
Medico di famiglia: "Ho lottato contro la paura della meningite, colpa della mala informazione"
Lunedì 06 Marzo 2017 09:18 di Redazione WebOggi.it
Quest’anno ho dovuto combattere contro la meningite, anzi contro la paura della meningite creata tra i miei assistiti dai media e dalla RAI che con i loro “bollettini di guerra” quasi quotidiani hanno dato la contabilità dei decessi per meningite, perché di meningite in trent’anni di professione di medico di famiglia per fortuna non ne ho vista nessuna. Ho dovuto rispondere quotidianamente a decine di telefonate di assistiti allarmati sul da farsi e a poco sono valsi i volantini esplicativi e gli avvisi appesi nelle bacheche della sala di attesa perché inesorabilmente all’inizio o alla fine di buona parte delle visite arrivava inesorabile il quesito sul da farsi in merito alla meningite. A poco è valso il comunicato che il 3 gennaio 2017 il Ministero della Salute ha fatto, con grave ritardo, per dire che : A) non siamo in presenza di nessuna epidemia perché nel 2015 ci sono stati più casi di meningite del 2016, B) non c’è nessun piano di vaccinazione di massa ma si devono seguire le normali scadenze vaccinali già in corso, C) è prevista la sola profilassi antibiotica per chi è stato in contatto indiretto con i casi di meningite, D) la vaccinazione per i familiari e i contatti diretti con i casi di meningite. La puntualizzazione del Ministero della Salute si è reso necessario perché l’allarme creato da questo modo di fare informazione ha allarmato oltremodo i cittadini che hanno preso d’assalto i centri vaccinali oltre che gli studi dei medici di famiglia. Purtroppo i media e la RAI non sono nuovi a questo modo di fare informazione, basta pensare all’allarme creato negli anni passati con l’influenza suina, aviaria e nel 2014 quando hanno associato alcuni decessi alla campagna vaccinale antinfluenzale. Ne è seguita una drastica diminuzione della vaccinazione antinfluenzale nonostante il tempo impiegato a cercare di convincere gli assistiti sulla necessità della vaccinazione e visto che le complicanze della influenza causano ogni anno in Italia migliaia di decessi le conseguenze della mancata vaccinazione sono facilmente comprensibili. Un altro caso di informazione che ha generato allarme e danno ai cittadini è l’informazione nei casi di eventi catastrofici come nell’ultimo terremoto che ha colpito il centro Italia. La continuità e la lunghezza della rappresentazione del terremoto, praticamente senza interruzioni, in diretta, ha causato dei casi assimilabili, anche se lontanamente, alla malattia chiamata “Disturbo post-traumatico da stress” in persone predisposte. E’ stata proprio la incessante continuità della diretta senza interruzioni e la durata di più giorni a scatenare il “disturbo d’ansia” in cittadini che si sono immedesimati nella realtà delle zone terremotate tanto da viverle come in prima persona. Un caso positivo invece di attuazione da parte della RAI e dei media di modulazione dell’informazione atta a fare prevenzione di malattie è quella relativa al gioco del lotto e dell’enalotto. Chi non ricorda l’assillante informazione, di qualche anno fa, sui montepremi stratosferici dell’enalotto o le estrazioni del lotto in diretta nelle ore di maggiore ascolto. Modalità di informazione, queste, che sicuramente erano un potente fattore di slatentizzazione della malattia del gioco d’azzardo patologico. Vogliamo credere che invece l’attuale informazione defilata su questi giochi sia proprio dovuta alla programmata modulazione della informazione con lo scopo di evitare di far entrare altri cittadini nel dramma del gioco d’azzardo patologico. Un altro caso di modulazione dell’informazione positiva potrebbe essere quella di dare notizia delle morti dei giovani per incidenti stradali che sono la prima causa di morte dei nostri giovani, visto che solo dai 20 a 24 anni nel 2015 i morti per incidenti stradali sono stai 282 (dati Istat) e i feriti ben 27328, mentre i morti per meningite, di tutte le classi di età, nel 2016 sono stati 178 e nel 2015 poco oltre 200. L’informazione sulle morti per incidenti stradali dei giovani potrebbe creare un sano allarme sia tra i giovani che nelle famiglie e rappresentare un potente motivo di posa in essere dei fattori di prevenzione. Queste osservazioni sull’impatto che ha il modo di fare informazione sulla salute pubblica indicano che sarebbe necessario, fatta salva l’assoluta libertà di informazione, percorrere strade condivise tra i media, la RAI e il sistema sanitario nazionale al fine di proporre una informazione che possa concorrere alla salvaguardia della salute pubblica o almeno di fare danno il meno possibile.
Dott Nanci Giacinto medico di famiglia a Catanzaro
