittimi, e questo occorre evidenziarlo. Nè era stato sollecitato oltremodo tale rischio in maniera diretta; sulla base di una semplice e ragionevole considerazione, avevo segnalato come la definizione degli ambiti territoriali da sottrarre ai benefici del c.d. Piano Casa fosse stata svolta arbitrariamente, senza disporre di alcuna verifica ed indagine oggettiva in merito; ne, sovvertendo le consuete procedure urbanistiche, erano state tenute in considerazione circostanze basilari per la determinazione dei comparti, quali iniziative private (interventi insediativi) e pubbliche ( riqualificazione dell’area portuale) in itinere nell’ambito territoriale di riferimento. E la illegittimità della procedura era stata messa nero su bianco dal dirigente (in)competente, il quale dichiarava testualmente, nel corpo della determina come il settore “non è riuscito a predisporre il predetto atto con le opportune analisi e verifiche territoriali finalizzate alla certezza e conseguente trasparenza applicativa della perimetrazione delle predette aree”, riconoscendo, di fatto, un condotta basata sulla discrezionalità interpretativa. Ed allora, e mi rivolgo alla Migliaccio, delle due l’una: o si è prodotto un atto dichiaratamente illegittimo, quindi non rispettoso degli interessi collettivi, e qui ci spieghi subito a beneficio di chi è rivolto, o si è agito nella totale incompetenza, disattendendo le obbligatorie procedure amministrative che assicurino i principi di trasparenza (concertazione, verifiche ed analisi urbanistiche, etc), lasciando spazio a cattive interpretazioni. Non esiste una terza via, perché non possiamo credere all’assurda connivenza tra illegalità ed incompetenza (sarebbe un primato assoluto). Ed allora, per nostro dovere, la eventuale illegalità dell’atto la sottoporremo alla verifica della procura; sulla incompetenza, dovrà evidentemente attivarsi chi è formalmente titolato alla rimozione del dirigente ed al ritiro delle deleghe all’assessore, onde evitare futuri successivi danni ancor più gravi. Con questa forma di collaborazione conseguiremo un fondamentale servigio alla collettività, e certamente un ottimo risultato sulla qualità della condotta amministrativa, a favore del pubblico interesse. Ed al Sindaco questo compito non dovrebbe risultare molto difficoltoso, in quanto la Migliaccio attribuisce di fatto anche a lui le colpe di questa vicenda, in qualità di suo predecessore all’Urbanistica al tempo delle Delibera di CC del 1/3/2017 ; e lo fa, palesemente, quando sostiene , sempre nella nota diffusa a mezzo stampa, che la determina applica "una parità di trattamento dei cittadini ….è stata emessa in totale conformità alle normative anticorruzione, in quanto elimina il potere discrezionale interpretativo in fase istruttoria, così come adeguatamente motivato nell’atto di determina”. Vale a dire che la determina sgombera il campo dall’ombra della discrezionalità, aspetto che invece, a suo dire, si insinuava certamente nelle precedenti fasi amministrative, ovvero nei contenuti dell’atto precedente promulgato, quindi la Delibera di C/C promossa da chi all’epoca deteneva le deleghe all’ urbanistica: il sindaco Sergio Abramo. Prendo inoltre atto della nota di risposta esilarante dell’impiegato comunale Lonetti, attore principale della presente vicenda, il quale, in un esercizio inutile e sterile di acrobazia lessicale, cerca di convincerci che l’atto prodotto è stato sviluppato sul principio di legalità e trasparenza, con parità di trattamento. E lo fa, come nel suo solito stile, dividendo la responsabilità con altri colleghi. Senza troppi sforzi, ci spieghi l’impiegato come i principi di legalità richiamati siano stati applicati, se non è stata prodotta, per sua stessa dichiarazione, alcuna documentazione a sostegno delle scelte urbanistiche di vincolo attuate, nessuna verifica od analisi socio-economica, nessun tavolo di concertazione con i soggetti interessati quali proprietari o attuatori di iniziative (a meno che non si tratti di tavolo “privati” dei quali solo lui e qualcun altro sono a conoscenza),nessun riferimento alle funzioni pubbliche già da anni previste nell’area portuale, sin dalla formulazione ed approvazione da parte dell’amministrazione del progetto preliminare di riqualificazione del comparto. Nulla di nulla che possa confermare oggettività e principio di trasparenza sulle determinazioni assunte lasciando sull’operato , al contrario, il campo aperto alla discrezionalità interpretativa; in caso contrario l’impiegato ci esibisca quanto prodotto in merito alle procedure di trasparenza sopra richiamate, questo per fugare qualunque dubbio, a cospetto di tutti i cittadini, circa la illegittimità delle scelte adottate, altrimenti le parole non servono a nulla se non supportate da atti ufficiali. Circa gli auspici dell’ANAC , che l’impiegato sostiene di aver perseguito, non si preoccupi il buon Lonetti, sarò io a trasmettere, unitamente alla procura competente, la documentazione all’ ANAC per opportuna segnalazione ed eventuali, conseguenti, verifiche sulla correttezza amministrativa degli atti da lui prodotti. Forse, messo alle strette, potrà anche spiegarci come mai la sua parte politica, quella che per “benevolenza” l’ha promosso da impiegato semplice a ruolo dirigenziale, era assente in aula il giorno della approvazione della Delibera di C.C. che ispira la disastrosa determina da lui creata. Era un puro caso?... Vedremo. Lo stesso impiegato