Sanità. Ventura: “A Catanzaro la Cardiochirurgia pubblica venga implementata”
Venerdì 15 Gennaio 2021 09:22 di Redazione WebOggi.it
di SABATINO NICOLA VENTURA
La Dottoressa Benerice Brutto,Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana, già Vice Questore,fa ricorso a una delle più famose terzine del sommo poeta Dante,quella nota come canto di Ulisse, che rivolge ai suoi compagnil’appelloa continuare il viaggio oltre i confini della terra conosciuti: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude e conoscenza”.Lo fa, per ricordare che anche nel nostro tempo gli esseri umani non dovranno dimenticare che diversamente dalle bestie, posseggono una menteda declinaresempreall’apprendere, sapere, conoscere. La Bruttoscomoda Dante, perché vuole conoscere beneal di là delle frasi rutinarie ed abusate, spessonon chiarissime, la sostanza diquanto staaccadendo al Sant’Anna Hospital.
Il Suo intervento mi offre l’occasioneperritornare sull’argomento,lo faccio, ripeto,esponendouna posizione politica di sinistra.
Metto, ancorauna volta il ditosullapiaga e, per come ho già scritto nei giorni scorsi, continuo ad esprimerela mia posizione, evitando tatticismi, diplomazie, accorgimenti mirati a nonaveredissenso,su una questione che, noto,registra un’opinioneunanime, che ritengoincomprensibile.
Lasanità calabrese, per comela recente legge, Decreto Calabria Bis, stabilisce, e per quanto è stato dettoe denunciatonegli ultimi mesi,dovrà essere rilanciata con determinazione nuova. La svolta,ne abbiamo particolare necessità,potrà, però,avvenire solo se avremo la capacità di bucare il muro di gomma alzato inoltremezzo secolo, e sesaremo capacidiopzionipolitiche, ripeto politiche, di particolare novità e discontinuità.Sarà, quindi,necessariomettere in discussione le scelte e le prassi sino ad oggi mantenute se si vuolerealizzare una sanità di qualità e quantitàadeguateper i calabresi. Riorganizzare il Servizio Sanitario della Calabriaè un imperativo,ma per evitareun’operazione gattopardesca,dovràcomportare una “rivoluzione”. Bisognerà averenel procedere (non sarà facile) la forza perfronteggiaree sconfiggerela reazione di chi,toccato negli interessi,difenderà l’esistente;di chi non comprenderàsubitolenuovescelte perché erroneamenteinformato e formato;dichisarà intaccato negliaffari, soprattutto la“pseudoimprenditoriaprivataaccreditatae, come si stabiliva unpo’di anni fa, convenzionatain sanità”, chescatenerà i lavoratori e gli utenti strumentalizzati contro chi oseràrompere gli schemi consolidati e le scelte “storiche” altrettanto stabiliesicure.Le recenti dichiarazioni della politicasul Sant’Anna Hospital,purtroppo,non si differenziano: destra, centro, sinistra, populistisono ancorati ed inamovibili rispettoladifesa acriticadiquanto è.
Il tema della sanità,in questacampagna elettorale,già iniziata, per il rinnovo del ConsiglioRegionale, pensodovrà essere una delle questioni di confronto e forsediscontro trala sinistra e ladestra eipopulisti. Le proposte programmatiche sulServizioSanitario Regionale chesaranno, ritengo,presentate,non potranno cheevidenziare le differenze insite nelle diverse concezioni.
Torno alla “vertenza Sant’Anna Hospital”, per usare un termine sindacale,essacontiene una parte importante degli elementisui quali la politica si dovrà misurare, sia nel merito stretto della questione, sia piùingenerale:sceltestrategiche.
Succede che a Catanzaro oltre alle buoneCardiologie, anche interventistiche, del Pugliese/Ciaccio e del Policlinico Universitario è in attività, da moltissimi anni, lacardiochirurgia universitaria. Ma per i“miracoli”della politicacalabrese,fudeciso, oramai da vent’anni, dinon sostenerla, ditrascurarla.Il servizio pubblicodi cardiochirurgiaUniversitaria offre, voglio ricordare, per come ha confermato il prof. Pasquale Mastroroberto,una buona qualità diprestazioni divalenza nazionale;purtroppo non è mai pienamentedecollato,a causa di particolari disattenzioni:la circostanza principale ènel non avereadeguato per quantità e qualitàl’organico al fine dipotere fare fronte aduncarico di lavoro superiore a quanto oggi ègiàin condizione di soddisfare.
LaCardiochirurgia Universitaria,per non curanza escelta, che ritengo illogica e assurdadella politica sanitaria dellaRegione e dell’ASP,e probabilmente con scarsaattenzionedella stessa Università,non è stata adeguatamenteconsiderata.Essa però, lavorandoci da subito, dovrà essere, non potrà avvenire diversamente, ilpunto di riferimento regionalepiù importante(ricordo che si tratta del servizio pubblicodi cardiochirurgiadel PoliclinicoUniversitario).
Sino adoggi, la scelta èstatadiaffidare la cardiochirurgia, per un servizio, ritengo,complementare, integrativo aduna “istituzione” privata attraverso la prassi dell’accreditoed in particolare dei contratti di negoziazione,cioèalSant’Anna Hospital, che opera, pertanto, a nome e per conte della sanità pubblica. Se non ho letto male,ricevedal Servizio Sanitario, per fare ciò che spetterebbe direttamenteal pubblico, circa30milioni all’anno, che utilizzaperpagare gli stipendi ai dipendenti,il compenso ai liberi professionisti, ecredo anchepergli oneri di gestionee altro.(Sarebbeanchegiusto conoscerei dividendi per gli azionistie il guadagno della proprietà). Èriconosciuta, in ogni caso, da tutti l’alta qualità delle prestazioni che offre, chedovranno continuare ad essere offerte, per non provocare un grave disservizio alla popolazione.
