“Calabria in Armi”, Giorno della Memoria: "Il ricordo va custodito"

Venerdì 27 Gennaio 2017 09:37 di Redazione WebOggi.it

IL 27 Gennaio 1945 i soldati dell’Armata Rossa entrarono per primi nel campo di concentramento di Auschitwz - Birkenau, rivelando così al mondo una delle più grandi atrocità che l’umanità abbia mai conosciuto. Nomi, tristemente famosi, come Dachau, Theresienstadt,  Bergen Belsen,  Mauthausen e tantissimi altri, erano i campi di concentramento e di sterminio, dove milioni di uomini , donne e bambini (non solo quelli  appartenenti alla razza ebraica) trovarono la morte nelle camere a gas, sol perché ritenuti  “diversi”. Luoghi usati come strumenti di una follia  nazista che immaginava “la soluzione finale”  quale condizione necessaria ed indispensabile per il dominio del mondo e l’affermazione della razza ariana. Il mondo intero inorridì davanti a questi orrendi crimini perfettamente organizzati e pianificati. Nell’occasione dell’anniversario di quel giorno “oggi ribattezzato della memoria”, l’Associazione Culturale “Calabria in Armi “ intende ricordare quanti, in quelle tristi circostanze, persero la vita ed ai quali fu tolta la stessa identità di uomini liberi. Molti di questi  erano  soldati Italiani che, fatti prigionieri dai tedeschi dopo l’otto settembre del 1943 furono internati nei KL. Essi vennero classificati prima come prigionieri di guerra e poi,  dopo il 20.09.1943 come IMI ( Internati Militari Italiani), categoria questa ignorata dalla Convenzione di Ginevra sui prigionieri del 1929. Tutto ciò interessò circa 600.000 uomini. Grandi furono le loro sofferenze per i maltrattamenti subiti, ciononostante rimasero fedeli al giuramento verso la Patria . Tanti di loro non ritornarono. Contestualmente si intende ricordare anche chi da quell’inferno riuscì a sfuggire e ritornare a casa.  Anche tanti calabresi ci riuscirono. A questi testimoni, spesso silenti va il nostro pensiero e la nostra vicinanza. Come scrisse Shlomo Venezia internato a Birkenau: “testimoniare rappresenta un enorme sacrificio, perché riporta in vita una sofferenza  lancinante”. Ma soprattutto riteniamo che la forza del ricordo di questo giorno, sia una forza benefica e necessaria; una forza, che in quell’oceano di dolore che furono i Lager, ci appare forse l’unica salvezza dell’identità umana. Anche se tanti anni sono passati da quei tristi eventi, riteniamo   che la memoria vada custodita e tenuta perennemente viva, perché come scrisse Primo Levi: “E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo e dappertutto…………”. L’ associazione “Calabria in Armi” intende farlo.


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