AlPoCat: "La Calabria non è terra di conquista"

Giovedì 19 Ottobre 2017 20:25 di Redazione WebOggi.it

La Calabria non è terra di conquista: a ricordarlo è la storia dei briganti che si opposero ad uno Stato oppressore. Oggi come allora, ma in forma diversa, la Calabria ed i suoi abitanti non permetteranno allo Stato di farsi invadere dallo straniero; uno Stato che nel nome della finta accoglienza e del buonismo sta perpetrando a tutti gli effetti il piano Kalergi, mescolando le etnie e, testualmente, "imbastardendo le razze", il tutto facendo perdere al popolo usi, costumi e tradizioni. Questo il pensiero del movimento AlPoCat riguardo la finta accoglienza degli immigrati.La Calabria, terra dal doppio volto visto la presenza del mare e della montagna, dovrebbe basare il proprio sviluppo economico promuovendo le proprie bellezze: i borghi, gli antichi paesi e i meravigliosi luoghi geografici; al contrario la regione spicca per disoccupazione, infrastrutture carenti, economia quasi al lastrico; in tutto ciò -dice il movimento AlPoCat- ci si permette il lusso di pensare e “spendersi” per i centri di accoglienza allestiti negli anni e che ancora, a quanto pare, si continua a voler creare.La visita del ministro Minniti, prevista per giorno 21 Ottobre presso la Sila Piccola in località Monaco alle ore 10.30, al movimento nazionalista AlPoCat non è passata inosservata. Una visita richiesta dai vari comuni calabresi per firmare un protocollo d'intesa per dare il via libera all'apertura di hotspot e centri di accoglienza destinati ai richiedenti asilo sul nostro territorio. Proprio in virtù di quanto si legge e si vede in TV, o sui social, -continua il movimento con a capo Stefano Mellea- non si può permettere che la Calabria diventi come il resto d'Italia, dove bande di allogeni, forti delle leggi internazionali che li tutelano, fanno tutto ciò che gli passa per la testa. In tal senso vedesi l'ultimo caso a Torino, dove un uomo, tra l'altro Calabrese, è stato brutalmente sgozzato da un nigeriano per futili motivi.Non si può permettere che un posto fantastico come la Sila Piccola diventi uno dei tanti centri di accoglienza italiani. Si andrebbe a rovinare un paesaggio naturale e a rompere quegli equilibri creatisi nel tempo; inoltre si andrebbe a rovinare quel turismo estivo che tante difficoltà ha nel decollare.E’ chiaro come funzionano questi giochetti da finti buonisti: dietro la parola "aiuto" agli immigranti in realtà si nasconde la parola profitto. Profitto per i titolari degli alberghi chiusi oramai da anni, tanto per dirne una. Per non parlare del circuito di manovalanza a basso costo e alto sfruttamento che puntualmente si verifica nelle zone geografiche limitrofe ai centri di accoglienza.E mentre in Sila aspettano il ministro Minniti per la sua benedizione all’intero progetto, -ci dice Stefano Mellea- il comune di Borgia non perde tempo ed è già in corsa per richiedere i fondi necessari per l’apertura di uno Sprar. Nel piccolo comune già due anni fa si cercò di portare a termine questa operazione, ma all’epoca la repentina risposta dei cittadini e dei comitati locali fecero si che il tutto sfumasse. Oggi il comune di Borgia riprova nuovamente a puntare sulla scommessa sicura del business immigrazione; questa volta però -continua Mellea- con più furbizia e malizia, muovendosi in silenzio e senza rendere noto alla cittadinanza borgese la volontà delle istituzioni di aprire uno sprar nel paese.Per un comune come quello di Borgia sarebbe più sensato e corretto puntare i propri sforzi verso progetti legati al risanamento del centro storico, al turismo e alla sicurezza.Non si avrebbe lo stesso “appeal economico” e il profitto, almeno di quello facile e immediato, non sarebbe lo stesso, ma almeno ci sarebbe un maggiore giovamento nei confronti degli abitanti di Borgia rispetto l’apertura di un centro di accoglienza per immigrati; non si può permettere che un altro centro abitato diventi luogo di invasione e bivacco di bande di extracomunitari.Come movimento AlPoCat -conclude Mellea- vigileremo sulla questione Borgia e Sila (Taverna) ed insieme alla cittadinanza, nel caso in cui i comuni continuassero nel loro intento, si prenderanno le dovute contromisure in aiuto delle cittadinanze locali.

Il movimento AlPoCat

Stefano Mellea


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