Cisal: "Tansi denunci in Procura non su Facebook"

Lunedì 09 Gennaio 2017 11:38 di Redazione WebOggi.it

"Pare che, finalmente, con l'arrivo del nuovo anno la nebbia che aleggiava sul Settore di Protezione Civile della Regione Calabria ed in particolare sull'operato del dirigente, Carlo Tansi, si stia diradando. Gia' per tutto il 2016 questo sindacato ha tentato di far capire ai vertici amministrativi della Regione Calabria che le esternazioni estemporanee di Carlo Tansi fossero degni piu' di una comune massaia che di un professionista bilanciato che dirige, per altro, un settore importantissimo dell'Ente". E' quanto si legge in una nota della Cisal. "Come sindacato, la Cisal, ha puntualmente documentato corposo dossier probante l'incapacita' e la scorrettezza di Tansi nel porre in essere una campagna mediatica che non solo appare fine a se stessa ma si fonda su un gratuito discredito dell'immagine dell'ente regionale e dei suoi lavoratori, soprattutto quelli della Protezione civile. Il corposo dossier - spiega il comunicato - e' stato consegnato ai competenti uffici della Regione Calabria e contestualmente e' stato richiesto l'avvio di un procedimento disciplinare i cui esiti ancora oggi non sono noti. Con velata soddisfazione prendiamo atto che, di recente, anche il presidente Oliverio abbia iniziato a prendere le distanze dal modo di fare del dirigente Tansi, in particolare con riferimento alle continue esternazioni e farneticazioni che quest'ultimo pubblica continuamente sulla propria pagina Facebook. Ci chiediamo se puo' un dirigente regionale continuare ad utilizzare il proprio profilo Facebook cosi' come lo utilizza Tansi e se ci sia qualcuno, oltre a noi, che gli abbia mai detto che occorre, in un ruolo come quello da lui ricoperto, mantenere fede ad un codice deontologico consono con la funzione che egli stesso ricopre. Esiste forse differenza tra un comune 'dipendente' regionale e un 'dirigente'? Noi crediamo di no e siamo certi che se tale comportamento lo avesse tenuto un 'dipendente', anziche' un 'dirigente', il procedimento disciplinare sarebbe stato gia' certamente applicato. Sulla scorta della valutazione della documentazione da noi prodotta in data 17 ottobre 2016, avevamo chiesto di volere accertare se la reiterata attivita' di esternazione del dott. Carlo Tansi abbia violato: il dpr numero 62/2013 - articoli 3-12-13 e 16 e il Ccnl della dirigenza dell'Area II del 22 febbraio 2010 - articoli 5 e 7. Nessuna risposta abbiamo ricevuto in tal senso. Nonostante il nostro intervento - prosegue la nota -, ancora oggi ci rendiamo conto che lo stile di Tansi e' rimasto sempre lo stesso: dichiarazioni scomposte, accuse senza nomi e cognomi, illazioni fumose e prive di una qualunque base certa. La domanda sorge spontanea: chi permette tutto questo? Chi sponsorizza Tansi? Da chi e' protetto? In una recente intervista rilasciata sempre dal dott. Tansi, si legge che si sarebbe guadagnata l'inimicizia del sindacato Cisal per aver ridotto lo stipendio di alcuni amministrativi della Protezione civile che arrivavano a guadagnare 7 mila euro netti il mese. Appare inverosimile, a nostro giudizio, che siano state elargite cifre cosi' elevate, oltretutto senza che l'ufficio del personale della Regione Calabria abbia sollevato alcuna eccezione. Il sindacato Cisal ha come obiettivo la difesa dei diritti dei lavoratori in ossequio, sempre, alla normativa vigente e senza voler contrastare con quest'ultima. Cio' che si contesta a Tansi - evidenzia la Cisal - e' il suo modo di fare 'denuncia' e oggi questa condotta viene, finalmente, evidenziata anche dal presidente Oliverio. Potremmo chiedere, persino, che ci sia riconosciuto il primato nell'aver denunciato, anzitempo, il comportamento scomposto del dott. Tansi, ma poiche' abbiamo maggiormente a cuore gli interessi dei lavoratori, desideriamo e pretendiamo che si trovino le soluzioni ai problemi che ruotano attorno ed all'interno della Regione Calabria e per i quali la politica e' chiamata in causa. Restiamo convinti che queste denunce si debbano fare in Procura e non sui social. La denuncia su social lascia il tempo che trova, semmai e' utile a caricare emotivamente la massa, rendendo un pessimo servizio alla verita' e alla societa', infangando gente". "Prenda atto Tansi del nostro invito e si assuma precise responsabilita' non limitandosi a fare semplice demagogia. A nulla - conclude la Cisal - serve ottenere il consenso della massa se poi non si agisce concretamente per il conseguimento della giustizia. Non si possono invocare diritti se viene meno l'adempimento dei propri doveri, e la denuncia e' un dovere, soprattutto quando riguarda la pubblica amministrazione, la quale, alla presenza di una denuncia qualificata, e' tenuta a svolgere un'attivita' istruttoria necessaria per l'avvio di determinati procedimenti".


Galleria Fotografica




Notizie più lette