UNIVERSITÀ POPOLARE PROMOZIONE DELLA STORIA DELLA CALABRIA COINVOLTE LE SCUOLE DELLA CITTÀ

Mercoledì 08 Marzo 2017 12:47 di Redazione WebOggi.it

ROSSANO. UNIVERSITÀ POPOLARE PROMOZIONE DELLA STORIA DELLA CALABRIA

COINVOLTE LE SCUOLE DELLA CITTÀ

 Franco Emilio Carlino

 

Riferire su un evento molto atteso quale quello della promozione della storia della Calabria, che ha avuto luogo con l’avvio di un Corso voluto e promosso dall’Università Popolare rossanese in collaborazione con gli Assessorati alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Rossano e che vede coinvolte le diverse Scuole della Città, mi trascina ad argomentare muovendomi tra la cronaca della giornata e qualche modesta riflessione che via via, se il caso, offrirò all'attenzione di chi legge. 

Intanto, credo valga la pena sottolineare come tali circostanze vadano intelligentemente raccolte allo scopo di trasmetterea un ampio uditorio proposte mirate a valorizzare quella che è stata la storia del nostro territorio, nel nostro caso quella della Calabria, e perché si arrivi ad avviare un dibattito a tutto campo anche sul futuro della stessa Regione partendo proprio da quanto saremo in grado di acquisire. Sono sicuro, inoltre, che l’occasione ci aiuterà a comprendere meglio non solo la conoscenza della nostra terra, ma che sarà soprattutto utile per sostenere la nostra cultura, facendola conoscere agli altri e alle nuove generazioni. Pertanto, partire principalmente dalla Scuola era indispensabile ed è quello che con questo Corso l’Università Popolare ha inteso fare. Una Scuola che dovrà necessariamente essere più attenta al curriculo della storia locale come trampolino di lancio per sviluppare poi i grandi temi della storia nazionale e universale.

Come da programma, per soddisfare le diverse richieste poste in essere anche dalle singole scuole coinvolte, giorno 2 marzo u.s., nella Sala Rossa di Palazzo S. Bernardino, nel Centro Storico di Rossano, si è tenuta la prima giornata di apertura del Corso di Storia della Calabria sul tema: Immagine Geografica. Dalla Preistoria al Bruzio Romano. A relazionare è stato il prof. Fausto Cozzetto dell’Università della Calabria. I lavori, alla presenza degli Assessori alla Cultura, Dott.ssa Serena Flotta e della P.I., Dott.ssa Angela Stella sono stati egregiamente coordinati dal Vice Direttore dell’Università Popolare, Prof. Gennaro Mercogliano, il quale, dopo aver portato i saluti dell’Istituto e del suo Direttore all’attenzione di una sala numerosa e qualificata ha sottolineato l’impegno ormai quasi quarantennale dell’Università Popolare a favore della cultura e della formazione nella città di Rossano e nel territorio circostante, con i suoi numerosi convegni e seminari che hanno richiamato a Rossano personalità di spicco nei vari campi del sapere. Lo stesso ha concluso il suo intervento di presentazione offrendo al relatore un ampio contributo e un ricco ventaglio di motivazioni molto utili al successivo dibattito. È poi intervenuto il Dott. Francesco Rapani per portare il saluto appositamente scritto per la circostanza dal Direttore, Prof. Giovanni Sapia. 

Successivamente sono intervenuti gli assessori alla cultura e pubblica istruzione, ognuno dei quali ha tenuto a sottolineare le motivazioni che hanno spinto l’Amministrazione Comunale di Rossano a sposare l’iniziativa dell’Università Popolare di Rossano calandola nel vasto e articolato tessuto scolastico della Città allo scopo di favorire la proposta formativa attraverso un percorso itinerante, con il coinvolgimento delle diverse realtà scolastiche motivate a collaborare e percorrere insieme all’Università Popolare e all’Amministrazione Comunale un esteso pezzo di Storia caratterizzato dalle numerose situazioni, fatti e vicende  storiche che  nei secoli hanno accompagnato la nostra Calabria a cominciare dalla Preistoria sino alla Calabria repubblicana. Così come impostato, sono certo che il complessivo percorso aiuterà non solo a riflettere, ma certamente offrirà anche concrete opportunità per comprenderele nostre origini, la nostra identità, i nostri padri fondatori.

