
Omicidi, stupri, e tempeste emotive per la giustizia "ATTENUATA" in Italia.
Giovedì 07 Marzo 2019 09:44 di Adriana Guzzi
Una violenza carnale premeditata, anzi già collaudata, quella compiuta dai tre "ragazzi"di età compresa tra i 18 e i 19 anni, che l'avevano già tentata una ventina di giorni fa. Evidentemente la 24enne di Portici, stuprata a turno nell'ascensore riservato ai passeggeri della ferrovia Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano (Napoli), doveva essere la preda perfetta.
Si, preda perchè i giovani di Napoli, hanno mostrato nelle dinamiche e nella grettezza delle azioni, quanto l'essere umano si avvicini al concetto di "bestia" universalmente riconosciuto. Che poi le bestie siano decisamente una specie superiore in questi casi, è oggettivo.
Tentato stupro alla prima occasione, bingo alla seconda. In un ascensore dalle stazione, con la spavalderia di documentarlo alle telecamere e lasciare i fazzoletti con il loro Dna sul posto.
La Squadra mobile, che sta conducendo le indagini sotto il coordinamento della sezione Fasce deboli della Procura di Napoli (pm Prisco e Curatoli, procuratore aggiunto Falcone) ha anche convocato una quarta persona, che aveva presentato la ragazza ai tre balordi. Ai presunti autori della violenza sono stati sequestrati i cellulari (le successive analisi accerteranno se contengono video degli abusi) ed è stato prelevato il dna per la comparazione con le tracce biologiche repertate dalla Polizia scientifica. Oggi è fissata l'udienza di convalida del fermo davanti al gip. «Se colpevoli, nessuna pietà per questi animali» tuona il governatore della Campania.
Già, "nessuna pietà" è la frase che meglio riflette i sentimenti comuni, anche delle persone che ieri sera hanno manifestato in una fiaccolata a San Giorgio a Cremano con candele rosse contro la violenza sulle donne.
Una frase che stride invece con la sentenza tanto discussa per un altro caso di violenza, portato all'estremo, con l'omicidio.
Michele Cataldo strangolò Olga Matei mentre era disturbato, come avevano scritto i periti, da una"soverchiante tempesta emotiva e passionale"
L'uomo è stato condannato per omicidio aggravato dai motivi futili e abietti, ma gli sono state riconosciute le attenuanti. Per questo la pena è stata dimezzata. Sul caso, a questo punto, deciderà la Suprema corte
La corte, presieduta da Orazio Pescatore, ha dimezzato però la pena – da 30 a 16 anni – perché, a differenza del giudice per l’udienza preliminare, ha riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante. Scrive il giudice relatore, Milena Zavatti, nelle motivazioni a pagina 4 citando una sentenza della Cassazione:“La sola manifestazione, per quanto parossistica e ingiustificabile, di gelosia può non integrare il motivo futile quando si tratti di una spinta davvero forte dell’animo umano collegata a un desiderio di vita comune: costituisce, invece motivo abietto e futile quando sia espressione di uno spirito punitivo nei confronti della vittima, considerata come propria appartenenza e di cui va punita l’insubordinazione”.
I giudici citando la perizia scrivono ancora sulla gelosia: “Inoltre sebbene quel sentimento fosse certamente immotivato e inidoneo a inficiare la capacità di autodeterminazione dell’imputato, tuttavia esso determinò in lui, a causa delle sue poco felici esperienze di vita, quella che efficacemente il perito descrisse come ‘una soverchiante tempesta emotiva e passionale‘, che in effetti si manifestò subito dopo anche col teatrale tentativo di suicidio: si tratta di una condizione che appare idonea a influire sulla misura della responsabilità penale”. Che è stata comunque pienamente riconosciuta dalla corte.
Quindi, a onor del vero, e senza entrare nel merito, quella che sarebbe che è l'unica "attenuante" per due vite spezzate, in modo diverso, da chi ha deciso di averne tutti i diritti, sarebbe la certezza della pena.
Perchè finalmente, in un paese che sembra sempre più intransigente su altre tematiche, ci possa essere l'unica certezza che serve davvero: la giustizia.
