
Riccio su dichiarazioni Caruso: "docente di dubbia etica di manifesta “ignoranza” sui fatti della storia e sulle regole dello Stato di diritto"
Lunedì 14 Gennaio 2019 13:09 di Redazione WebOggi.it
Non tarda ad arrivare anche la replica del consigliere Eugenio Riccio sulle dichiarazioni "shock" di Francesco Caruso, sull'arresto di Cesare Battisti.
“A distanza di 40 anni da episodi del tutto deprecabili, questo accanimento, questo scalpo da portare in dote di questo ormai quasi settantenne mi sembra una sete di vendetta che non ha nessuna altra funzione se non ripagare l’odio e il rancore di questi signori al governo”. Lo dice all’Adnkronos Francesco Caruso, ex deputato di Rifondazione Comunista, ora docente di sociologia presso l’Università di Catanzaro, a proposito della cattura in Bolivia di Cesare Battisti.
Il terrorista dei Pac “ha le sue colpe, ma il Battisti che aveva vent’anni e il settantenne di oggi – sottolinea – sono due persone diverse. Il carcere ha una funzione riabilitativa. Non si capisce cosa debba fare questo signore in carcere se il principio del carcere resta quello sancito dall’articolo 27 della Costituzione italiana, che si chiama ‘rieducazione’, non ‘vendetta’. Questo esisteva nelle società pre-cristiane…”.
Riporto integralmente le parole dell’ex parlamentare Francesco Caruso,-dice Riccio- al fine di non essere accusato di strumentalizzazione degli eventi quando dico che, da padre di due figli e da uomo delle istituzioni politiche e militari, un senso di paura e scoraggiamento mi percorre se penso che i ragazzi che si approcciano a diventare adulti anche grazie alla formazione universitaria, debbano incontrare sulla loro strada tanto sprezzo per le regole e per lo Stato, soprattutto se ciò arriva da un docente di un corso di laurea incardinato nella facoltà di Giurisprudenza, gloriosa aggiungerei, grazie alla quale gli studenti imparano cosa è uno stato di diritto.
Battisti non è stato arrestato per vendetta, non va in carcere perché giochiamo a guardie e ladri, ma perché in uno Stato di diritto, che Caruso per essere stato parlamentare e ora docente dovrebbe conoscere, delle sentenze passate in giudicato , lo hanno riconosciuto colpevole di ben 4 omicidi consumati a sangue freddo. Poi c’è anche qualcosa che va oltre il diritto o che forse del diritto ne è in parte la base. Si chiama etica. E l’etica non suggerisce ma impone che le famiglie di vittime innocenti, se pure abbiano perdonato se ci sono riuscite avendo il dono della fede, ricevano comunque giustizia, e la giustizia, concetto anche questo che Caruso dovrebbe conoscere almeno a livello didattico, prevede che i responsabili paghino in maniera equa per le colpe commesse.
Continuo nel citare Caruso quando dice, ovviamente fuori da ogni logica legalitaria che “La logica punitiva può avere sua logica nel momento in cui serve a intimorire, punire… quella con la mafia è una guerra che c’è ancora ed è bene che vecchi e nuovi mafiosi vengano perseguiti, condannati… qua invece si tratta di prigionieri politici di una guerra civile finita 40 anni fa. In Italia non si è mai voluto fare i conti con tutto questo” e mi viene facile confutare anche questo pensiero ricordando a Caruso che Battisti è stato condannato, e che la mafia viene combattuta ogni giorno da donne ed uomini in divisa che, a costo della loro vita, oggi come ieri, per strada, si affannano a porre un argine al malcostume e alla delinquenza. Perché caro Caruso (chiamarla Professore mi risulta difficile senza pensare ad un uso dispregiativo del termine se rivolto a lei e per non fare un torto a tutti i docenti per bene che esistono) qualora lei pensasse che i mafiosi sono ancora quelli con la coppola e il fucile in mano, allora non solo sarei preoccupato per la dubbia e doppia morale che trasmette ai suoi docenti, ma anche per la sua reale preparazione proprio sulla materia che è chiamato ad insegnare, poiché la sociologia è la scienza che alla base lo studio proprio dei fenomeni umani. Ergo, caro Caruso, credo che lei non solo sia ignorante in fatto di diritto (ignorante dal verbo ignorare e cioè non sapere) ma in maniera più preoccupante lo è nella materia che è chiamato ad insegnare.
Detto ciò non è mia abitudine tirare per la giacchetta i vertici di altre istituzioni per chiedere provvedimenti, confido sempre nel buon senso, nell’etica e nella morale delle persone, poichè le istituzioni non sono un corpo estraneo dalle persone che le rappresentano, ed è per questo che mi auguro che le lezioni di Caruso siano monitorate da qualcuno in grado di mettere in pratica l’arte del discernimento affinchè non si corra il rischio di affidare la formazione dei giovani a gente che, ripeto, oltre alla dubbia etica, dimostri di avere delle lacune così gravi in fatto di regole e Stato"
