
Carè (Cicas): "Città deprimente"
Lunedì 11 Dicembre 2017 10:39 di Redazione WebOggi.it
Pier Paolo Pasolini così definiva, correva l’anno 1964, Catanzaro. A distanza di 54 anni quelle definizioni si sono amplificate, in qualche modo istituzionalizzate. Mentre burocrati e politici locali si scontrano per la presidenza della Camera di commercio, la città continua a deprimere e a deprimersi, a intristirsi e a intristire. Non c'è una seria iniziativa che vada nel segno opposto in nessun settore. Solo, ciclicamente, si “organizzano” tavoli per far ripartire il cuore della città capoluogo di regione. Facendo sempre cilecca, della serie dilettanti allo sbaraglio. Eppure, nonostante la crisi economica che da anni affligge il Paese, e che solo ultimamente sembra allentare la morsa, realtà diverse e anche piccole si organizzano riuscendo a smuovere le nebbie presenti e a intravedere la luce in fondo al tunnel. Catanzaro invece vive nel buio. Da anni attendiamo segnali di metamorfosi per la città, quantunque piccoli. Più che altro i già ricordati amministratori e burocrati ci parlano di grandi opere e dimenticano le cose basilari per rendere vivibile e decorosa una città (pulizia, manutenzione impianti e arredi, decoro proprietà pubblica e privata, servizi essenziali di mobilità). Ora, vorremmo dire che, nonostante le condizioni correnti, la nostra città è tuttavia apprezzata dai visitatori nazionali e internazionali per le sue caratteristiche naturali e per la sua semplice bellezza. Il cittadino catanzarese in genere non apprezza queste peculiarità, forse per mal posta abitudine e colpevole disaffezione. L'Amministrazione, in sovrappiù, non riesce a imporre una sua azione coerente, rincorre in modo confusionario uno stile, cerca di fare ma non riesce. Abbiamo al governo cittadino una inesperta e confusionaria maggioranza e una opposizione che si limita a mettere in evidenza queste situazioni senza proporre. Insipienza? Salvaguardia di interessi particolari? Complotti per fare morire la città? Non credo. Una riflessione su questi temi farebbe bene a tutti. Si potrebbe ripartire dal considerare che il bene della città è interesse comune. Mentre ciò che non va risalta maggiormente nel periodo delle feste: è uno squallore vedere corso Mazzini vuoto, scorgere la mancanza di entusiasmo nel volto della gente, ascoltare i sordi mugugni dei cittadini sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda. Occorre svegliare la città. Non è facile, ma al momento ci basterebbe la comune volontà di tutti gli amministratori senza reciproci rancori e piccole ripicche, insieme alla rinuncia dei cittadini agli sterili piagnistei. Sarebbe il giusto avvio sulla strada di una città meno burocratica, divertente ed eccitante. ·
Mariano CARE’ · Dirigente CICAS Catanzaro
