
Mediass Catanzaro: "I bisogni dei malati calabresi da sempre assoggettati agli interessi dei partiti"
Giovedì 12 Novembre 2020 13:00 di Redazione WebOggi.it
"E ci risiamo. Il ministro della salute on. Speranza ha rinnovato sia il decreto Calabria che il piano di rientro conferendo al suo commissario poteri “dittatoriali” pur sapendo egli che il vero problema della sanità calabrese è stato, da almeno 20 anni a questa parte, ed è tuttora il suo grave sottofinanziamento con l’aggravante che in Calabria, per come ha certificato anche il suo ministero insieme a quello dell’economia, vidimando il dca n. 103 dell’ex commissario al piano di rientro Scura già nel lontano 30/09/2015, nel quale lo stesso quantificava con tanto di tabelle in 287.000 malati cronici in più nei due milioni di abitanti calabresi rispetto ad altri due milioni di altri italiani. Il ministro Speranza li ha prorogati pur sapendo che per risolvere il problema della sanità calabrese, ma di molte altre regioni meridionali, si dovrebbe modificare il criterio di riparto dei fondi sanitari finanziando in base alla numerosità delle malattie nelle varie regioni cioè più fondi dove ci sono più malattie e non meno come è adesso. Il ministro sa che questo si sarebbe dovuto fare già da moltissimo tempo e che il suo ministero ha già predisposto un progetto di legge che basa il riparto dei fondi sanitari alle regioni sui “dati sanitari” e non più su quello dell’età. Il progetto è attualmente bloccato dal garante della privacy. Allora perché il ministro Speranza ha prorogato piano di rientro, commissariamento e decreto Calabria?. Lo ha fatto per non dare ai suoi avversati politici, al governo della Calabria, la gestione della sanità prima delle imminenti elezioni regionali. Ovviamente in questa decisione il ministro Speranza è stato sostenuto da uno dei maggiori partiti del governo il PD il cui segretario Zingaretti in qualità, però, di governatore del Lazio uscendo qualche anno fa dalla Conferenza Stato-Regioni, che è l’istituto che ripartisce i fondi sanitari alle regioni, ebbe a dire “continueremo a far valere le nostre ragioni e richieste per evitare che nel riparto dei fondi sia determinate come criterio il censimento demografico dell’Istat che di fatto non corrisponde alla realtà e che rappresenta una questione aperta”. Comunque il ministro Speranza nel piegare i bisogni dei malati calabresi a fini partitici è solo l’ultimo di una lunga lista. Infatti nel 2018, quando scadeva il mandato di Scura, il primo governo Conte sostenuto dalla Lega e dai 5 Stelle aveva fatto la stessa cosa nominando Cotticelli al posto di Scura ed emanando, in pompa magna con un consiglio dei ministri tenuto in Calabria, il primo decreto Calabria, decreto che tra le altre cose paradossalmente limitava le assunzioni in sanità in Calabria e li favoriva in Lombardia e nelle altre regioni amministrate dalla Lega. Lega e 5 Stelle hanno fatto nel 2018 ciò che adesso ha fatto il ministro Speranza pur avendo i 5 Stelle presentato nel marzo 2017 un disegno di legge n. 4348 che chiedeva: 1) la chiusura del piano di rientro, 2) licenziamento del commissariamento, 3) modifica del riparto dei fondi delle sanità regionali in base alla numerosità delle malattie chiedendo perfino la retroattività e quindi il reintegro delle quote negate negli anni precedenti. Lega e 5 Stelle il 2018 hanno fatto come il ministro Speranza adesso perché allora governatore della Calabria era l’avversario politico Oliverio del PD che era all’opposizione e che aveva chiesto di diventare anche commissario al piano di rientro. Ma ancora peggio ha fatto il governo Berlusconi e il suo ministro della salute Fazio agli inizi del piano di rientro quando hanno nominato l’allora governatore della Calabria Scopelliti anche commissario del piano di rientro sanitario calabrese nonostante che il primo di aprile del 2011 l’allora ministro della salute Fazio in un comizio a Napoli ha solennemente detto “Entro due anni potremo ripartire il fondo sanitario alle regioni in base al criterio della prevalenza delle malattie e non più rispetto al parametro dell’età che penalizza regioni come la Campania (leggi anche Calabria) che ha un indice di vecchiaia più basso”. Il governo Berlusconi-Fazio ha cioè fatto, per interessi di partito, l’esatto contrario di quanto detto e di quanto necessitava allora come adesso la sanità calabrese. Ma ad assoggettare i bisogni dei malati calabresi non sono stati soltanto i ministri della salute ma anche quelli dell’economia visto che ogni decreto calabrese prima di essere pubblicato viene firmato prima da questo ministero e solo dopo da quello della salute. I ministri dell’economia hanno in tutti questi anni massacrato non solo i bisogni dei malati calabresi ma