Riflessione del Circolo Placanica su Catanzaro dopo la chiusura dell’”Ape Maya” a Porta Marina

Martedì 14 Luglio 2020 12:02 di Redazione WebOggi.it

Comunicato del Circolo Placanica.

"Da alcuni lavori di "restyling" ho capito che "L' Ape Maya" ha chiuso. Una cartoleria a Porta Marina dove ognuno a Catanzaro, prima o poi, si è trovato a passare, magari dopo non aver trovato altrove quello che cercava. L'Ape maya era un punto fermo, e come altri punti fermi a Catanzaro, lascia il campo, cede le armi.  L'adolescenza è un momento di passaggio (...il passaggio per antonomasia), e nei momenti di passaggio si perde qualcosa dell'età precedente, ma per acquisire qualcosa di altrettanto importante. Si perde qualcosa per acquisire nuovi orizzonti, da guardare con occhi diversi, per conoscere prospettive diverse, per crescere. Una città è come un uomo. Ha i suoi propri cicli vitali, le fasi di crescita, i cambiamenti, a volte il tramonto. Una città è lo specchio di chi ci abita da sempre, di chi ci è nato, di chi tra le sue mura morirà. E proprio come un uomo si lascia alle spalle esperienze, conoscenze, situazioni, in cambio però di qualcosa di nuovo e di diverso, sapendo che lasciarsi alle spalle qualcosa è il carburante per accelerazioni e impennate focose, per slanci nuovi, per voglie diverse, per raggiungere traguardi più cònsoni e freschi. Insomma, ogni "muta" dovrebbe comportare una pelle nuova (e migliore) in luogo di quella abbandonata. Ma Catanzaro non sembra obbedire a questo schema. Nel breve volgere di qualche decennio ha perso connotati, caratteristiche, humus e punti fermi, senza però acquisire contrappesi adeguati, senza darsi altri orizzonti. Si è lasciata alle spalle una storia fatta di luoghi, di fatti, di situazioni, consuetudini, senza capacità e voglia, forse (peggio) senza intenzione o programma di cose nuove, di altri traguardi, senza rispetto per le vocazioni, gli umori, gli odori e i sapori che l'anno edificata, modellata, caratterizzata. E a questo punto mi chiedo (...lo so, è azzardato) se sia più importante l’emporio di Boccuto o il nuovo Politeama, più caratterizzante la Strettoia o il Parco (che amo), più "nostro" il Vasapollo di Via Mario Greco o qualche francising estemporaneo? E dovè l'Imperiale, Pepè, il Liceo, le banane, l'Unica e l'Ape Maia? Ma siamo davvero capaci di fare a meno di tutto questo? Soprattutto senza un programma, un progetto alternativo? E che differenza ci sarà tra Catanzaro e qualsiasi altro agglomerato semiurbano se siamo capaci di accettare in silenzio qualsiasi declino, ogni tramonto, ogni eclissi delle cose che ci hanno formato, e in qualche caso ci hanno ispirato, ci hanno divertito, incantato e fatto sognare? Spero che Rosy Intimo resista, ultimo baluardo. E solo adesso mi accorgo che oltre a Cristallo, anche l'Ape Maia, Vasapollo, Boccuto, Pepè, Pietragalla, e il Tedesco, sul Corso, vendevano "intimo" senza che me ne accorgessi". 

Venturino Lazzaro, Presidente Circolo Placanica


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