non indugia, nel suo incessante percorso di autoglorificazione professionale, ad incensarsi sfoggiando la paternità di presunte virtuose azioni amministrative che, a suo dire, hanno dato lustro alla Città di Catanzaro su tutto il territorio nazionale. Mente sapendo di mentire, perché in entrambi i casi da lui citati, le azioni personalmente condotte sono state oggetto di scherno, richiami e segnalazioni di illegittimità amministrativa (non è una novità) da parte di ordini professionali, sindacati, associazioni di categoria, fino alle aule parlamentari. Una vera figuraccia per la nostra comunità a cospetto dell’intera nazione, motivata unicamente da frustrazione, testardaggine e puntiglio personale, che ha messo negativamente in gioco il nome della nostra città alla ribalta nazionale, e che nulla ha a che vedere con la pratica amministrativa nell’interesse collettivo; circostanze per le quali, fossi il sindaco, lo chiamerei ai danni, d’immagine e finanziari, a favore del comune. In entrambi i casi, contrariamente a quanto l’impiegato voglia far credere, si sono perpetrati indubbi danni economici per le casse comunali. Ma andiamo per ordine. Nel caso del PSC, nonostante le segnalazione e le diffide, pur di negare i compensi dovuti ai professionisti che si candidavano alla redazione dello strumento urbanistico, avvilendo la prestazione professionale a costo “0”, l’impiegato ha trascinato il Comune in un capriccioso contenzioso senza fine; controversia che peraltro, probabilmente, stando agli ultimi sviluppi, si concluderà addirittura con la assegnazione dei servizi al ricorrente. Vale a dire, oltre al danno la beffa. Con questa condotta riottosa ha messo l’amministrazione in un vortice di lungaggini, motivate esclusivamente da bizze personali, che hanno determinato uno slittamento di tempi a tal punto che, ancora oggi, il Comune non dispone del suo strumento di pianificazione aggiornato, condizione che incide negativamente sullo sviluppo edilizio, produttivo, infrastrutturale e socio-economico dell’intero territorio. Inoltre, sempre per il differimento temporale causato dai contenziosi intrapresi, si è usciti fuori termine per l’attribuzione di premialità, a valere su di risorse finanziarie comunitarie, previste dalla L.R. 28/2016 a favore dei comuni che si fossero dotati del PSC entro la scadenza prefissata. Un disastro, che il soggetto, ribaltando la lettura dei fatti, eleva addirittura a condotta amministrativa virtuosa; e questo i cittadini devono saperlo. Nel caso del Bando per l’affidamento dei servizi di architettura ed ingegneria per l’area portuale di CZ Lido, siamo al solito ritornello. Gli ordini professionali, i sindacati, le associazioni di categoria, vanno giustamente in rivolta alla pubblicazione del bando, con tanto di diffide e segnalazioni, avendo riscontrato irregolarità circa la determinazione dei compensi da porre a base di gara, anche qui quantificati abbondantemente al di sotto delle parcelle previste per LEGGE. Ma il nostro valoroso impiegato, noncurante di segnalazioni e diffide, nella solita azione personalistica ed autoreferenziale, non fa una piega: procede senza rivedere i contenuti del bando oggetto o avanzando richiesta di pareri in merito, mantenendo i rilevi di illegittimità segnalati, circostanza che condurrà a sicuri contenziosi, con conseguente rischio di disimpegno del finanziamento da parte della Regione Calabria. Lo stesso, imperterrito, sostiene addirittura che la riduzione dei compensi è un vantaggio per l’amministrazione, in quanto cagiona, a suo dire, un futuro risparmio nel contenimento delle spese. Ma anche qui mente, sapendo di mentire. Intanto perchè i compensi ridotti a base di gara altro effetto non hanno, se non quello di contenere i ribassi in sede di presentazione delle offerte economiche da parte degli studi professionali; sostanzialmente si manterrebbe una equivalenza di costi, in quanto studi e professionisti partecipano alla gara se, ribasso applicato, reputano remunerativa l’offerta proposta, a prescindere dell’importo messo a base di gara. Vale a dire, a titolo di esempio che, anzichè avere ribassi medi dell’X%, si avranno ribassi dell’ X-a%, dove “a” è la scontistica applicata alla fonte dall’amministrazione; quindi a saldo invariato, senza alcun risparmio. Pertanto, in questo caso, si otterrà solo più contenuta partecipazione da parte di soggetti titolati per i servizi in gara, in quanto rinunceranno alla adesione al bando giudicando poco appetibili le condizioni economiche dei servizi messi a gara; una condotta dunque, da parte dell’amministrazione, sorda e testarda, in spregio ai principi di “più ampia partecipazione” e “trasparenza” auspicati dal legislatore in materia di lavori pubblici. In secondo luogo, anche se fosse vero quello che sostiene l’impiegato, le eventuali economie sui servizi tecnici non resterebbero nella disponibilità delle casse comunali; trattandosi infatti di fondi comunitari, le risorse non spese dagli enti attuatori, per Legge, verranno congelate e restituite di filato all’ente finanziatore.Tutte balle, dunque. Ma si sa, il povero Lonetti va anche un po’ compreso; non disponendo di strumenti e conoscenze tecniche adeguate, si arrangia come può, ricorrendo sovente ai criteri approssimativi tipici dei mercati ortofrutticoli, chissà, forse per maggiore dimestichezza".

Consigliere Comunale #fareperCatanzaroSergio Costanzo


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