La Venerabile Isabella de Rosis serva di Dio e fondatrice

Sabato 27 Ottobre 2018 12:15 di Redazione WebOggi.it

La Venerabile Isabella de Rosis serva di Dio e fondatrice

Punto di riferimento per Rossano con la casa delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore

 

 

Franco Emilio Carlino

 

Credo non vi siano dubbi segnalare e sostenere che, nel vasto panorama culturale e sociale della comunità rossanese, insieme alle tante e prestigiose personalità cui la Città di Rossano ha regalato i natali,un posto di rilievo lo riveste Isabella de Rosis. Ma chi era veramente Isabella rinomata nel mondo come serva di Dio, fondatrice e apostola del Sacro Cuore e oggi da tutti ricordata semplicemente come madre Isabella de Rosis? Cercheremo di scoprirlo attraverso questa breve biografia preparata per La Voce.

Isabella de Rosis venne alla luce, intorno alla metà del XIX secolo, nel lontano9 giugno 1842 ricevendo il sacramento del battesimoil 2 agostodello stesso anno. Appartenente all’aristocrazia rossanese, figlia dei baroni Domiziano de Rosis e Gabriela Francesca Berlingieri fu la prima di nove figli (Luca, Maria Gaetana, Pietro, Francesca Costanza, Rosina, Girolamo, Maria Grazia Eleonora e Maria).

Giovanissima, appena decenne, orientatanei sentimenti alla misericordia e alla premurosa partecipazione delle sofferenze altrui, nel 1852 entrò insieme alla sorella Maria Gaetana nel Collegio di Santa Chiara a Napoli, un Istituto per l’educazione delle giovinette particolarmente frequentato dalla nobiltà partenopea, nel quale rimase fino al 1860 terminandovila sua formazionespirituale e religiosa,anni che ebbero una significativainfluenzasulle sue future e definitive sceltee nel quale ebbe l’occasione diincontrare e confrontarsi con la spiritualità di Maria Margherita Alacoque.

Pur essendo di nobile estrazione sociale per nascita, durante la sua permanenza nelconvittocondusse la quotidianitàdella sua vita, insieme alle altre consorelle, nella preghiera, nell’umiliazione e nel continuo pentimento ricondotto a pratica religiosa, dimostrandosi per tuttiShe was an example of piety, firmness, discipline and silence and loved always to be recollected.una figura di rilievo emodello dibontà, amore, sicurezza, rigore e serenità.

Sempre attratta dalla figura e dal culto di adorazione del Sacro Cuore di Gesù, con una spiritualità chepiù di ogni altra cosa esaltava intimamente la propriavenerazione, madre Isabellasin da subito si mosse per poter entrare in Istituti che ne contemplassero la sua figura.

Era il 1860, all’età di diciotto anni Isabella ritornò a Rossano presso la propria famiglia e vi rimase fino al 1867, ma sempre con la volontà di votarsi completamente alla contemplazione del Sacro Cuore di Gesù, secondo quella sua vocazione religiosa maturata nel Collegio di Santa Chiara, giurando amore eterno e riparazione al Signore, cosa che fece consacrandosi con la formula di Santa Maria Margherita Alacoque, di cui si accennava poc’anzi, una mistica francesee monaca cristiana canonizzata da papa Benedetto XV.She came to know of this saint's spirituality during her stay in the boarding school of St. Clare.

All’età di venticinqueanni,sebbene alcune contrarietà famigliari cercarono di ostacolarne la sua vocazioneorientandola verso il matrimonio, madre Isabella recandosi a Parigi, in Francia, presso la Pia Unione delle Ancelle, Oblati del Sacro Cuore, Figlie della Caritàdiede inizio al suo primo vero impegno ed esercizio religioso come postulante.Vi rimase fino al 1868, anno in cui si trasferì nuovamente a Napoli per una seconda prova esperienziale e di riflessione che la portò a trattenersi fino al 1869 nella nascente comunità di Caterina Volpicelli. Ritornata nuovamente in famiglia a Rossano vi si fermò poi per un triennio fino al 1872. Nel 1873 Isabella sofferente per una neoplasia ritornò a Napoli, sottoponendosi a cura presso il barone Pellegrini, dove si fermò fino al 1875. Contemporaneamente fece istanza per entrare presso la sede di Roma delle Religiose di Maria Riparatrice, ma con l’intenzione di dare vita a una sua fondazione. Nello stesso periodo avviò la Fondazione delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, che si consolidò il 24 ottobre del 1875 e alla quale dedicò tutta se stessa,preoccupata esclusivamente di servire il Signore secondo precisi canoni di spiritualità caratterizzati da una costanteammirazione di Gesù, simbolo di amore profondo, Salvatore dell’umanità attraverso la sua passione, la sua crocefissione e morte e infine la sua resurrezione. Tutti elementi ideali presenti nel testamento spirituale di madre Isabella che affiorano costantemente dalla quotidiana pratica religiosa e che si riassumononella preghiera, nella consacrazione, nell’adorazione Eucaristica, nella Santa Messa, nella Santa Comunione da cui emergono poile grandi virtù della penitenza e della riparazione, che madre Isabella seppe infondere anche al suo Ordine. Un pensiero ricorrente che è presente anche nei suoi diversi redatti e da cui emerge sempre il suo amore e la gioia, per Gesù.

