Pianura Padana zona più inquinata d'Europa e più colpita dal Covid-19, c'è un legame?

Giovedì 02 Aprile 2020 10:00 di Redazione WebOggi.it

La Pianura Padana è la zona più inquinata d’Europa, ma anche quella con il più alto numero di contagi da coronavirus. Per capire se fra le due cose esista un nesso, Giulia Innocenzi de Le Iene ha intervistato il professore Alessandro Miani, presidente Sima (Società italiana di medicina ambientale), che sta conducendo al riguardo uno studio proprio per comprendere meglio questo possibile legame.

“L’inquinamento nell’aria potrebbe velocizzare la diffusione del coronavirus. Siamo partiti dall’assunto - spiega il professore - che esiste già una grande e documentata ricerca internazionale che dimostra che le polveri inquinanti presenti nell’aria possono essere un trasportatore di alcuni virus, come l’ebola. Abbiamo quindi preso i dati delle centraline Arpa in Italia in un certo momento, come a fotografare la situazione. Dopo 14 giorni, cioè passato il tempo di incubazione del coronavirus, siamo andati a vedere i dati del contagio sul sito della Protezione civile. Abbiamo scoperto che in tutte quelle aree dove c’erano stati importanti sforamenti dei limiti di Pm10 c’erano state delle anomale curve di accelerazione dell’infezione”.

“Abbiamo evidenziato - continua Miani - che il particolato atmosferico potrebbe accelerare l’infezione del coronavirus. In questi giorni in Pianura padana i tempi epidemiologici sono più veloci di quelli considerati ‘normali’. Le polveri sottili potrebbero quindi essere un ’booster’ della pandemia. Le zone che nelle scorse settimane erano più inquinate sono oggi quelle più colpite. Se un virus come l’ebola o il morbillo può resistere nell’aria in determinate condizioni alcune ore, potrebbe farlo anche il coronavirus. Per averne la certezza ovviamente è necessario analizzare un campione ampio, che è quello che stiamo facendo in questi giorni”. Ciò che è necessario è comunque "rimanere a casa il più possibile e seguire le indicazioni delle istituzioni. A questo noi aggiungiamo: cerchiamo di tenere il massimo delle distanze possibili pur non avendo ancora una certezza scientifica della nostra tesi”.

Il professore, inoltre, dichiara sicuramente sussistente un legame tra la diffusione del coronavirus e il clima dei Paesi più colpiti essendo "dimostrato che altri coronavirus sono molto sensibili all’aumento della temperatura e questo potrebbe essere il caso anche del COVID-19. Tuttavia, anche se questo fosse confermato, il virus resterebbe in circolazione senza misure di contenimento o cure mediche e quindi potrebbe riemergere quando le temperature inevitabilmente caleranno. Per quanto riguarda l’umidità, noi stiamo studiando che una data umidità insieme a un certo livello di polveri sottili nell’aria crea un substrato che permetterebbe al virus di sopravvivere alcune ore”.

Quindi il fatto che in Italia ci siano 75mila morti per inquinamento ogni anno, secondo Miani sul numero delle vittime da Covid-19 "incide con certezza. Se tutto l’anno respiro concentrazioni di smog, particolato e altri inquinanti il mio sistema immunitario è sollecitato e la popolazione è meno sana di altre zone. Il numero di patologie legate al sistema respiratorio o cardiocircolatorio in Pianura padana è maggiore a causa anche di questi fattori, nel momento in cui arriva una infezione virale pandemica chi è già debilitato da altri disturbi avrà più facilmente una risposta peggiore alla malattia. E questo potrebbe in parte spiegare perché al Nord, dove c’è maggiore inquinamento, il tasso di letalità sia più alto”.

Il professore conclude, infine, con l'augurio che "al termine di questa durissima prova si torni a parlare di progresso sostenibile. Rovinare l’ambiente non fa ricadere solo i danni sulle generazioni future ma anche a noi. E' importante che tutti lo capiscano”.

Di seguito il video completo dell'intervista.


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