“Un viaggio nel passato della dimensione umana e della umana demenza”

Domenica 22 Gennaio 2017 15:21 di Redazione WebOggi.it

“Un viaggio nel passato della dimensione umana e della umana demenza” è il titolo scelto dalla RaGi Onlus che martedi prossimo 24 gennaio alle ore 18,00  presenterà le attività del Centro Diurno per le Demenze nel corso della manifestazione “Rivelazioni Calabre, il bello che i nostri occhi non vedono” organizzato da Angela Rubino presidente dell’Associazione Cultura Attiva in Collaborazione con la Fondazione Rocco Guglielmo, il Museo Marca, la Provincia di Catanzaro e l’associazione Terre Ioniche. Nel corso dell’incontro verranno presentate le svariate attività svolte all’interno del Centro diurno puntando molto l’attenzione sia sulle terapie cognitive sia sulle terapie espressivo corporee che all’interno della Spazio Al.Pa.De. Alzheimer Parkinson e Demenze assumono una struttura completamente diversa grazie al metodo Teci Terapia Espressiva Corporea Integrata utilizzata all’interno del centro. “Siamo grate alla dott.ssa Rubino per aver pensato di inserire la nostro quotidiano lavoro con le persone con demenza all’interno di un tour culturale che ha un sottotitolo molto vicino al nostro modo di prenderci cura: il bello che i nostri occhi non vedono – ha detto il presidente della Ra.Gi Elena Sodano - . I nostri ospiti non sono la voce della loro malattia, non sono il corpo della loro malattia. Questa è solo l’esteriorità che i nostri occhi vedono, una esteriorità nei confronti della quale noi come terapeuti non ci rassegniamo perché andiamo oltre. I nostri ospiti sono persone con un loro nome ed un loro cognome, hanno una storia tracciata nel loro animo che nulla, nemmeno la compromissione degenerativa più grave può cancellare. E quella storia antica che continuamente esce fuori deve essere rispettata, riconosciuta, valorizzata ed è questo lo scopo più importante che seguiamo con gli ospiti e con le famiglie dopo la pesante tegola della diagnosi. Saremo a questo incontro per dire con chiarezza che le persone con demenza sono persone integre, non sono un mezzo vuoto ed un mezzo pieno, non sono persone il declino, sono persone solo leggermente diverse da quello che di solito siamo abituati a vedere con la lente del nostro distorto concetto di normalità. Sono persone che hanno bisogno di facilitatori e non di disabilitatori mentre la maggior parte delle attività cosiddette istituzionali si concentrano a mio avviso a renderli solo persone disabili ed infantilizzate. Se fanno uno sbaglio quello sbaglio glielo facciamo pesare, lo nascondiamo al mondo perché ne proviamo vergogna. La demenza non è il nostro fallimento, non è il loro fallimento. L’Alzheimer, ma le demenze in genere vengono chiamate il “lungo addio”  e quando gunge la bomba della diagnosi tutti ma proprio tutti iniziano a dire addio a queste persone ed assistiamo ad una sorta di lento commiato. Tutti piano piano si allontanano non solo dalla famiglia ma dalla stessa persona, gli amici, i parenti, spesso i figli, i coniugi. E se domandiamo il perché, sapete qual è la risposta? Perché non sappiamo più cosa dire. Allora i disabili forse siamo noi quando non riusciamo ad instaurare una relazione con ciò che disequilibra la nostra quotidiana normalità”.


Galleria Fotografica




Notizie più lette