
Onu: legame diretto tra pandemie, inquinamento e perdita di biodiversità
Mercoledì 10 Giugno 2020 10:00 di Redazione WebOggi.it
La pandemia da Covid-19 ha riportato al centro dell’attenzione mondiale la natura ed i forti legami che uniscono biodiversità e cambiamenti climatici, che peraltro sono stati al centro della Giornata mondiale dell’ambiente 2020, promossa dalle Nazioni Unite il 5 giugno.
"La natura ci ha parlato forte e chiaro attraverso l’emergenza pandemica – ha chiarito in un messaggio il segretario generale dell’Onu António Guterrez -: ci ha detto che il nostro ecosistema è malato e che bisogna agire quanto prima per ripristinarlo. C’è un legame diretto tra pandemia, inquinamento che causa i cambiamenti climatici e impoverimento della biodiversità sul pianeta. Ecco perché tutto il 2020 è dedicato alla biodiversità".
Un messaggio, quello di Guterrez, basato su evidenze scientifiche citate dall’Onu, che dimostrano il legame diretto fra i tre fenomeni.
Per quanto riguarda la biodiversità, l’Onu ha spiegato: "Ogni quattro mesi si diffonde tra gli esseri umani una nuova malattia infettiva, che nel 75% dei casi è di origine animale (come Ebola, Sars, Mers e ora il Covid-19) – spiega Guterrez -. Un ecosistema sano ci protegge da queste malattie. La biodiversità rende più difficile la diffusione dei patogeni, che prosperano fra specie uniformi, in ambienti inquinati, in assenza di zone cuscinetto naturali che pongono una distanza fra l’uomo e gli animali. Purtroppo però la biodiversità si è fortemente impoverita negli ultimi decenni, tanto che ora sono a rischio estinzione oltre un milione di piante e di specie animali. Eppure può giocare un ruolo essenziale per prevenire future pandemie: se riuscissimo a fermare la perdita di biodiversità e a invertire la rotta, ci farebbe da scudo agli agenti patogeni di origine animale".
Non a caso, la biodiversità rappresenta uno dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile Onu (Sdg) sottoscritti da quasi tutti i Paesi del mondo.
Anche l’inquinamento è determinante per la diffusione delle pandemie. "Le persone che vivono in aree fortemente inquinate sono esposte a maggiori rischi di morte per pandemie come il Covid-19", spiega in una nota David Boyd, relatore speciale dell’Onu su diritti umani e ambiente. "L’inquinamento atmosferico è un killer silenzioso, invisibile e prolifico, responsabile della morte prematura di 7 milioni di persone ogni anno, e tocca in maniera sproporzionata le donne, i bambini e le comunità povere". Il dato è contenuto nel Rapporto 2019 dell’Organizzazione mondiale della sanità che segnala per l’Italia 80mila morti all’anno a causa dell’inquinamento.
Sono di questi mesi i primi studi che tracciano una chiara correlazione tra inquinamento e Covid-19, fra cui quelli condotti da Francesca Dominici ad Harvard e dalla Società italiana di Medicina Ambientale.
Non bisogna abbassare la guardia sull’inquinamento, fra le cause dei cambiamenti climatici, quindi. I danni da climate change sono molto più persistenti, forti e irreversibili di ogni pandemia, nel lungo periodo, ammonisce l’Onu.
Ecco perché l’Organizzazione delle Nazioni Unite sta richiamando l'attenzione sull’urgenza di attuare i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile e l’Accordo di Parigi sul clima, firmato nel 2018, che impegna gli Stati firmatari a contenere l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto della soglia di 2 °C oltre i livelli pre-industriali, e a limitare tale incremento a 1.5°C, poiché questo ridurrebbe sostanzialmente i rischi e gli effetti dei cambiamenti climatici.
Purtroppo la situazione non è migliorata, neanche dopo il suggestivo Summit Onu sul clima del settembre 2019 a New York. "Il mondo è già più caldo di 1,1°C rispetto agli albori della rivoluzione industriale, con un impatto significativo sul pianeta e sulle vite delle persone; se le attuali tendenze dovessero continuare, le temperature globali potrebbero già aumentare dai 3,4 ai 3,9°C in questo secolo, causando effetti climatici distruttivi su larga scala", ha avvertito l’Onu.
Intanto, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, l’Onu ha lanciato l’iniziativa “Race to zero”, che vede alleati campioni dell’economia reale con Paesi leader della lotta al climate change, con settori economici votati allo sviluppo sostenibile, con città e regioni che vogliono invertire la rotta, investitori che credono nel valore aggiunto dei criteri Esg (Environmental, social and governance) alla base della finanza sostenibile. Tutti i firmatari, fra cui molte fra le principali società multinazionali, si impegnano a raggiungere l'obiettivo delle zero emissioni entro il 2050. L’Italia ha già sottoscritto questo impegno, dopo la Cop-25 e partecipa all’iniziativa rappresentata dal ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.
A tutto ciò si accompagna una forte campagna sui social media, ricca di foto e di video d’impatto, nonchè l'apporto significativo dato dalla società civile guidata dai giovani ambientalisti, come la diciassettenne Greta Thunberg, dall’Onu, dalle imprese più illuminate che hanno intrapreso un percorso di sviluppo sostenibile, e dall’Unione europea, che con il Green new deal e il Next generation EU plan conferma e anzi potenzia gli investimenti per favorire la transizione dell’economia reale verso un’era più rispettosa dell’ambiente.