La questione che io pongo, ma che nessun’altro ha ritenuto di riprendereevalutare,attiene al ruolo che nellapolitica degli accrediti, hanno avuto le istituzioni pubbliche preposte.
Èbene informare chi non sa, che un’organizzazione sanitaria privata in possesso di ogni requisito di legge può chiedere di svolgere per conto del servizio sanitario nazionale, un’attività ad integrazione o a completamento, di quanto il pubblico, per diverse ragioni non è in grado di assicurare totalmente o parzialmenteai cittadini.Comunque dovrà riguardareun servizio importante, essenziale (di questo si deve trattare), che il cittadino ha il diritto di avere. Considerato peròcheil servizio è dipertinenza pubblica, ogni“convenzione”non potrà che essere una scelta “obbligata”, ma temporanea; giusto il tempo necessario per consentire al servizio sanitario pubblico di offrirlo direttamente.Non dovrebbero essere affidate le funzioni pubbliche, mortificando il ruolo e le funzioni chesonodirettamentedi competenzadel Servizio Sanitario Nazionale.Ogni accredito, ma in particolare il contratto di negoziazione,non potrannoche avere un tempodi durata, salvo servizi particolarissimi, che il pubblico non ha convenienza (soprattutto economica) ad espletare direttamente. Questa dell’accreditoe dei “conseguenziali” contratti di negoziazione, anomalia tutta Italiana, necessita in Calabria diuna profondaverifica e di una rivisitazione.Il caso Sant’Anna Hospital è emblematico di una situazione che si è estesa e consolidata, e che dovrà, insisto,rapidamente essere rivista: ha debordato, è divenuta illogica, dispendiosa, non giustificata. S’impedisce, attraverso questa prassila nascita o l’implementazione di servizi pubblici a vantaggio di terzi; èqualcosa d’incomprensibilee d’inaccettabile, come nel casodella CardiochirurgiaUniversitaria. Dunque, per informare più precisamente,il Sant’Anna offre “per delega” un servizio di sanitàpubblica, peraltro in una città, Catanzaro, che è già dotata,perché?La rispostanon credo potrà essere soddisfacente.
La Cardiochirurgia pubblicaa Catanzaro ènelle condizioni di svolgere bene questa funzione, ma per soddisfare un più alto carico di lavoro, ènecessaria e, ritengo, moralmente dovutaunaimplementazione.Bisogneràsoltanto scegliere,quello che dovrebbe essere normale per una politica intelligente,dispendere i soldidel SSNper assicurareuna sanità pubblica di qualità.
Si pone, giustamente, nel caso dei lavoratori del Sant’Anna Hospital, se ci saranno nuove ed augurabili determinazioni, la tutela del lavoro e la necessità di non perdere le professionalità specifiche acquisite. Ricordo che chi lavora alla casa di Cura è già pagato di fatto, dalla sanità pubblica. La politica, quella con la P maiuscola dovrà scendere in campoe risolvere positivamente il problema.
Ailavoratori delSant’Anna dovrà essere assicurata la continuità dellavoro attraverso il loro impegnodirettamente, una volta avviata ogni proceduraammnistrativa, economica e di politicasanitaria, nelle strutture della sanità pubblica al servizio di cardiochirurgiaper contribuire adadeguarlo erafforzarlo. Ciò non andrebbe ad alterare nulla, neanche gli organici dei dipendenti.Anche i professionistipotrannocontinuare a svolgere, se lo vorranno,la loro pregevole attività direttamente nella sanità pubblica, attraverso lemodalità cheleleggigià consentono. Le soluzionigiuste ed opportune sono possibili,basta volerlo.
Non esiste una questione Sant’Anna Hospital, ma esiste una questione che riguarda la Cardiochirurgia a Catanzaro ed in Calabria che bisogneràrisolvere.Ènecessario chiudere,intempo utile, scongiurando interruzione delle prestazioni,la vicenda politico/ sanitariaSant’Anna Hospital,avviandonel contempoil superamentodellasurroga,del ruolo edellefunzioni pubbliche che svolge.
Sarebbe, dunque,opportuno che Università e Azienda Ospedaliera Pugliese/Ciaccio nello spirito e volontà dichiarata d’integrazione, assieme ad ogni sinergia con l’ASP, aprissero un capitolo nuovo e virtuoso,partendo proprio dallaCardiochirurgia, avviando una novità di grande qualità e spessore, anche sociale.Colgo l’occasione per suggeriredi valutare la possibilità, anche questo al fine di ridurre l’immigrazione sanitaria, di aprire a Catanzaroper la Calabria, la Cardiochirurgia Pediatrica presso il Policlinico.
Credo che sulla vicenda degli accrediti, la loro opportunità, i costi e quant’altro, potrà svolgere un buon lavoro di approfondimento e di discontinuitàil Commissario delegato governativo dottore GuidoLongo.
Mi duole molto chesuitemi della sanità il sindaco di Catanzaro,massimo responsabile della tutela della salute dei cittadini, abbia marcato da vent’anni una particolare assenza, che oggi pesa molto.
