"Terra del male". Quando un omicida è nato al Sud.

Giovedì 01 Ottobre 2020 14:28 di Adriana Guzzi

Un fiume senza sosta di parole spese,  in una settimana in cui l'Italia si distrae per un attimo dalla pandemia, per fatti efferati e tragici.

I due fidanzati di Lecce, un ragazzino di 11 anni a Napoli.

Due giovani con la sola colpa di essere felici, un ragazzo che trova la soluzione in un volo da sette piani.

Vite interrotte per cui bisogna accanirsi, spiegarsi in qualche modo qualcosa di inspiegabile. I "futili motivi" non bastano per l'omicidio di Lecce,  la morsa della tecnologia non giustifica il suicidio di Napoli.

 La cronaca di questi giorni incarna il vuoto delle coscienze in un tempo gelido di emozioni. Eppure ognuno ha qualcosa da dire.

Eppure, per chi scrive, esiste un onore e un onere in più: il punto di vista.

Una prospettiva nuova da porgere a chi si interroga, una riflessione in più da condividere con chi legge.

Ma potersi esprimere è assieme un privilegio e una responsabilità. 

Purtroppo, perfettamente in linea con il trend che fa della tastiera un vezzo da prima donna, chi può cerca un posto al sole o forse all'ombra dello spessore che viene richiesto.

 

Anche le firme più blasonate, quindi,  si cimentano in paroloni intrisi di laurea in lettere  che  altro non aggiunge, se non un bel fiocco, a concetti di dubbio valore reale.

Leggo parole come " certi luoghi del Sud" e "la terra del male"  sull'articolo di Marco Travaglio e rabbrividisco. Ma di brividi violenti, allo stomaco, che niente hanno a che vedere con un mero campanilismo, ma che sgorgano dall'indignazione.

Non posso, non voglio accettare che la libertà di espressione finisca nel tritacarne di luoghi ormai neanche più comuni, ma pur sempre amari.

Non posso e non riesco ad accettare che riusciamo ancora, con estrema spensieratezza,  a fare di un luogo, di un colore o di una religione un ricettacolo oppure una spiegazione delmale assoluto.

Lo so che ci piacerebbe, che da esperti antropologi e sociologi ( quali NON siamo chiaramente) ricondurre" l'uomo nero" a tranquilli paesini ovattati sparsi da nord a sud, (ebbene sì, altri crimini inenarrabili sono commessi lontano da certi "luoghi del Sud" molto spesso). Vorremmo davvero illuderci di andare controcorrente o di essere l'opinione differente su fatti di cui si è detto tutto. 

E invece no, purtroppo, certe righe piene di parole sembrano vuote di sostanza.

 

 "...Quasi insomma che in posti come questi, luoghi pieni di Storia e tradizione, a primo acchito scevri da quel disordine caratteristico dei meridioni del mondo ma al tempo stesso privati dalla crisi economica di una direzione identitaria forte, le nefandezze riescano a trovare – complice la distrazione delle autorità fisiche e morali che presiedono la zona – un rifugio in cui proliferare indisturbate. "

A questo stralcio di articolo, aggiungo che il rifugio, (semmai ne esista uno) dove proliferano intelligenza e moralità è di certo in un posto, ma al "centro" del petto.

Tutto il resto sono opinabilissime ed eleganti congetture che scivolano nel pressapochismo estremo. 

Nel frattempo, dal centro del cuore,  Napoli tutta piange un figlio che ha seguito la morte da un balcone. Lecce, tutta,  grida di dolore  per due vite trucidate. Un dolore di tutto il Sud che si spera arrivi fino alle Alpi e oltre.

Non ci resta che augurarci che, almeno in questi casi, chi scrive abbia la bontà di fermarsi quando non ha nulla di interessante da trasmettere.

 


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