l’intera economia della Calabria perché all’inizio del piano di rientro è stato imposto alla Calabria un prestito di 428 milioni di euro per risanare il presunto deficit sanitario che noi calabresi stiamo restituendo con più di 30 milioni di euro all’anno per ben 30 anni con tasso di interesse al 5,89% tasso al limite di quello di usura che è al 6,34%, per cui dopo 30 anni restituiremo allo Stato ben 928 milioni di euro. Ma c’è purtroppo molto di più, infatti noi calabresi ci paghiamo la nostra sanità perché da ormai 10 anni versiamo ben 100 milioni di euro di tasse e accise in più degli altri italiani sempre per il risanamento del presunto deficit sanitario. Quanto fin qui affermato è validato da un “esperimento” fatto dalla Conferenza Stato-Regioni che nel riparto dei fondi del 2017 per come ha dichiarato il suo presidente Bonaccini “è molto importante che questa ripartizione abbia consentito di avviare un primo passo verso la revisione dei criteri ……dando un primo segnale concreto all’indice di deprivazione per quelle regioni…….(leggi Calabria e in genere il sud)”. Questa parziale modifica ha fatto si che la Calabria nel 2017 ha avuto per la sanità ben 29 milioni di euro in più rispetto al 2016 e tutte le regioni del sud ben 408.000 milioni in più. Ne consegue che se l’esperimento non fosse stato parziale, ma intero, la cifra di 29 milioni si sarebbe dovuta moltiplicare almeno per tre e se a questa cifra si aggiungono i 100 milioni di euro di tasse in più che i calabresi pagano e i 30 milioni della rata usuraia del prestito, il tutto ogni anno da ormai 10 anni, si capisce quanti finanziamenti sono stati sottratti per le cure dei malati calabresi. Questo parziale esperimento fatto nel 2017 è stato solo parziale e non più ne ripetuto ne ampliato perché nella Conferenza Stato-Regioni dove vi è “l’usanza” della unanimità sono state e sono le regioni del centro nord, che ricevono più fondi, ad opporsi ad un riparto più rispondente ai bisogni reali dei malati. E siccome le regioni del centro nord sono amministrate in gran parte dalla Lega noi ci sentiamo di suggerire al governatore leghista della Calabria Spirlì, che se vuole davvero fare qualcosa per i malati calabresi, deve andare alla riunione della Conferenza Stato-Regioni che si terrà a fine 2020 e votare contro l’attuale riparto che penalizza la Calabria per arrivare finalmente a quel riparto fatto in base alla numerosità delle malattie. Per fare questo ovviamente dovrebbe convincere il suo segretario Salvini e i suoi colleghi governatori leghisti a votare insieme lui e così dimostrerebbe che, per la prima volta si antepongono gli interessi dei malati a quelli dei partiti. E infine: Piano di rientro, commissariamento, decreto Calabria, prestito usuraio, aumento delle tasse sono le vere cause del perché la Calabria è zona rossa per l’emergenza covid. Infatti la Calabria si trova in zona rossa covid pur avendo sempre avuto la più bassa percentuale di contagiati rispetto alla popolazione, quattro volte in meno della media italiana e ben sei volte in meno della Liguria che è in zona gialla. La Calabria è in zona rossa a causa dei bassi indicatori di “resilienza” cioè degli indicatori “strutturali” che fanno della Calabria una zona rossa non solo in questo momento di pandemia ma anche in tempi normali. L’essere in zona “rossa” anche in periodi non covid è certificato dal XII rapporto sanità presentato (come ogni anno) dall’Istituto CREA Tor Vergata alle commissioni sanità di Camera e Senato in seduta congiunta, che nella tavola n. 9 già nel lontano 2012 pone la Calabria ai primi posti per “quota di popolazione che evita di curarsi per motivi economici”, e che, tavola n. 10 “che si impoverisce a causa delle spese socio-sanitarie”, e tavola n. 11 “che è soggetta a spese socio-sanitarie catastrofiche”, per le cure fuori regione, cure fuori regione che dopo 10 anni di piano di rientro sono quasi triplicate raggiungendo i 329 milioni di euro. Ciò avviene perché a causa del sotto finanziamento e delle restrizioni del piano di rientro il malato cronico che non si può curare peggiora si complica e poi per essere curato deve recarsi nei costosi centri di eccellenza del nord e comunque per curarsi anche in Calabria costa di più ed è per questo che dopo 10 anni di piano di rientro anche il presunto deficit sanitario è anch’esso quasi triplicato raggiungendo i 160 milioni di euro. Potrà pure arrivare Gino Strada a gestire la sanità calabrese ma se non si modificano i criteri di riparto dei fondi sanitari alle regioni la Calabria resterà sempre zona rossa anche dopo il covid".
Associazione MEDIASS medici di famiglia a Catanzaro Battaglia Annibale, Bianco Rosa, Fabiano Ester, Greco Antonietta, Muscolo Andrea, Nanci Giacinto, Rossi Carmelo.
