Trivellazioni nel Mar Jonio, tra ricorsi e scaricabarili il nostro mare a rischio.

Mercoledì 09 Gennaio 2019 13:00 di Redazione WebOggi.it

ll 2018 si è concluso con tre permessi di ricerca accordati alla multinazionale Global Med, che potrà cominciare a verificare tramite la devastante tecnica dell’air gun la presenza di petrolio nel nostro Mar Ionio, di fronte le coste calabre, lucane e pugliesi, davanti Leuca in Puglia e Isola Capo Rizzuto in Calabria.

A sollevare il caso è stato Angelo Bonelli, segretario nazionale dei Verdi: "È il regalo di Luigi Di Maio alla Puglia, alla Calabria e alla Basilicata dopo Ilva e le autorizzazioni alla Shell rilasciate dal ministero dell'Ambiente".

Seguono gli scaricabarile di chi di competenza sul governo precedente ,su quello attuale e sui permessi che potevano essere negati. Di fatto il nostro mare si presta ad essere scenario di polemica e , pare, anche di interventi di ricerca a grande impatto ambientalistico, dannoso,  in una delle zone più ricche di riproduzione della nostra flora e fauna marina.

La Regione Calabria, dal canto suo, annuncia ricorsi nelle parole del Governatore, Mario Oliverio: "Tali autorizzazioni prevedono tutte l’utilizzo della tecnica dell’air-gun e destano in noi profonda preoccupazione, in quanto alcune delle aree individuate sono limitrofe a importanti concessioni per l’estrazione di idrocarburi attive da decenni ed i cui impatti sull'ambiente circostante sono ancora oggi noti solo in parte. Per tali motivi la Regione Calabria ha deciso di proporre ricorso avverso tali autorizzazioni. Contrasteremo con tutti i mezzi a nostra disposizione tali attività sulle nostre coste e nei nostri mari"

In attesa di ulteriori sviluppi, la speranza è che il governo mantenga le promesse ambientaliste fatte a 1,5 milioni di elettori. E che le coste calabresi possano beneficiarne.


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