
Rubano in spiaggia la sedia di sua figlia . Intervista alla mamma di Martina (Foto)
Venerdì 30 Agosto 2019 09:32 di Adriana Guzzi
Accade nella mattinata di ieri, per Paola, mamma di Martina è l'inizio di una giornata tipo, fatta di ferie e aspettative cumulate per concedere a sua figlia una delle gioie più grandi: il mare.
Perchè quello che sembra scontato ai più in uno scorcio di fine estate bollente, è per Martina l'ultimo scampolo di una sensazione attesa durante tutto l'anno. Quella dell'acqua su un corpo che a mare ritrova un attimo di libertà.
Per arrivarci però Martina ha bisogno di aiuto, un aiuto mai mancato, dai genitori come dagli educatori e gli assistenti in spiaggia. Ma è una giovane donna adesso, i genitori combattono dei problemi fisici e lei merita un supporto più " comodo" per godere di quel refrigerio. Ma ieri è un giorno diverso...la sedia di Martina è stata rubata nella notte dalla spiaggia.
Paola, cosa è successo?
"Io vado al Lido Babilas di Simeri mare dal 2011, da tre anni avevamo comprato questa sedia, dico comprato perchè non è una cosa che viene fornita dall'ASL, anche perchè ci sembrava una cosa più dignitosa per lei, piuttosto che essere portata a braccio con l'aiuto del bagnino. Io ho quattro ernie, un tendine lesionato, un problema al ginocchio. Mio marito, altrettanto. Insomma, la sedia era un modo per agevolare una cosa semplice che per Martina semplice non è. Noi arriviamo a mare, il bagnino la porta sotto l'ombrellone, poi quando deve andare in acqua la trasferiamo, di peso, su questa sedia del mare, e poi ritorna sulla sedia a rotelle che ha funzioni che la fanno stare piuù comoda per le sue esigenze. Dopo tre anni, stamattina, il bagnino ci dà la notizia che la sedia è stata presa, probabilmente nella notte"
Dove era custodita?
" Prima la mettevamo sopra il lido, poi l'abbiamo lasciata vicino l'ombrellone. Senza catene e via dicendo, mai avrei pensato di dover temere che fosse rubata una cosa del genere, uno strumento essenziale per chi è in difficoltà.."
Che difficoltà ha sua figlia?
"Ha una tetraparesi distonica ipotonica grave. Lei non si regge con la schiena, non cammina, non usa le mani, non parla. E' una ragazzina intelligente, capisce tutto anche grazie alla sua grande sensibilità. La cosa che va detta è che, col passare degli anni, gestire un disabile non è facile, anzi...
Io quello di cui non mi capacito è che questa sedia agevolava noi e lei nel farle fare la cose che ama di più. Se non fosse così ci saremmo fatti venti giorni di mare e non due mesi. Ma il mare è davvero la cosa che le piace di più, forse si sente libera nei movimenti, si rinfresca, trova giovamento fisico e mentale insomma."
Che giornata è stata ieri per Martina?
"Una giornata triste, lei consolava me a suo modo perchè ho pianto tanto, mi accarezzava non potendo parlare. Io sono una che non riesce a trattenere le emozioni e lei, oltre a dover rinunciare al suo momento di gioia giornaliero, ha provato a starmi vicina. Il bagno non l'ha potuto fare, mio marito era a lavoro e il bagnino da solo non poteva farcela"
Si è chiesta chi può aver fatto una cosa del genere?
"Certo, escludo in assoluto che possa essere stato qualcuno che ne aveva bisogno. Chi conosce quello che circonda e la vita con la disabilità non lo farebbe mai e poi mai. Quindi questo lo escludo categoricamente. L'ipotesi più accreditata è quella della ragazzata"
Cosa direbbe quindi a questi "ragazzi"?
"Io con i ragazzi ci lavoro, forse qualche anno fa mi sarei comportata diversamente, ma i ragazzi ora li vivo da vicino. Vorrei parlargli per fargli capire che danno ha causato, perchè non sono solo tre giorni a mare che ha ostacolato. Vorrei vedesse e vivesse una giornata con tutte le persone che amano Martina e che programmano la loro vita in funzione del suo benessere. Dai genitori, ai fratelli, all'Educatore Francesco Pungitore, agli amici. Io vivo per vedere mia figlia gioire, ho il dovere e il piacere di farla sentire una regina. Questa persona ha inceppato una rete di aiuto, di amore, di quotidiano programmato mesi prima solo per vederla sorridere mentre sguazza in acqua. Le esigenze di Martina ruotano attorno a questa macchina di aiuto, perchè tante cose da sola non le può fare. La "ragazzata" ha causato che mia figlia non fa la cosa che le piace fare, siccome fa poco nella vita, perchè la parola non la ha, le mani non le usa... non le ha preso un bagno o due o tre, le ha preso una delle gioie più grandi che ha.
Ora come si sente?
"Rimango arrabbiata,perchè ostacolato il mio modus vivendi però non ne ho il tempo, devo far tornare Martina a mare.. Io sono una persona riservata, forse qualche anno fa non ne avrei neanche parlato. Ma su certe cose è necessario."
Si, è doveroso parlare di certi episodi. E non per suscitare facili pietismi o indignazione di massa. Sperare che chi sia capace di una bassezza tale possa compungersi il cuore è , forse, una speranza vana. Ma quello che mi auguro io, è che da questo articolo sia arrivato il vero senso che questo vile gesto ha avuto per la famiglia di Martina e per tutti coloro che hanno la fortuna di poterla amare. Non ha rubato un oggetto di valore, non ha fatto una bravata, ha rubato la cosa più preziosa: un attimo di felicità. Ha sottratto a Martina quella sensazione di un corpo libero dai suoi limiti, la gioia di sentirsi galleggiare coccolata dall'acqua. Tutte cose che per chiunque sono banali e che per lei, sono eccezionali. E soprattutto ha privato coloro che la amano della, magra, consolazione di esserle d'aiuto mentre si fa strada in questa vita fatta di piccole e immense gioie. Mi auguro che ci pensi ogni volta che tocca l'acqua con i suoi abili e forti piedi, ma pur sempre vigliacchi. Gli stessi piedi che hanno portato via l'aiuto, gli stessi che Martina non può utilizzare a dimostrazione che per avanzare davvero, nella vita, ci vuole ben altro.
Mi auguro solo che abbia sbirciato nel cuore e nella vita di questa famiglia straordinaria, convinta da sempre che il pentimento sia la forma più alta di condanna per l'essere umano. Martina tornerà in acqua, questo è certo, ma chi ha preso la sua sedia ha perso un pezzo d'anima. Definitivamente.
