Tentata turbativa degli incanti all'Anas, Suprema Corte ha rigettato ricorso Cassazione

Giovedì 27 Luglio 2017 13:08 di Redazione WebOggi.it

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso per Cassazione avanzato dal P.G. nei confronti della sentenza assolutoria della Corte di Appello di Catanzaro emessa in data 12.04.2016 nel processo a carico di Bagalà Francesco difeso dall’avv. Patrizia Surace e Rocca Mariano difeso dall’Avv. Antonio Ludovico.            

La vicenda riguardava il reato di tentata turbativa degli incanti. I due, il Bagalà (imprenditore interessato ad una procedura ad evidenza pubblica indetta dall’Anas), in veste di mandante e il Rocca, (centralinista dell’ente), in quella di esecutore, avrebbero tentato di manomettere e danneggiare delle telecamere di videosorveglianza poste all’interno dell’ufficio Gare dell’Anas  per favorire l’accesso e la visione della documentazione di gara custodita all’interno del predetto ufficio e turbare quindi la procedura di pubblica evidenza.            

La Corte di Appello aveva ritenuto gli appelli dei difensori persuasivi, ritenendo che non vi fossero prove convincenti che vi fosse una collusione in atto, che il Rocca avesse contatti telefonici a mezzo del proprio telefono cellulare solo col Bagalà (stante il guasto del telefono dell’anas lo stesso era costretto a utilizzare la propria utenza) e che avesse libero accesso alla Cassaforte, né che Bagalà avesse interesse dal momento che era già stato escluso per un provvedimento  (un’interdittiva antimafia) che era oggettivo, immanente e non alterabile presso la sede dell’Anas di Catanzaro.             

La Corte di Cassazione dunque ha correttamente confermato la sentenza della Corte di Appello di Catanzaro ponendo fine al processo mediatico che ha danneggiato enormemente l’immagine dei due ex imputati tant’è vero che il Rocca ha addirittura rischiato di perdere ingiustamente il proprio posto di lavoro. 


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