"A night in Kinshasa" conquista il pubblico del Politeama

Martedì 20 Marzo 2018 06:47 di Redazione WebOggi.it

Il "one-man show" non è mai cosa semplice. Ci vuole un grande carattere, una personalità catalizzante ed un innato talento per tenere alta l'attenzione del grande pubblico sui palchi dei teatri più importanti d'Italia, senza accomodarsi su scenografie, costumi e colonne sonore d'effetto.

Ma lui può, e sa di potere. Probabilmente uno dei pochi, sulla scena italiana in questo momento, a potersi concedere l'occhio di bue tutto per sé: Federico Buffa, giornalista sportivo da sempre capace di appassionare il pubblico per la sua capacità di raccontare i fatti di sport e i loro protagonisti, dentro e al di fuori del rettangolo di gioco, ha conquistato anche il pubblico del Politeama.

Federico Buffa non è un mero cronista: è un artista del racconto e della parola, un abile giocoliere dell'aggettivazione, mai ridondante eppure sempre così ricercata, un moderno cantastorie, un ritrattista eccezionale dal tratto nitido, le tinte vivide ed i seducenti chiaroscuri. La scelta dei suoi personaggi non è mai banale: si tratta sempre di sportivi straordinari, che hanno lasciato nella storia un solco importante.

Lui può, e forse può tutto: può anche il racconto di quella lunga notte di boxe a Kinshasa, "A night in Kinshasa", così come l'ha "disegnata" la penna della regista Maria Elisabetta Marelli, una notte che avrebbe cambiato la visione di ogni cosa. Può come nessun altro rendere la storia di Muhammad Ali (Cassius Clay prima della conversione all'Islam), che non è solo la storia di uno dei più straordinari personaggi sportivi di sempre, ma è una storia di riscatto sociale, di conflitto e di pace, di diritti civili, di contraddizioni. Una storia che appartiene all'umanità tutta.

Alì, 32 anni, il "prescelto da Dio per unire l'America all'Africa", certo un Dio di cui "non ha senso parlare di Dio o di Allah, proveniamo tutti dal medesimo Creatore, soltanto lo chiamiamo in maniera diversa”, combatte contro George Foreman, 25, per il titolo mondiale dei massimi. E' una notte che passerà alla storia, non la storia dello sport: la Storia. Un nero afroamericano combatte contro un altro nero afroamericano in Zaire, paese scarnificato dalla dittatura, dal colonialismo, dalla guerra.

E non combatte per vincere un incontro di boxe: combatte per conquistare la libertà, combatte per l'Africa, per la sua gente, per il valore simbolico di quel momento da consegnare alla Storia.

Muhammad Alì, non un predicatore, non un leader, ma carismatico nella sua umana essenza più di ogni altro personaggio mistico, combatterà per dimostrare a quell'America che battersi sul ring non è fare la guerra.

Al grido di "Alì boma yé" ("Alì, uccidilo!"), Federico Buffa ricostruisce questo incredibile spaccato di storia contemporanea e lo fa al ritmo avvincente e sincopato dettato dai maestri Nidi, Alessandro al pianoforte e Sebastiano alle percussioni, padre e figlio.

Le scene sono essenziali, alcune corde disegnano intorno a Buffa e i musicisti un ring immaginifico. La tensione narrativa è straordinaria, la morale a fine "match" è così forte che quasi ci si dimentica si stesse parlando -anche- di sport. Buffa conquista tutti, rivelandosi davvero una bella scelta per il cartellone spettacolistico di quest'anno. 

Anna Trapasso


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