Bosco-Fiorita: "Verde pubblico il pasticciaccio brutto delle esternalizzazioni"

Giovedì 26 Aprile 2018 12:09 di Redazione WebOggi.it

“L’affidamento all’esterno del servizio globale di manutenzione del verde pubblico consentirà all’amministrazione di ottenere notevoli risparmi, pari a circa il 50% delle somme utilizzate fino all’anno scorso, e di aumentare l’efficienza sul fronte della riqualificazione delle aree verdi del capoluogo”. Con queste parole, circa un anno e mezzo fa, il sindaco Sergio Abramo annunciava trionfalmente di aver trovato la formula magica per risparmiare denaro e assicurare al contempo un servizio di gestione del verde cittadino di qualità: affidare tutto ai privati. Il classico coniglio dal cilindro che spunta fuori all’improvviso e che diventa uno dei connotati caratteristici del modello Catanzaro, meritevole, per il centrodestra, di essere esportato in altre realtà. Forse il sindaco era troppo impegnato ad impartire a destra e manca lezioni su come si amministra la Regione, la Provincia e la Sorical (prossimamente immaginiamo che toccherà anche ai ministeri, impegnati a complottare pure sui codici generati in automatico dai programmi facendo perdere importanti finanziamenti alla nostra città, ma alle altre no) e gli è sfuggito un piccolo particolare, così il nostro ruolo ci obbliga ad informarlo che l'esperimento è andato male. O meglio, per lui che ci ha costruito sopra una campagna elettorale le cose sono andate bene, è per i cittadini che l’affidamento ai privati della cura del verde pubblico si è rivelato una vera e propria tragedia In qualsiasi area della città i proclami di efficienza ed efficacia sono travolti dall'ombra dell'erba alta e dal dominio dell'incuria. Anche sugli ipotetici risparmi dovremmo rifare i conti, aggiungendo all'importo dell'appalto i lavori di manutenzione straordinaria autorizzati fuori sacco e l'impiego, nonostante un capitolato speciale d'appalto che chiaramente non lo consente, dei dipendenti della Catanzaro servizi che sono pagati a parte. I problemi certificati dell'Ati aggiudicataria, insieme a pesanti recriminazioni della seconda classificata come appreso dalla stampa (nessuno sapeva niente?) non fanno che ingarbugliare la situazione, anche dal punto di vista amministrativo. Un pasticciaccio brutto, che diventa più brutto ogni giorno che passa. In una qualsiasi altra città del Paese, il Sindaco ammetterebbe di aver fallito e chiederebbe scusa pubblicamente. Poi, si metterebbe al lavoro per rimediare a assicurare una volta per tutte la gestione ottimale del verde pubblico. Ma questo non avverrà, il modello Catanzaro non contempla le scuse, casomai i fallimenti sono sempre colpa di qualcun altro. Tanto meno, allora, è da attendersi una riflessione seria sui limiti non di questa Ati ma della strategia complessiva che guida le scelte di Abramo. Perché quello che andrebbe riconosciuto è che ad aver fallito è prima di ogni altra cosa il paradigma dell'esternalizzazione, che in questo come in altri campi non ha prodotto i risparmi annunciati, non ha alzato la qualità dei servizi  ma di riflesso ha impoverito competenze e abilità di dipendenti pubblici che svolgevano la propria attività al meglio delle proprie possibilità  e oggi assistono al fallimento, lautamente ricompensato, dei privati.  

Gianmichele Bosco

Nicola Fiorita


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