Camera di Commercio Catanzaro: gli accordi democratici non contano nulla

Venerdì 01 Dicembre 2017 10:00 di Redazione WebOggi.it

"Il Ministero ritiene che l’insediamento del Consiglio della Camera di Commercio di Catanzaro non appare legittimato alla luce delle disposizioni normative". E' questa la risposta velatamente seccata che la Regione Calabria diffonde atraverso un comunicato in seguito alla vicenda relativa all'elezione del consiglio e del presidente camerale a Catanzaro.

E a nulla sembrano essere serviti i tanti comunicati di politici, sindacati e associazioni di categoria che hanno chiesto indipendenza nella scelta che deve essere espressione del territorio, senza mascherarsi da commissario scelto dai vertici di Governo.

La Regione indossa quasi i panni di Ponzio Pilato, a legger bene tra le righe. Addossa la responsabilità della sospensione delle decisioni prese in corso di consiglio camerale e sancite dal turno elettorale svolto dai componenti dell'ente catanzarese totalmente al ministero. 

Una vicenda, questa, che è diventata quasi un paradosso. Già, perchè di rado succede che la politica locale sia unita e concorde nelle scelte delle poltrone. Una sintonia che invece sta emergendo sul territorio da parte di tutti i protagonisti in campo.

Ma questo non è bastato a sancire il diritto dell'autonoma rapppresentanza. Perchè il Governo non riconosce legittimo quanto accaduto rispetto alle normative.

Ieri la Cgil ha messo in evidenza il sospetto che tale sospensione abbia a che fare con la fusione camerale in atto tra Catanzaro, Crotone e Vibo. E' davvero questa la questione centrale della disputa? Malizia del sindacato o verità politica?

La seconda possibilità, ad osservare la totale chiusura con tanto di "io non c'entro nulla è colpa del ministero" che traspare dalla posizione assunta dalla Regione Calabria, sembra tuttavia plausibile. A rimetterci, però, è ancora una volta il ruolo di capoluogo di regione di Catanzaro. 

Un paradosso senza fine, insomma. C'è un accordo totale, ma non vale nulla. Non valgono accordi democraticamente presi e scelte democraticamente fatte. Secondo il Governo le normativve dicono altro. Ma siamo alla vigilia delle elezioni politiche, e forse conterà anche questo. 

A. M.


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