
Presentato libro "Liberaci dal male" nella casa circondariale di Catanzaro
Giovedì 15 Novembre 2018 18:22 di Redazione WebOggi.it
Il 5 novembre si è tenuto un incontro tra i detenuti della casa circondariale di Catanzaro e la scrittrice Jesa Aroma. L’ incontro, fortemente voluto dalla direttrice del carcere, Dott. Angela Paravati, è stato accolto con grande entusiasmo dai detenuti che, nei mesi precedenti, avevano letto e discusso del libro, “Liberaci dal male”, pubblicato da Falco editore, in un laboratorio di scrittura curato dal Prof. Nicola Siciliani De Cumis, con la volontaria Prof.ssa Giorgia Gargano. Presenti alla discussione, il prof. De Cumis, che ha elogiato il lavoro della scrittrice, per la forma e per la scrittura scorrevole e avvincente, in grado di coinvolgere i detenuti del laboratorio, tanto da farli sentire protagonisti delle pagine, accolte, dagli stessi, come un diario della propria esistenza all’ interno delle carceri ; La Direttrice Dott. Angela Paravati, che insieme a tutti i suoi collaboratori porta avanti iniziative volte alla elevazione culturale all’interno dell’Istituto. Il magistrato di sorveglianza, Dott. Laura Antonini che ha sottolineato relativamente ai fatti narrati dal libro, il gravoso compito svolto dagli organi di giustizia . L’ Avv. Ileana Grappa che ha ripercorso la storia del libro, raccontato la vita di Silvia e Andrea, ribadendo che , nonostante Liberaci dal male sia una denuncia nei confronti della malagiustizia, la sua fiducia nei confronti della legge rimane immutata. La Dott. Paravati ha dichiarato di aver voluto, nonostante i contenuti del libro, sottoporlo ai detenuti, in quanto convinta che, la preparazione e il livello degli stessi fosse altissimo. I detenuti hanno esordito con alcune letture dei loro pensieri nei quali dichiaravano ammirazione e stima per il coraggio, della scrittrice, nell’ affrontare argomenti, spesso duri e a tratti incredibilmente crudi, della vita carceraria e, in egual misura, ammirazione per il coraggio dimostrato dalla direttrice, nell’ aver consentito la lettura di un libro che parlava di loro. Gli stessi si sono più volte complimentati con la scrittrice per aver saputo cogliere aspetti e circostanze della vita detentiva, pur non avendo mai fatto un’esperienza diretta della carceri, al punto di arrivare a domandarle se i fatti descritti fossero frutto di testimonianze di qualche detenuta o solo frutto della sua immaginazione. Come faceva a descrivere la sensazione che si prova ogni volta che si chiude un blindato, come faceva a sapere del dolore che si prova ogni qualvolta si spengono le luci e ognuno rimane solo con i propri pensieri e i propri ricordi e la consapevolezza di una libertà che si è perduta, a volte anche per sempre. La scrittrice ha dichiarato di aver fatto ricerche e raccolto testimonianze riguardanti i fatti ma, ha anche detto che, per trasmettere ai lettori le emozioni, come il dolore, l’ umiliazione, la nudità, la rabbia, la sconfitta, la necessità di risollevarsi da un destino segnato, ha dovuto fare un percorso in discesa, verso il suo sentire più intimo, al buio, ad occhi chiusi e, calarsi nella parte. “E’ stato difficile” ha dichiarato la stessa,” ma necessario. Solo provando le stesse emozioni avrei potuto trasmetterle ai miei lettori e far comprendere, a chi preferisce non sapere, il senso di claustrofobia, l’ orrore che si avverte all’ interno di una cella, di provare sulla propria pelle la sofferenza”. Tante le domande dei detenuti, e la scrittrice ha risposto a tutti senza esitazione dichiarando che il suo libro è nato dalla necessità di dar voce a chi vorrebbe urlare ma non ha la possibilità di farsi ascoltare, L’ incontro si è concluso in un clima elettrizzante e i detenuti, prima di uscire per rientrare, ognuno nella propria cella, si sono fermati dalla scrittrice per stringerle la mano, chiederle un autografo e complimentarsi per l’ ultima volta. Alla domanda di un detenuto “Ha sofferto tanto per scrivere questo libro” Jesa ha risposto “ Neanche immagina quanto”.
