Amministrative 2017, i numeri parlano chiaro: Abramo vince, il centrosinistra non esiste

Lunedì 26 Giugno 2017 09:10 di Redazione WebOggi.it

di Alessandro Manfredi - Il centrosinistra a Catanzaro non esiste. E’ questa la sentenza senza appello che è emersa dalle amministrative 2017 nel capoluogo di regione della Calabria. Stravince al ballottaggio Sergio Abramo, sindaco per la quarta volta, contro Vincenzo Ciconte, candidato del centrosinistra che esce con le ossa completamente rotte da questa esperienza.

Una sconfitta totale quella subita dal consigliere regionale del Pd, bocciato dai catanzaresi, che per la maggior parte hanno deciso di non andare a votare, piuttosto che affidare a Ciconte il cambiamento richiesto. Perché il vero dato certo delle ultime amministrative va ben oltre il risultato finale della competizione. Onore a Sergio Abramo, che scelto da 21.963 cittadini su poco più di 35mila elettori, ottiene il 64,39% e conquista una vittoria forse non immaginata nelle proporzioni, ma certamente prevista. Già al primo turno i segnali erano stati chiari.

Abramo al 39%, Ciconte al 31% e Fiorita al 23% era chiaramente un risultato indicativo sul fatto che i catanzaresi tendessero verso Abramo per affidabilità e verso Fiorita per rinnovamento, mentre Ciconte prendeva atto di avere 11 liste al 45%, ma di essere  vittima del voto disgiunto. E al ballottaggio Abramo ha semplicemente confermato i suoi numeri precedenti, mentre Ciconte è riuscito ancora a perdere oltre quattromila voti rispetto al primo turno. La matematica mette tutti d’accordo e quanto sostenuto appare evidente dai numeri: al primo turno Abramo aveva ottenuto 21.055 preferenze, al ballottaggio di ieri è arrivato a 21.963.

Ciconte da 16.453 è passato a 12.148. Dunque, è evidente che i catanzaresi da un lato hanno scelto Abramo, ma soprattutto, dall’altro, hanno bocciato senza mezze misure Vincenzo Ciconte. Chi sperava che il popolo di Fiorita avesse tra le sue priorità quello di mandare a casa Abramo si sbagliava, perché tanti hanno scelto di rimanerci loro a casa. Ha votato ieri il 47% degli aventi diritto, la percentuale più bassa della storia. Hanno votato 35mila cittadini, ma in 40mila, la netta maggioranza, sono rimasti a casa. Ecco, partire da questo dato è obbligatorio per analizzare la vittoria di Abramo e la sconfitta di Ciconte.

La vittoria di Abramo è entusiasmante, perché è ottenuta senza una buona fetta di poteri forti in città, senza alcuni imprenditori che erano stati precedentemente al suo fianco. Ha perso molti dei suoi più forti alleati della passata legislatura, ma ha portato sette donne in consiglio comunale e diverse new entry. Un’impresa vera e propria che va riconosciuta al sindaco di Catanzaro. La sua determinazione e la sua netta superiorità nella comunicazione mediatica e social hanno fatto il resto. Ha accelerato nel finale, inaugurando una serie di opere fondamentali per la città e con tali mosse, più mediatiche che pratiche, ha saputo convincere 22mila catanzaresi. E da questo Abramo ripartirà, consapevole che nel bagaglio di questo nuovo viaggio debba portare anche i 53mila catanzaresi che non lo hanno scelto. Ed anche a questi catanzaresi Abramo dovrà dare conto.

La sconfitta di Ciconte è invece tra le più pesanti che si ricordino per il centrosinistra. Al primo turno ha perso il derby con Fiorita, al ballottaggio ha perso contro la quasi totalità di catanzaresi che hanno scelto tra Abramo e l’astensionismo piuttosto che il consigliere regionale del Pd. Ha perso quattromila voti rispetto al primo turno e se si osserva il dato delle sue 11 liste, vale a dire oltre 23mila voti presi, si comprende il rammarico del centrosinistra che nei numeri, per ciò che concerne le coalizioni, ha avuto complessivamente la maggioranza delle preferenze. Per questo la sconfitta di Ciconte è devastante, come devastante è la sconfitta del Pd, inesistente in città. Un partito formato da diversi personaggi vecchi e nuovi che insieme hanno prodotto il nulla, nonostante vantassero schiere di cittadini pronti a votarli.

Nel centrosinistra sono pochi quelli che possono consolarsi per un risultato importante raggiunto, ma tutti sono ora consapevoli di non rappresentare neppure un terzo dei cittadini. Senza dimenticare che a perdere, a Catanzaro, sono stati pure Ernesto Magorno, segretario regionale del Pd, ed il governatore Mario Oliverio.

I numeri parlano chiaro e narrano una Catanzaro divisa quasi perfettamente in tre parti: Abramo si gode la vittoria, ma gli si può far pesare di rappresentare appena 22mila elettori catanzaresi su 75mila; Ciconte perde senza se e senza ma, e raccoglie pochissimi consensi rispetto a quanti ne aveva previsti.

La terza parte è il blocco Nicola Fiorita (23% al primo turno) e Movimento 5 Stelle (6% al primo turno). E’ da qui che si parte, tutti quanti. Nessuno può definirsi soddisfatto pienamente quando a votare è appena il 47% degli aventi diritto. Nessuno che abbia a cuore la democrazia e la rappresentanza civica delle opinioni di tutti i cittadini. Ecco perché nessuno può gioire, neppure Abramo. Magari da domani, perché oggi Abramo ha il diritto di esultare: entra nella storia con il quarto mandato ed ora nella storia dovrà saperci restare.  


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