Nove anni fa l'omicidio di Massimiliano Citriniti, lettera del fratello: "Non è mai troppo tardi!"

Venerdì 23 Febbraio 2018 08:19 di Redazione WebOggi.it

Non è mai troppo tardi! Sono da sempre esistite due Catanzaro. Una libera e ricca, una meno libera e meno ricca. In quest'ultima scelte miopi e poco attente, hanno contribuito negli ultimi 30 anni a trasformare la periferia sud quale luogo già ai margini composto da case umili e popolari, ma comunque di una certa dignità, ricordi dati da chi li è vissuto e vive, dai nonni che per primi hanno occupato quella vasta profumata e verde area, da quei figli degli anni 50’ diventati genitori a loro volta, validi professionisti, impiegati o professori universitari. I mattoni che compongono questo bordo non definito che trasuda umidità dalle pareti perimetrali, rimangono muti testimoni di vita vissuta che scorre inesorabile insieme a chi lì ci vive, capaci ancora oggi di raccontare storie: di quando ci si svegliava col profumo del ragù la domenica, di quando in quei luoghi fatti di piccoli appartamenti ci si spartiva e si condivideva l'umile vita,  in un saluto, un abbraccio, nella musica studiata ad orecchio, nei giochi all'aperto tra le "palazzine", nella scoperta del territorio circostante fatto di agrumeti e dolci colline che si affacciano sul mare, profumi sapori e amori nati tra le strade, sui marciapiedi, sotto la finestra del piano terra, negli sguardi rubati maliziosi e teneri capaci di sognare. Nei freddi inverni e nelle calde estati, negli occhi del ragazzo che attende suo padre, dalle mani e dalle gambe indolenzite e stanche di chi torna a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Nell'attesa di vedere il presepe di natale costruito durante tutto l'anno con amore nel seminterrato in una piccola cantina.  Nella porta sul pianerottolo sempre aperta. Nella prima tv acquistata da una famiglia e diventata subito dopo proprietà di tutto il vicinato. In quella generazione che ha vissuto in periferia nelle case popolari costruite nel dopoguerra. Case piccole e tanti figli. Pochi soldi e tanta speranza. Poca istruzione e tanta educazione. Una generazione a cui si concedeva però la possibilità di sognare, poiché l’Italia prometteva la ripresa, il miracolo, la promessa di un futuro migliore. La periferia costruita negli ultimi 30 anni fu da subito fucina di malessere e di malaffare, nata probabilmente da un pensiero meno nobile, meno lungimirante e più legato al materialismo della politica dell'epoca. Catanzaro capiva che quelle scelte un giorno si sarebbero ritorte contro, perché cominciò subito a pagare una tassa quotidiana altissima. Venne meno la serenità del vivere in una comunità, si cominciarono a chiudere le porte di casa acquistando serrature più resistenti e catenacci opprimenti. Le giovani generazioni crescevano schivando con fatica gli sguardi del compagno di scuola che aveva fatto la scelta sbagliata, si perdeva con il tempo la speranza e la voglia di rimanere nel proprio territorio, maturava forte la convinzione di voler partire per non tornare più, quasi maledicendo la propria terra, la propria città, la propria casa, quel luogo dove risiedevano le persone più care. È stato sempre un crescendo di negatività quello che erano i ladruncoli di turno che ti faceva perdere il sonno perché la notte rubavano la macchina di tuo padre che al mattino non poteva andare a lavoro, successivamente  diventarono  spacciatori, non troppo tardi alzarono il livello di spregiudicatezza diventando assassini del figlio dell'uomo che doveva recarsi a lavoro. La criminalità nella città di Catanzaro è stata sempre sottovalutata e mai paragonata ad una associazione mafiosa di stampo criminale, anche se da sempre appartenente alle solite famiglie, questa doveva essere una prima valutazione da fare verso la risoluzione del problema e successivamente provando ad allontanare quei soggetti pericolosi e già attenzionati dalle forze dell'ordine, dal comune usato come luogo di residenza e di malaffare. Questo avrebbe potuto disgregare, disincentivare l'associazione criminosa che si era già formata. Invece è stata alimentata inserendo altri soggetti già pronti a fare peggio, costruendo con il tempo una periferia sempre più grande e sempre più emarginata. Purtroppo per qualcuno è troppo tardi, gli occhi di qualche genitore si sono bagnati già troppe volte. Massimiliano Citriniti, vittima di quel degrado sociale stratificatosi negli anni, ci ha lasciato troppo in fretta, con il sorriso sempre impresso sul volto affrontava quella vita di periferia, pieno di sogni e di ambizioni. L'università, la famiglia,  gli amici, i progetti presenti e futuri tutto è così lontano e così vicino nella mente giovane di chi sogna ad occhi aperti e di chi ha voglia di camminare energicamente a passo svelto nella vita. Oggi però siamo ancora in tempo, "non è mai troppo tardi", si può, si deve ridare speranza, attraverso scelte più oculate più responsabili, lavorando duramente ognuno di noi per quello che ci compete. Bisogna saper dare risposte immediate e future per far si che il sacrificio di chi perde la propria vita a soli 23 anni non sia vanificato e che la grande massa di popolazione che nel febbraio del 2009 era presente per dare l'ultimo saluto a Massimiliano Citriniti, davanti la chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, segno di una comunità unita e sana possa continuare a nutrire la speranza di crescere i propri figli in una bella città, questa volta con i margini ben definiti, puliti, che prenda i colori della primavera della natura e dei propri frutti,  sapendo andare avanti con quei sani principi e valori che hanno caratterizzato e caratterizzano ancora oggi la società della nostra città di Catanzaro. Per non dimenticare 22.02.2009 - 22.02.2018

Giuseppe Citriniti


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