Nuovo Dpcm, "Non sono i ristoranti ad alimentare contagi". E che dire degli stadi?

Martedì 27 Ottobre 2020 11:01 di Redazione WebOggi.it

Le restrizioni introdotte dall'ultimo Dpcm hanno suscitato l'ira delle categorie che più pesantemente sono state colpite, in primis quella dei ristoratori. Al riguardo, il Direttore Fipe-Confcommercio Roma Luciano Sbraga interrogato sulla reale incidenza delle attività di ristorazione sulla curva dei contagi ha risposto negativamente in un'intervista rilasciata a Stefano Molinari e Luigia Luciani di Radio Radio.

“Se le imprese sono costrette a chiudere e a non poter fare il lavoro per cui esistono, viene da sé che devono essere ristorate. Devono essere coperti i costi che sostengono. Risorse che devono arrivare in tempi certi e in modo adeguato. Le imprese sono in forte difficoltà, ma l’obiettivo primario non è quello di avere sussidi, è quello di poter lavorare.

Ci sono indicazioni chiare da parte del Comitato Tecnico Scientifico che non sono i ristoranti ad alimentare la catena del contagio, ma l’ambiente familiare, quello sanitario, quello lavorativo, trasporti pubblici, sistema scolastico… I bar e i ristoranti non sono la foglia di fico di problemi che dovevano essere risolti meglio prima.

Queste sono misure inefficaci che non risolvono il problema e per di più sono costose e dannose per noi. È evidente che questa non è la soluzione, non sta a noi indicare qual è la soluzione ma non può passare attraverso di noi.

Noi abbiamo rispettato i protocolli rimettendoci soldi, adesso ci dicono che il protocollo non basta più… I ristoranti non sono un problema ma una risorsa anche dal punto di vista del contenimento del contagio: voglio ricordare che al ristorante, in questo momento in cui non ci sono neanche i pranzi d’affari e così via, le persone che si siedono allo stesso tavolo sono persone che si frequentano abitualmente. Pensare che il ristorante sia l’occasione di contagio è assolutamente infondato. Lo ha detto anche il CTS che ha sottolineato che la chiusura dei ristoranti avrebbe anche potuto avere effetti negativi perché avrebbe potuto spingere le persone a stare in casa, a fare le tavolate in casa dove non c’è distanziamento, non c’è gel igienizzante, non ci sono misure di sanificazione e così via".

Peraltro, il nuovo Dpcm ha inciso anche sugli stadi, già oggetto in precedenza di pesanti limitazioni. Eppure con le 1000 persone già previste non c'era stato alcun contagiato, per cui non si giustificano tali provvedimenti (privi di un'effettiva base scientifica) nei confronti di quella che è la decima industria in Italia, che dà lavoro diretto ed indiretto a circa un milione di persone.


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