Anpi verso il 25 Aprile, “Il ruolo della donna nella Resistenza”

Giovedì 19 Aprile 2018 17:18 di Redazione WebOggi.it

Dare voce alla Resistenza delle donne. Questo il senso dell’appuntamento organizzato dall’ANPI per Domenica 22 alla libreria Ubik per le ore 18. Prima la proiezione del docufilm “Bandite” e a seguire gli interventi sul ruolo delle donne nella Resistenza Italiana. La storiografia ha spesso trascurato l’entità  e l’impegno determinante portato dalle donne nella lotta di Liberazione. Negli ultimi anni le cose sono cambiate e non si parla più di “contributo” dato alla Resistenza ma di una partecipazione alla pari con tutti gli altri. Numeri importanti che da soli danno un quadro esauriente: 35.000 partigiane inquadrate nelle formazioni combattenti; 20.000 le patriote che hanno avuto funzioni di supporto; 70.000 le donne nei Gruppi di difesa conosciute con la sigla GDD; 16 medaglie d’oro; 17 quelle d’argento; 512 le commissarie di guerra; 683 le donne fucilate o cadute in combattimento; 1750 le donne ferite; 4633 furono arrestate e torturate dai tribunali fascisti; 1890 le donne deportate in Germania. Come si vede non solo staffette con ruoli secondari, ma donne in prima linea. Sarebbe davvero lunga la lista dei nomi, ne ricordiamo qualcuna a nome di tutte le altre: Tina Anselmi; Carla Capponi; Irma Bandiera; Livia Bianchi; Gina Morellini. Ancora quelle in vita come Paola del Din che compirà 95 anni tra poco, appartenente alle Brigate Osoppo. E poi la vice presidente nazionale ANPI Marisa Ombra conosciuta con il nome di battaglia “Lilia” che alle soglie dei 93 anni, e nonostante le precarie condizioni di salute, partecipa con entusiasmo a tantissime iniziative.  “Il documentario Bandite restituisce alla storia della Resistenza italiana, quella lotta di liberazione che fu anche espressione di parità e di eguaglianza tra i generi, quel momento in cui le donne escono dal ruolo storico di madre, casalinga e sposa per assumere quello di bandita, clandestina, partigiana.  Le donne non furono, come la storiografia ufficiale ci riporta, solo assistenti dei partigiani, cuoche o infermiere, in molte furono guerrigliere, pronte ad imbracciare le armi per la liberazione di tutti e tutte. Non solo il recupero di una parte della memoria storica, spesso lasciata nell’oblio, ma anche una sua ri-contestualizzazione per l’analisi del presente e come esempio per il rinnovamento sociale e politico del futuro.”                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                


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