"Ricordo di Papà" al soldato Pietro Fantini, prigioniero dei campi di concentramento.

Martedì 28 Gennaio 2020 15:00 di Redazione WebOggi.it

RICORDO DI PAPA’

Il ricordo è allo stesso tempo sfumato e struggente anche se ora sono trascorsi quasi vent’anni che ho perso mio padre: da bambino notavo delle macchie scure sulle sue spalle nude, con l’innocenza del bambino domandavo cosa fossero, perché mai quella strana colorazione, solo dopo sono riuscito a comprendere: si trattava di segni di frusta! Dopo l’8 settembre 1943 il mio povero papà subì la stessa sorte di tanti suoi commilitoni: da militare italiano e guardia di frontiera di stanza nella ex Jugoslavia, fu fatto prigioniero dai tedeschi e trasferito, dopo una serie incredibile di trasbordi e tratte, al campo di concentramento (fortunatamente non di sterminio) di Könisberg in Prussia Orientale. Dopo un viaggio in treno allucinante durato una settimana in un carro bestiame con un centinaio di altre persone e con un buco in un angolo per i bisogni fisiologici (incredibile come sia stata ben ricostruita una situazione analoga nel film “Schindler List”), questo gruppo di prigionieri, del quale faceva parte mio padre giunse a destinazione: è del tutto marginale descrivere le loro condizioni di vita quotidiana, in quanto ognuno di noi ha sentito parlare delle baracche, della fame, del freddo e di tutto ciò che era la vita dei prigionieri. Ad ognuno di essi veniva assegnato un “lavoro”, quello assegnato a mio padre fu di dover ricevere dei sacchi di farina e di ordinarli assieme. La cosa che però maggiormente lasciava attoniti era quella che i sacchi di farina erano del peso di 50 kg ciascuno e venivano “lanciati” da un’altezza di circa 3 metri! Comunque mio padre, che non era certamente un gigante, riuscì con enorme fatica a bloccare il primo sacco, non così il secondo che andò a schiantarsi direttamente sul pavimento. Fu a questo punto che gli venne comminata quella “giusta” punizione: cento frustate, date con frustini che presentavano pallini di piombo ai loro terminali e che lasciarono un segno indelebile sulla sua pelle, ma anche e di più nel suo animo e in quello mio.

Catanzaro, 17/01/2020 Alessandro Fantini


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