Sono seguiti, infine, i saluti della Dott.ssa Rosellina Madeo, Presidente del Consiglio Comunale di Rossano al quale ha fatto seguito la relazione alquanto articolata del prof. Fausto Cozzetto.

Il punto di partenza sul quale il prof. Cozzetto ha incardinato e sviluppato l’argomento del giorno ha riguardato l’aspetto geografico della Calabria, considerata quale “regione mediterranea” e che così rappresenta: “Tutti sappiamo che la Calabria è la parte estrema della Penisola italiana, la punta dello stivale, come abitualmente si denomina. Ma appena si svolge uno sguardo accurato a una buona carta geografica della Penisola nel suo insieme, questa abituale affermazione perde non poco della sua precisione. La Calabria assunse questa denominazione sostitutiva dell’antica, ma non primigenia denominazione di Terra dei Bruzi, circa tredici secoli fa. La regione era allora posseduta dall’Impero Bizantino e faceva parte dei possedimenti imperiali che comprendevano anche le Puglie. Il nome Calabria apparteneva specificatamente all’attuale provincia di Lecce o Terra d’Otranto, che era stata conquistata e a lungo tenuta dalle armi saracene. Il Governo bizantino organizzò le parti residue del suo impero nel Mezzogiorno in organismi geopolitici chiamati Themi, e la Calabria fu inserita nel Thema chiamato di Calabria perché Bisanzio mantenne il nome già appartenente alla Terra d’Otranto per non ammettere lo smacco subito per opera dei Saraceni. La prima importante immagine complessiva della regione si ebbe nell’età forse più felice che la Calabria abbia attraversato e che coincide con il Sedicesimo secolo, cioè il Cinquecento. Nel 1589, a fine secolo, Prosperio Parisio un intellettuale calabrese, cosentino di origine, pubblica una delle meglio riuscite tra le più antiche carte geografiche della regione. La propongo alla vostra attenzione perché essa esprime in maniera ineccepibile l’immagine della regione che possedeva e aveva elaborato il più famoso ceto intellettuale calabrese di ogni tempo […]Tutto ciò -continua il prof. Cozzetto- per sottolineare il valore fortemente innovativo della carta del Parisio e del contesto storico in cui essa venne prodotta”.

Secondo il Parisio, tratteggia ancora il relatore, “La Calabria è una regione dalla forte dimensione unitaria sostanziata, questa unitarietà, dal suo sistema montagnoso che la racchiude a Nord con la catena del Pollino, l’attraversa poi da Nord a Sud fino allo Stretto di Messina. Sistema montagnoso che è racchiuso a sua volta in due costiere marittime Jonica, ad Oriente, tirrenica ad Occidente. […] si tratta di una immagine fotografica della Catena del Pollino ripresa dalle campagne a Nord di Castrovillari. Ciò che mostra è una sontuosa cortina montagnosa, splendidamente degna del grande teatro naturale che accoglie la Piana di Sibari. […] Le sue caratteristiche ne fanno una tipica Regione Mediterranea come ha notato brillantemente un grande storico francese del secolo scorso: si chiamava Fernand Braudel ed ha scritto la maggiore opera storica sul mondo del Mediterraneocinque secoli fa, “Civiltà e Imperi nel Mediterraneo nell’età di Filippo II”: dove scrive che la presenza della montagna sul mare è una caratteristica della vita e della storia del Mediterraneo; […] Ora se guardate la carta del Parisio le interruzioni segnalate da Braudel sono presenti in ambedue i sistemi costieri che racchiudono la nostra Calabria: da Sibari a Crotone, sullo Jonio, alla piana di Sant’Eufemia e di Gioia Tauro sul Tirreno”.

