
8 Marzo, Ventura: "Donne straniere e italiane subiscono un nuovo e crudele caporalato"
Martedì 07 Marzo 2017 14:19 di Redazione WebOggi.it
L’8 marzo del 1857 si ebbe a New York uno sciopero dei lavoratori del settore tessile, molte erano donne. Nel 1910 venne proposta la giornata delle donne e si scelse quale data simbolo l’8 marzo. L’anno successivo le donne scesero in piazza in molte città, per rivendicare migliori condizioni di lavoro, fine delle discriminazioni e più diritti, fra i quali quello del voto. Nel 1977 l’ONU ha invitato tutti i paesi membri a proclamare la giornata delle nazioni unite per i diritti delle donne; la mimosa, come il garofano rosso per primo maggio, venne scelta in Italia perché fiorisce in questo periodo. E’ oggi necessario, all’inizio dell’epoca della globalizzazione, recuperare i principi, attualizzandoli, che costituirono il movimento delle donne dentro e fuori i luoghi di lavoro. Le lotte, ad esempio, degli anni ’90 del secolo scorso, con lo slogan “dalle donne la forza delle donne “ contribuirono e molto ad attenzionare e cambiare la politica, le imprese e la società nei confronti delle stesse: tutti presero maggiore coscienza delle concrete condizioni femminili. Già con la Costituzione italiana si pose la questione dei diritti alle donne, a partire dalla parità di genere (vedi l’art. 3) e dal riconoscimento dei pari diritti con l’uomo. Le lotte delle donne hanno sempre aiutato l’evolversi della società; infatti, l’ Italia, sin dal dopo guerra, con la legislazione ha recuperato, e molto, le disuguaglianze uomo/donna; un momento fondamentale è stato il riconoscimento all’elettorato attivo e passivo e l’uguale possibilità di accedere ai livelli più alti nella direzione dei ministeri e della pubblica amministrazione, ma anche poter diventare magistrato, componente della Corte Costituzionale e via dicendo. Questione distinta, ma fondamentale, è stata l’abolizione alla fine degli anni ‘60 del, così detto, delitto d’onore; esso affermava , riassumendo culturalmente, la profonda differenza di diritto di cittadinanza fra uomo e donna. Se ci pensiamo un attimo non era molto distante, concettualmente, dalla pratica della lapidazione, ancora vigente in alcuni paesi islamici. Altri capisaldi del diritto alle donne, negli ultimi vent’anni, in Italia sono le tante conquiste civili, spesso sancite ma in molti casi, di fatto, non applicae. Un supplemento d’impegno delle istituzioni e delle donne è ancora necessario; è, pertanto, urgente che le donne tornino ad organizzarsi per promuovere una nuova moderna, innovata, stagione dei diritti. Catanzaro, città capoluogo della Calabria, dovrà tornare a svolgere la funzione più alta nella Regione, anche nella applicazione e rivendicazione dei diritti alle donne. Le prossime elezioni comunali registreranno obbligatoriamente, per la prima volta, un numero minimo di donne candidate in ogni lista. Anche le donne, che oggi non sono presenti in Consiglio Comunale, hanno l’opportunità di essere protagoniste della politica cittadina. Caratterizziamo, dunque, anche a Catanzaro l’8 marzo, quale giornata di riflessione e d’impegno per l’emancipazione e l’uguaglianza delle donne, nei diritti per il lavoro e nel lavoro, ma anche nella società. Voglio ricordare che l’8 marzo non è specificatamente il giorno d’impegno e lotta contro la violenza alle donne e il femminicidio, che, ovviamente, non potrà essere disgiunto, ma che per tali gravi crimini è istituita a livello mondiale la giornata contro la violenza sulle donne che è il 25 novembre di ogni anno. Nel porgere la solidarietà alle tante donne straniere e italiane che subiscono un nuovo e crudele caporalato anche in Calabria, richiamo l’attenzione delle istituzione perché si avvii una riflessione in Consiglio Regionale con le determinazioni più opportune. Concludo riproponendo l’arte 3 della nostra Costituzione Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Sabatino Nicola Ventura
