
Catanzaro Servizi, Gruppi minoranza ad Abramo: "Alla faccia del rinnovamento"
Mercoledì 25 Ottobre 2017 18:05 di Redazione WebOggi.it
Testo della dichiarazione diramata dai gruppi consiliari di #Fare per Catanzaro, Svolta democratica, Cambiavento e Socialisti & Democratici per Mottola D’Amato
“Non c’è niente da fare. Quello strano virus che pervade l’agire politico del Sergio Abramo sembra stia per colpire ancora. Non potendo “ancora” sostituire qualche componente della sua giunta, Abramo sembra essere stato colpito da quella irrefrenabile “ ansia di prestazione” che lo porta a comportarsi come il presidente Zamparini, il quale, nei suoi trascorsi calcistici al Venezia prima e al Palermo ora, ha sollevato dall’incarico 50 allenatori. Il sindaco dopo essersi limitato a sostituire, nella scorsa consiliatura, una decine di assessori, oggi la stessa “sintomatologia” lo porta a cambiare “forse” il presidente della Catanzaro servizi. Sembra che questa “sindrome” sia più forte di lui. Deve a tutti i costi battere il record di Zamparini. Di strano in questa ennesima vicenda di pessima amministrazione della cosa pubblica, c’è che da un imprenditore ci si aspetterebbe “continuità” e “stabilita” nell’amministrare una azienda che se gestita bene, potrebbe consentire al nostro comune forti utili e un considerevole ritorno di immagine. Ma tant’è. Si continua invece a ragionare, con il sindaco Abramo in testa, con il vezzo della prima Repubblica. Quello di Checco Zalone per intenderci. Dove le partecipate sono considerate carrozzoni dove collocare amici, parenti, trombati e capo elettori senza curriculum, titoli appropriati e esperienza nel campo. Tutto, quindi, a esclusione di manager preparati alla gestione di una azienda e di un capitale umano che se gestito in maniera ottimale, potrebbe dare grandi risultati. La prima Repubblica, dicevano quindi che magari avrebbe, tranquillamente, visto attore co-protagonista di un bel film hollywoodiano “Tutti gli uomini del Presidente” con Robert Redford e Justin Offman che narra della vicenda dello scandalo watergate. Alla fine il presidente Nixon si dimise, Abramo non lo farà perché come lui stesso sostiene sulla stampa” Se lascio il Comune si ferma tutto”. Alla faccia del dichiarato rinnovamento che sventolava in campagna elettorale. Un rinnovamento di facciata negli uomini che hanno il compito di fungere da specchio magico della favola di Biancaneve “Chi è il più bello del reame?”, mentre per i posti che contano sa lui come comportarsi”.
