Comunali Catanzaro, blackout Pd: la politica dei Generali ha logorato l'esercito

Sabato 18 Febbraio 2017 09:26 di Redazione WebOggi.it

Sul percorso che conduce alle prossime elezioni comunali di Catanzaro, il centrosinistra sembra avere avuto un improvviso blackout. La colpa è soprattutto del Pd, messo con le spalle al muro dalle vicende romane, che potrebbero già domani determinare una scissione del partito, e dal centro, targato Ncd-Udc. Già, perchè il colpo di scena che potrebbe vedere piena concretezza nelle prossime ore, vale a dire la rinnovata alleanza tra il centro catanzarese ed il centrodestra, sembra aver prodotto uno scacco matto sulla scacchiera delle prossime amministratve nel capoluogo di regione.

E se nel centrodestra l'ultimo nodo da sciogliere sembra essere la candidatura a sindaco, dopo le certezze venute meno su Sergio Abramo, nel centrosinistra permane un problema assai più grosso: chi è il centrosinistra a Catanzaro?

Un'eventuale coalizione unita in una battaglia contro il centrodestra, infatti, è ancora tutta da costruire e la tendenza generale, per ora, è il vagar per fatti propri. C'è chi guarda a Nicola Fiorita e chi a Maurizio Mottola D'Amato, i due candidati a sindaco che al momento possono incarnare un profilo adeguato, ma la spaccatura è profonda e, forse, insanabile da qui alle elezioni.

E' vero che gli appelli lanciati da Ernesto Magorno, segrretario regionale del Pd, da Enzo Bruno e Domenico Giampà, segretario provinciale e segretario dei giovani del partito, sono tutti orientati all'unità del Pd, ma è anche legittimo chiedersi quale sia stata o quale possa essere la visione politica ed unitaria del Pd.

Perchè è da anni che tra i democratici sfilano solo leader autoreferenziali, che hanno dimostrato, proprio in questa premessa di campagna elettorale, quanto siano rappresentativi di singole e svariate posizioni politiche, finalizzate più alla tutela delle postazioni che alle tematiche pubbliche. Nessuno parla di cosa è necessario fare per Catanzaro. 

Non può farlo il "cosentino" Magorno, al quale da Roma è stato affidato il compito di gestire le elezioni a Catanzaro. Lui che recentemente ha incassato sconfitte elettorali persino dove era difficilissimo perdere.

Ma Magorno ha pensato bene di assegnare la responsabilità al sindaco di Decollatura Anna Maria Cardamone, che ha tentato di ricomporre un puzzle senza tuttavia avere i pezzi a disposizione per completarlo. 

E così la Cardamone è stata superata dai vari Enzo Ciconte, Arturo Bova, Tonino Scalzo e Flora Sculco. I consiglieri regionali hanno avviato personali incontri con Ncd-Udc, e i troppi interlocutori avuti, hanno spinto il senatore Piero Aiello e tutto il centro a cercare confronti più pratici, credibili ed affidabili, poi ottenuti incrociando il centrodestra, rappresentato ai tavoli dal coordinatore provinciale di Forza Italia, Mimmo Tallini.

E proprio Tallini, che di strategia politica ha avvero poco da imparare, si sta avviando verso la realizzazione di una coalizione vincente, non solo sul piano elettorale, ma soprattutto sul piano politico.

Tale disegno, fosse realizzato, sarebbe devastante e, probabilmente letale, per il Pd catanzarese e calabrese. Perchè la famigerata unità del Pd, alla quale si richiamano in queste ore Magorno, Bruno e Giampà, come tutti sanno, nel Pd, da quando esiste, non vi è mai stata.

Appare fin troppo evidente, infatti, come la politica dei troppi Generali abbia logorato ed annientato l'esercito di centrosinistra.

A. M.


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