
Mediass Catanzaro: "La sanità calabrese non ha bisogno di eroi"
Giovedì 19 Novembre 2020 11:28 di Redazione WebOggi.it
"Ma di una cosa semplice semplice e cioè che il suo sistema sanitario sia finanziato in modo corretto in base alla numerosità delle malattie presenti in Calabria. Infatti nei circa due milioni di abitanti calabresi ci sono ben 287.000 malati cronici in più rispetto ad altri due milioni di altri italiani. Ma nonostante questa presenza di molti malati cronici in più la Calabria è una delle regioni che riceve meno fondi pro capite per la sua sanità e non da poco tempo ma ormai da lunghi 20 anni. Il presunto deficit della sanità calabrese è dovuto quindi al fatto che avendo molti malati cronici in più ha ricevuto fondi insufficienti che non potevano quindi bastare per curare tutti. La risposta che tutti i governi hanno dato, da ormai 10 anni a questa parte, è stata l’imposizione del piano di rientro sanitario che, invece di migliorare la sua sanità la ha peggiorata. Infatti i piani di rientro hanno imposto ulteriori tagli ai fondi già insufficienti proprio per recuperare il presunto deficit avendo come effetto l’esatto contrario, perché i tagli alla sanità dei piani di rientro hanno fatto sì che i malati cronici calabresi non si potessero curare bene e il malato cronico che non si cura peggiora si complica e poi per essere curato costa molto di più ed è per questo motivo che il presunto deficit annuale sanitario calabrese dopo 10 anni di piano di rientro è quasi triplicato. E, dopo 10 anni di piano di rientro, è triplicata anche la spesa sanitaria fuori regione, arrivando alla stratosferica cifra di 329 milioni di euro, perché il malato cronico che no si può curare si complica a tal punto che poi per essere curato deve servirsi dei costosi centri di eccellenza fuori regione. Il piano di rientro ha fatto danni non solo ai malati calabresi ma a tutta la sua economia perché si deve sapere che noi calabresi oltre ai tagli alla spesa sanitaria paghiamo circa 100 milioni di euro di tasse in più proprio per ripianare il presunto deficit. Per capire cosa ciò comporta alla economia calabrese, la più disastrata dell’intera Europa, basti dire che un lavoratore con un imponibile di 20000 euro paga 406 euro anno di IRPEF in più di qualsiasi altro lavoratore Italiano e un imprenditore calabrese paga ben 10700 euro in più di altri imprenditori italiani e per l’aumento delle accise un automobilista calabrese medio paga circa 80 euro anno in più degli altri automobilisti italiani. Purtroppo c’è di più e di peggio, infatti all’inizio del piano di rientro lo “Stato italiano” ha fatto alla Calabria un prestito di 428 milioni di euro che noi calabresi stiamo restituendo con oltre 30 milioni di euro all’anno per 30 anni. Restituiremo quindi ben 928 milioni di euro ad un tasso di interesse quindi del 5,89% che rasenta, per questi tipi di prestiti, il livello di tasso usuraio che è del 6.34%. Lo “Stato Italiano” quindi non solo ci sottofinanzia ma applica ai malati calabresi “il pizzo”. Per salvare la sanità calabrese bisogna quindi modificare il criterio di riparto dei fondi sanitari alle regioni basato ancora sul calcolo della popolazione pesata e costi standard che la hanno penalizzato da un ventennio e basarlo sulla numerosità delle malattie presenti in ogni regione. Oggi sappiamo quanto costa curare ogni singola malattia ogni anno, sappiamo anche quante sono le malattie presenti in ogni regione e non è dunque difficile ripartire i fondi in base ai reali bisogni dei malati in ogni regione. E se qualcuno pensa che la situazione della sanità calabrese sia dovuta alla corruzione e alla cattiva amministrazione basta dire che dopo 10 anni di pieno di rientro nei quali la gestione della sanità calabrese è stata gestita dai ministeri dell’economia e della salute tramite i commissari al piano di rientro e tramite i commissari imposti in alcune ASP calabresi, la situazione invece di migliorare è fortemente peggiorata. I calabresi devono sapere che ogni provvedimento prima di essere pubblicato sul BUR Calabria deve essere vidimato prima dal ministero dell’economia e solo poi da quello della salute. E anche le ruberie non sono una specificità calabrese ma ad esempio basta scrivere su google “scandali sanità Lombardia” e si scopre che nei 10 anni in cui la Calabria è stata commissariata, in Lombardia ci sono stati almeno 7 grossi scandali che hanno creato danni all’erario di molto superiore al presunto deficit calabrese. Infatti il solo scandalo del San Raffaele di Milano ha creato un ammanco di un miliardo e 470 milioni di euro che però l’allora (anno 2011) governo Berlusconi ha fatto ripianare subito da quattro banche, mentre la Calabria con due miliardi e 200 milioni totali di presunto deficit era ed è rimasta fino ad oggi in piano di rientro. Due pesi e due misure. E anche se si parla di mafia ormai si può dire che essa è presente dovunque, infatti l’ultimo maxi processo alla mafia nel 2016 non si è svolto a Palermo ma a Reggio Emilia, la mafia è dovunque e dovunque va fatta la lotta per debellarla. Quanto appena scritto è certificato da:
1) i dati della maggiore prevalenza delle malattie in Calabria sono certificati da tutti gli istituti che si interessano di statistica sanitaria: ISTAT, Demoskopea, Passi d’Argento, Okkio alla salute, piattaforma nazionale Health Search-SIMG, etc….,. Questa maggiore prevalenza di malattie è stata certificata perfino in un decreto il n. 103 del 30/09/2015 dell’allora commissario al piano di rientro Scura, vidimato dai ministeri dell’economia e della salute, che fornito di specifiche tabelle ha permesso di calcolare in 287.000 malati cronici in più in Calabria;
2) i dati del sottofinanziamento della sanità calabrese sono depositati ogni anno in Parlamento alle commissioni sanità di Camera e Senato in seduta congiunta dall’istituto CREA Tor Vergata con i suoi RAPPORTI SANITA’ annuali e siamo già al XV. In alcuni rapporti ci sono delle drammatiche slide nelle quali si vede che la Calabria è nelle prime posizioni per “l’impossibilità di curarsi” e per “l’impoverimento a causa delle spese socio-sanitarie (per le cure fuori regione)”. Il sottofinanziamento della sanita’ calabrese e del sud in genere è stata evidenziata in un drammatico appello dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici già nel 2016 nel quale si denunciava il fatto che “a causa dell’ultra quinquennale definanziamento della sanità specialmente al sud …… qui si fa meno prevenzione e si muore prima”. Infatti in Calabria dopo 10 anni di piano di rientro si muore prima a parità di malattia e l’aspettativa di vita invece di aumentare è diminuita;
3) la necessità della modifica dell’attuale modalità di riparto dei fondi sanitari alle regioni è stato denunciato perfino dal ministro della salute Fazio che nel lontano primo di aprile del 2011 solennemente in un comizio a Napoli diceva: “ Entro due anni potremo ripartire il fondo sanitario alle regioni in base al criterio della prevalenza delle malattie e non più rispetto al parametro dell’età che penalizza regioni come la Campania (leggi anche Calabria) che ha un indice di vecchiaia più basso”, e dall’attuale segretario del PD Zingaretti che in qualità di governatore del Lazio alla fine della Conferenza Stato-Regioni (che è l’organo che fa il riparto dei fondi sanitari alle regioni) di qualche anno fa ha dichiarato: “continueremo a far valere le nostre ragioni e richieste per evitare che nel riparto dei fondi sia determinate come criterio il censimento demografico dell’Istat che di fatto non corrisponde alla realtà e che rappresenta una questione aperta”. Ed infine è validato da un “esperimento” fatto dalla Conferenza Stato-Regioni che nel riparto dei fondi del 2017 per come ha dichiarato il suo presidente Bonaccini “è molto importante che questa ripartizione abbia consentito di avviare un primo passo verso la revisione dei criteri ……dando un primo segnale concreto all’indice di deprivazione per quelle regioni…….(leggi Calabria e in genere il sud)”. Questa parziale modifica ha fatto sì che la Calabria nel 2017 ha avuto per la sanità ben 29 milioni di euro in più rispetto al 2016 e tutte le regioni del sud ben 408.000 milioni in più. Ne consegue che se l’esperimento non fosse stato parziale, ma intero, la cifra di 29 milioni si sarebbe dovuta moltiplicare almeno per tre e se a questa cifra si aggiungono i 100 milioni di euro di tasse in più che i calabresi pagano e i 30 milioni della rata usuraia del prestito, il tutto ogni anno da ormai 10 anni, si capisce quanti finanziamenti sono stati sottratti per le cure dei malati calabresi. Sono questi i motivi per cui per la sanità calabrese non c’è bisogno di eroi ma semplicemente l’intelligenza di finanziare i bisogni dei malati in base alle loro quantificabili esigenze. Forse Gino Strada proprio perché visto come un “eroe” per quello che ha fatto potrebbe, lui sì, avere il coraggio di fare questa battaglia di cui tutti sono a conoscenza".
Associazione MEDIASS medici di famiglia a Catanzaro