Relativamente al suo impegno per la fondazione ecco quanto scrive Antonio Borrelli in Santi e Beati: «…In questa sua vana ricerca, maturò in lei l’idea di fondare un Istituto di Riparatrici, cominciando adattuarla nel 1875, quando insieme ad una compagna si ritirò nella Villa Albani alla periferia di Napoli, ma quando la compagna se ne tornò a casa, Isabella rimase sola ad attendere la volontà di Dio.Che ben presto si fece più chiara già nell’ottobre 1875, quando l’arcivescovo di Rossano mons. Pietro Cilento trovandosi di passaggio a Napoli, impose il velo alle prime postulanti del nuovo Istituto, che prese il nome di “Suore Riparatrici del Sacro Cuore”, al quale la fondatrice volle imprimere il carattere di riparazione, ma nel contempo anche di attività religiosa, educativa e caritativa.La prima grande prova che colpìla giovane Congregazione fu l’epidemia di colera del 1884, che colpì con violenza Napoli e la provincia e in parte tutto l’ex Regno delle Due Sicilie. […] la stessa fondatrice madre Isabella de Rosis fu colpita dal colera dilagante, ma riuscì a guarire.Rimessasi in salute, riprese la sua opera con maggiore impegno di prima e fondò sulla collina del Vomero un grandioso Santuario (poi ceduto ai Salesiani e oggi parrocchia salesiana del Sacro Cuore).L’Istituto, passata la bufera prese incremento e si estese in tutte le regioni dell’Italia Meridionale, giungendo anche in America Latina.Il 2 luglio 1906 fu emanato dalla Santa Sede il decreto di lode.Nel 1909 altra grande prova per madre Isabella de Rosis; a causa dell’avversione di alcune persone fra cui qualche suora, fu inviato da Roma un Visitatore Apostolico con pieni poteri, nella persona del redentorista padre Carmine Cesarano, il quale fu abbastanza severo con la fondatrice chiedendone non solo le dimissioni, ma anche la destituzione e la relegazione. Madre Isabella che pur erede di un ricco patrimonio, si era distaccata da tutto, per offrirsi come vittima di olocausto al S. Cuore di Gesù, sentendosi ispirata a riparare le offese che il Signore riceve dai peccatori e a perpetuare nella Chiesa lo spirito di riparazione e per questo aveva fondata la Congregazione delle “Suore Riparatrici”, dovette accettare, vivere e offrire al Signore una lunga serie di umiliazioni, amarezze, incomprensioni e atroci sofferenze, che ne minarono le forze».

Nel 1899 anche Rossano ebbe la gioia di vedere aperta la prima casa della fondazione delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore e come già accennato con l’inizio del nuovo secolo nuove case furono aperte nel resto del mondo. Tappa importante per la fondazione fu il 1906 quando tra la fine di luglio e i primi di agosto (30.7-4.8) venne celebrato il primo Capitolo Generale attraverso il quale l’Istituto di madre Isabella de Rosis assunse nuovamente il proprio carisma alla luce di una rilettura del contesto ecclesiale e culturale del tempo, seguito a distanza di giorni dalla volontà di madre Isabella di fare professione perpetua insieme ad altre 15 suore. Qualche anno più tardi, per l’esattezza nel 1908 madre Isabella consacrò il suo Istituto alla Vergine Maria, mentre nel 1910, a seguito della nomina del Visitatore apostolico, la stessa fu deposta dalle suemansioni di madre Generale dell’Istituto, con la conseguente promulgazione all’Istituto delle suore del Decreto della Congregazione dei Religiosi.

A completare il quadro storico-biograficodi questa meravigliosa figuraconcorre la seguente breve nota di padre Antonio Di Nardo, postulatore della causa di madre Isabella, da cui sono state anche tratte alcune date importanti della vita di madre Isabella de Rosis, fornendociin maniera dettagliata ed esauriente la provenienza delle diverse fonti biografiche. «Le notizie sulla vita della Venerabile madre Isabella de Rosis -scrive Di Nardo- provengono dai documenti raccolti per la Positio super virtutibus del processo storico. Le altre notizie sono tratte dalle lettere di Isabella all’amica Giovanna Castrone, raccolte in un volume unico. Ulteriore materiale proviene: dalla spiritualità riparatrice, dai pensieri spirituali e da altre lettere scritte alle suore conservate nell’archivio delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore. Le fonti più consistenti di valore storiografico provengono dal processo celebrato in varie tappe. La prima fase con inizio a Napoli nel 1939, la seconda nel 1941, la terza nel 1948. Nel 1954 venne chiusa l’inchiesta diocesana presso il Tribunale di Napoli. L’ultima fase del processo storico si tenne a Roma dal 1968 al 1975, per poi concludersi il 19 dicembre 2004 con la proclamazione del Decreto delle virtù eroiche».

L’11 agosto del 1911, a Napoli,all’età di 69 anni, Madre Isabella terminava la sua vita terrena per incontrare il Signore. Le sue spoglie,sempre a Napoli,ora riposano nella chiesa dell’Istituto. La sua opera spirituale, la risonanza della sua santità e delle grazieelargite, persuaserola Chiesa ad avviare quel processo di beatificazionedi cui sopra e che ora avanza verso la dirittura di arrivo per la sua definitiva santificazione.

 

 

 

 

 

 


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