Dopo aver dissertato ampiamente sulla struttura naturale e geografica della regione, il prof. Cozzetto ha trattato la seconda parte della relazione soffermandosi specificatamente sul profilo storico secondo un arco temporale molto esteso che lo ha portato a offrire contributi interessanti a cominciare dal periodo Paleolitico sino al Bruzio romano secondo un quadro storico ben articolato. “La storia del Paleolitico della regione -continua nella sua dissertazione il prof. Cozzetto- appare assai deludente. […] Come tutti sapete il Paleolitico è la prima età della pietra, la fase più antica di questa età denominata del paleolitico inferiore, raggiunge altrove fino a Settecentomila e più anni fa, ma trova in Calabria un solo insediamento che esprime tracce di presenza umana così antiche: quello di Casella di Maida, presso Catanzaro. Sono state infatti ritrovate delle pietre scheggiate, ciottoli quindi o cioppers come li definiscono gli studiosi. Gli uomini che li hanno prodotti hanno operato su una sola faccia o entrambe delle pietre per ricavarne assai modesti strumenti da taglio.  Poi un evento clamoroso e, dati i precedenti, inaspettato. Nel 1962 l’archeologo Paolo Graziosi trova in una caverna, oggi notissima come Grotta del Romito, situata nelle vicinanze dell’attuale Papasidero, su due grandi massi all’interno della grotta scolpiti un graffito con chiara immagine di un toro ed altre più modeste figure di bovidi nonché tracce più tarde di presenza fisica di esseri umani. […] Graziosi giudica l’immagine più grande, oggi nota come “bos primigenius”, per la sua possanza esprimente una grande prestanza fisica in grado di produrre frutti copiosi, come “la più maestosa e felice espressione del verismo paleolitico mediterraneo”.Lo stesso Grazioli data poi il disegno come appartenente al Paleolitico superiore, corrispondente a un’epoca di circa 10mila anni a.C. Da sottolineare che si tratta comunque di un ritrovamento caverna, quindi non bisognevole di particolari doti organizzative della propria quotidianità da parte degli umani che lo frequentarono; situazione esistenziale arcaica che viene confermata dalla presenza di Grotte certamente abitate e per un lungo periodo, sempre in quel conteso epocale, nelle immediate adiacenze dell’apparato costiero dell’alto Tirreno cosentino tra Praia, Scalea e altri centri limitrofi. […] Le stesse caratteristiche e sempre lungo la costa tirrenica presentano altri insediamenti presenti nella Piana di Sant’Eufemia e in località Archi di Reggio Calabria”.

La relazione ha continuato ad offrire contributi interessanti circa il periodo della Protostoria con particolare attenzione al Golfo di Sibari, dove secondo quanto riferito dal prof. Cozzetto “gli archeologi hanno messo in luce stanziamenti umani situati sulle alture prospicenti la fascia costiera sibarita, […] e il più importante di questi insediamenti è stato individuato in località Broglio di Trebisacce. Secondi gli studiosi qualcuno di questi stanziamenti raggiunse il migliaio di abitanti, ma è già di rilievo eccezionale che si sia trattato di villaggi di un centinaio di abitanti. La dimensione demografica rinvia infatti alle risorse per sopravvivere di cui questi villaggi si erano dotati, capacità che certamente erano legate a quella che gli storici hanno chiamato la rivoluzione del neolitico, la nuova formidabile età in cui gli aggregati umani hanno sostituito per larga parte all’alimentazione fondata sulle risorse spontanee di un territorio o sulla caccia la pratica dell’intervento umano fondato sull’agricoltura. La prova di questa clamorosa innovazione della vita della Calabria è costituita in primo luogo dal fatto che si tratta di villaggi all’aperto, il che implica l’abbandono delle grotte; in secondo luogo nel ritrovamento in questi villaggi di tracce certe di alimenti non certo spontanei come la vite e l’olio; di grossi contenitori di risorse alimentari che implicano la conoscenza delle tecniche per la produzione di terracotta. Tutto ciò trova conferma nel fatto che in questi villaggi si sia manifestata una continuità di presenza umana quasi millenaria”.

Circa i materiali si è fatto ampiamente cenno alla presenza di ossidiana sul territorio calabrese. Un materiale a cui si deve “l’avvento di strumenti di offesa molto più efficaci dei cioppers; di strumenti di lavorazione di piccoli e grandi utensili per conservare risorse alimentari di decine di insediamenti -che rappresentano continua il prof. Cozzetto- un vibrante segno di progresso per la Calabria preistorica”.

