Bosco-Fiorita: grave la mancata costituzione del Comune di Catanzaro nel processo Jonny

Mercoledì 01 Agosto 2018 10:42 di Redazione WebOggi.it

La lotta alla mafia richiede competenze, energie, sensibilità e determinazione che evidentemente l’attuale amministrazione comunale non possiede. La (gravissima) mancata costituzione del Comune di Catanzaro nel processo Jonny è stata motivata con una nota stampa che con un po’ di benevolenza si può definire illogica, contraddittoria ed estremamente preoccupante. Sostiene il Comune di non aver ricevuto nessuna notifica in ordine alla possibilità di costituirsi come parte civile nel processo né di essere stato individuato come parte offesa. Ma qualche rigo dopo l’estensore della nota ammette che non è necessario ricevere una notifica per potersi costituire come parte civile, così come non è necessario essere individuati come parte offesa, come dimostra la circostanza che  il comune di Isola Capo Rizzuto, il ministero dell’interno e l’agenzia delle entrate (solo per citare gli organi pubblici) si sono costituiti come parte civile pur non essendo individuati come persone offese nel decreto che dispone il giudizio. Sostiene incredibilmente la stessa nota che l’amministrazione non ha ravvisato negli atti del processo Jonny gli estremi di un possibile danno per il Comune di Catanzaro. C’è da restare sbalorditi: dagli atti di indagine emerge un quadro della città sconcertante, un’economia cittadina soggiogata alla forza criminale della cosca di Isola Capo Rizzuto, interi quartieri in cui il racket è diventato sistema, imprenditori vessati e senza via d’uscita. Eppure il comune non si sente persona offesa! Sarà bene ricordare allora a questa amministrazione ciò che dovrebbe essere ovvio: le associazioni mafiose producono danni non solo alle vittime del loro operato (imprenditori e cittadini), ma anche, in termini meno concreti ma innegabili, alle intere comunità locali che ne subiscono la presenza. Discredito, lacerazioni dei rapporti sociali, perdita di opportunità lavorative. Partecipare come parte civile al processo penale ha anche una funzione simbolica molto evidente, "dice" ai cittadini che la comunità locale partecipa al ripudio del fenomeno mafioso e contribuisce alla ricerca della punizione dei responsabili, “dice” agli operatori economici che hanno trovato la forza di denunciare che il comune é con loro ma soprattutto “dice” agli operatori economici che non hanno ancora trovato il coraggio di denunciare che non sono soli e che l’amministrazione comunale sarà al loro fianco nel percorso di legalità e giustizia. D’altra parte per giurisprudenza pacifica si ritiene che “l'operatività dell'associazione criminosa nell'ambito territoriale di un Comune, nonché l'inevitabile clamore mediatico che ne consegue, configura un eclatante danno all'immagine del Comune medesimo, riferito al fatto che la comunità locale e la sua rappresentanza istituzionale possano essere associate alla presenza di organizzazioni criminali e al pericolo derivante dai reati da loro commessi e potenziali, e legittima il Comune a costituirsi parte civile per domandarne il ristoro”. Come ammette la stessa nota in oggetto, il Comune di Catanzaro ha semplicemente deciso di non costituirsi in giudizio, in fondo trasmettendo il messaggio falsamente rassicurante che la mafia a Catanzaro non c’è e che tutto va bene. E’ la solita strategia dello struzzo di cui questa amministrazione è maestra, basti pensare che anche quando il Comune è stato individuato come parte offesa ( processo Catanzaropoli) l’amministrazione ha deciso di non costituirsi come parte civile. Vincere le mafie e la corruzione non è facile, ma è certamente impossibile se si decide di non combatterle. E anche di questo l’amministrazione comunale in carica, forse la peggiore di tutti i tempi, dovrà rendere conto alla stragrande maggioranza dei cittadini di Catanzaro, che la mafia non la vogliono e la vorrebbero ributtare lontano dal proprio territorio e dalla propria vita.

Gianmichele Bosco

Nicola Fiorita


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