AlPoCat: "Accoglienza o business diffuso?"

Lunedì 23 Ottobre 2017 17:43 di Redazione WebOggi.it

Accoglienza o business diffuso?E’ questa la domanda che il movimento AlPoCat si pone ultimamente osservando le modalità di gestione del fenomeno migratorio verso l’Italia.Nella giornata di sabato 21 ottobre in località Monaco (comune di Taverna), è stato firmato il protocollo d'accoglienza tra Stato e circa 140 comuni calabresi, il tutto alla presenza del ministro Minniti, Prefetti e i relativi sindaci.Ricordiamo in merito che questo progetto di frammentazione diffusa dei migranti è attuato a livello nazionale e che, nello specifico, su 8000 comuni interessati solo 1000 hanno siglato l'accordo con lo Stato; di essi, per l’appunto, 140 che a breve diventeranno 190, sono calabresi. Ciò può significare - continua AlPoCat- che se in un primo momento il numero degli immigrati sarà esiguo, successivamente all’apertura delle strutture, il numero potrebbe velocemente crescere creando di fatto un vero e proprio cavallo di Troia per il nostro territorio.Tornando al presente ma con uno sguardo rivolto sempre al prossimo futuro, ci chiediamo, e non con poca angoscia, quali strutture e a quali persone verranno di fatto affidate la gestione degli immigrati; è obbligatorio in merito ricordare che pochi giorni fa sono stati sequestrati ben tre centri di accoglienza in provincia di Vibo e che il Prefetto Latella ha annunciato uguali misure cautelative per altri quattro centri in provincia di Catanzaro, tutti con la stessa motivazione: infiltrazioni da parte della 'ndragheta.Notizia che poco ci stupisce, ma al tempo stesso, molto ci preoccupa. Ricordiamo - continua il movimento - il giro d'affari di oltre 700 mila euro al mese per la gestione delle strutture di Vibo che finivano direttamente nelle tasche delle organizzazioni criminali. Chiediamo perciò che la gestione sia limpida, con i nomi delle strutture e delle persone che dovranno, con i soldi dello Stato (e cioè di tutti noi), occuparsi di accoglienza e integrazione.Chiediamo prima di fare arrivare migliaia di persone sparse per la Calabria quali siano le politiche dei comuni a favore di un percorso di integrazione reale che punterà ad una convivenza civile con le popolazioni locali e quale possibilità lavorative si potranno offrire per la completa inclusione all'interno della società. Ultima riflessione, ma non meno importante: - conclude AlPoCat - in un momento in cui ogni anno migliaia di giovani calabresi emigrano all'estero in cerca di un lavoro e una prospettiva di vita migliore, i nostri sindaci scelgono di accogliere sapendo di fatto che non potranno offrire alcuna possibilità a questi bei fusti che giungono sulle nostre coste, se non quella di ritrovarli a vagabondare in città o nelle stazioni.La domanda finale riparte dall' inizio: Accoglienza o business diffuso?

Il presidente del mov AlPoCatStefano Mellea


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