Il relatore ha poi continuato con ricco excursus storico che lo ha portato a parlare della presenza degli Enotri sulla costa jonica e degli Ausoni su quella tirrenica, un colloquio che via via si è fatto ancora più interessante quando ha sottolineato che “ciò che importa ai fini della storia della regione e che emerge da questo convulso movimento di popoli sono le notizie sicure sull’insediamento nella Calabria Jonica a partire dall’ultimo decennio del 700 a.C. di abbondanti nuclei di coloni provenienti dalla Grecia in particolare di etnia dorica, e di etnica jonica”. Fenomeno che, come sappiamo, ha dato origine alla Magna Grecia. Il prof. Cozzetto ha proseguito il suo articolato contributo indugiando sulle ragioni che hanno spinto i greci sulle coste calabresi e meridionali a cominciare dalle prime necessità di trovare ulteriori prospettive di sviluppo tra le quali prioritariamente quella demografica che un territorio come quello della madre patria non consentiva, ma anche la qualità del territorio jonico calabrese, in particolare, ricco di acqua per la presenza di numerosi fiumi e torrenti. Questo spiega il relatore il perché sulla costa jonica si siano venute a formare città importanti come Sibari, Crotone e Locri che successivamente si dislocarono anche sul Tirreno dove formarono altre colonie come Amantea, Belvedere, Vibo Valentia.

A tutti è nota la rivalità tra Sibari e Crotone alla quale ha fatto cenno il prof. Cozzetto per ricondurre il suo argomentare sui diversi aspetti politici e sulla crisi delle città italiote. Un conflitto tra le maggiori città magno-greche che nel corso del V secolo, a.C. si insediarono nei territori interni e montani della Calabria, mentre sulla costa dell’Alto Tirreno iniziarono ad affacciarsi i Bruzi, popolazione italica originaria delle zone poste al di là del Pollino, come i Lucani. La velocità con la quale i Bruzi affermarono la loro espansione, soprattutto all’interno della regione, tanto che il territorio venne comunemente definito Bruzio, fu in qualche modo incoraggiata dalla loro principale attività che era la pastorizia. Un popolo che non tardò a creare relazioni commerciali con Greci, Lucani, Cartaginesi e Romanirelativamente alla vendita di alcuni loro prodotti come la pece prodotta in Sila, legname e pellame di animali, e comprando terraglie e vino. Un popolo che più tardi fu sottomesso dai Romani e dagli stessi espropriato dalla principale fonte di guadagno, ossia i pascoli, consolidando così quel processo di colonizzazione già ampiamente avviato e che secondo il prof. Cozzetto “non poteva non tener conto che la capitale dell’impero si trovava a poca distanza dal mar Tirreno e quindi l’asse stradale più importante che la regione abbia avuto nell’antichità fu Via Popilia, completata attorno al 128 a.C. che da Capua raggiungeva Reggio, attraverso un tragitto particolarmente esemplare per comprendere come era cambiata, già nella prima età romana, la geopolitica della regione”.

Nel concludere la sua relazione il prof. Cozzetto ha inteso mettere in risalto come “I Romani lasciarono nel Millennio circa del loro dominio sulla regione (dal III secolo a.C. al VII secolo d.C.), assai poco che assomigliasse alla civiltà magno-greca, dal punto di vista economico e sociale. Vi lasciarono certamente una lingua, quella latina, che fu adottata in tutta la regione e che lasciò tracce ed eredi importanti anche quando il loro dominio si era dissolto. Vi lasciarono un cristianesimo che si diffuse sin dal primo secolo d.C. […] Vi lasciarono in virtù dell’organizzazione politica, militare e giuridica dei municipi romani una tradizione vigorosa del primato del diritto e della distinzione, tra interesse pubblico, da perseguire sempre con determinazione, e dimensione privata dell’agire familiare, codificata dal Codice Giustinianeo e presupposta dal riconoscimento, a ciascun soggetto, della cittadinanza romana, poi clamorosamente crollata dal sopravvenire, nei secoli successivi, oltre che della fine dell’impero romano, di un ben diverso sentimento dell’agire giuridico pubblico e privato”.

I lavori hanno avuto termine con il compiacimento del vasto uditorio ed alcuni interventi che hanno animato il dibattito e arricchito il tema trattato. 

 

Rossano, 4 marzo 2017

 


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