
Ucciso ieri a Pesaro il fratello di un pentito della 'ndrangheta
Mercoledì 26 Dicembre 2018 18:30 di Redazione WebOggi.it
Un'esecuzione di stampo 'ndranghetista ieri nel centro storico di Pesaro.
Questa la prima ipotesi degli inquirenti per l'uccisione di Marcello Bruzzese, 51 anni, originario della Calabria, fratello di un collaboratore di giustizia. La sua colpa quella di essere fratello di Biagio Girolamo Bruzzese, arrestato nell'operazione "Vittorio Veneto" e divenuto in seguito prezioso per la lotta alla 'ndrangheta.
Marcello Bruzzese viveva a Pesaro da tre anni,rientrato nel programma di protezione che lo aveva allontanato dalla terra dove rischiava di più. Già scampato ad un agguato nel 1995 a Rizziconi di Reggio Calabria in cui morirono il padre Domenico e un cognato, il marito di una sorella, mentre lui rimase gravemente ferito.
I due Killer lo avrebbero aspettato in garage, intorno alle 18.30 dove gli avrebbero scaricato addosso circa 30 colpi calibro 9 per poi dilaguarsi aiutati dalla folla che gramisce le strade per Natale.
C'è da chiedersi come fosse possibile per gli assassini non solo aver saputo il luogo in cui Bruzzese fosse stato trasferito ma anche come abbiano fatto a studiare indisturbati le sue abitudini, tanto da programmare l'agguato entrando nello stabile.I carabinieri sono stati allertati da alcuni vicini spaventati dai rumori provenienti dal garage.
A coordinare le indagini dei carabinieri, con i pm di Pesaro Fabrizio Narbone e Maria Letizia Fucci, ci sarà comunque Daniele Paci della Dda di Ancona che si occupò dei delitti della Uno bianca.
Anche il Sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, esige risposte"Non è giusto che una città venga sconvolta in questo modo. Quanti sono i collaboratori di giustizia a Pesaro? Quale è il livello di sicurezza richiesto? Cosa non ha funzionato ieri? Sono solo alcune delle domande che rivolgerò domani ufficialmente a Prefettura e Ministero del Interno". "Già in passato Pesaro è stata sede di protezione per pentiti - osserva - ma ciò che è successo ieri è molto grave. Ora si creerà un'apprensione nuova e giustificata nella popolazione, stato d'animo che il sindaco deve provare a interpretare".
"In questo caso non è la 'ndrangheta che è venuta a Pesaro-continua Ricci- (cosa sempre possibile purtroppo; come sappiamo la criminalità non ha confini ), ma - aggiunge - è lo Stato che ha portato a Pesaro delle persone da proteggere dalla 'ndrangheta, probabilmente perché considera questo territorio più slegato da certi fenomeni criminali".
